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ATTO PRIMO

La scena rappresenta l'estremità d'una delle gallerie laterali del monastero di S. Giacomo. Suona l'Ave Maria.

SCENA PRIMA
I frati traversano la galleria, vengono dietro Baldassarre e Fernando.

CORO
Bell'alba foriera
d'un sole novello,
la nostra preghiera
comincia per te.
Del padre, del duce
sia il viver più bello,
sia sparso di luce
chi lieti ne fe'.
(Compagni a lui l'onor, a lui la gloria.)

tutti entrano meno Baldassarre e Fernando


SCENA SECONDA
Baldassare e Fernando.

BALDASSARRE
Quegli accenti odi tu, Fernando?

FERNANDO
Io l'odo.

BALDASSARRE
Felici son per me, ma tu nol sei?
Non più ami tu il padre!

FERNANDO
Ah ciel! Che parli!
Di questa terra eletto
a reggitor, pel nostro moderato impero
beata la rendesti, io pur contento
m'era al tuo fianco, ma...

BALDASSARRE
Parla, finisci.

FERNANDO
Un novello m'assalse
dolce desio, che di spiegar non oso;
corsi al tempio, alla prece apersi il core
a gloria ed a virtù, ma il vinse amore.

Una vergine, un angiol di Dio
presso all'ara pregava con me,
una speme, una gioia, un desio,
un terrore quest'anima empié.

Ah, mio padre! Rapíami la bella,
fin l'estrema virtude del cor.
Chiedo al cielo conforto, ma quella,
solo quella mi è innante tuttor.

Da quel giorno che insiem le soavi
aure grate con essa spirò,
queste mura a Fernando son gravi
un destin più ridente sognò.

De' miei mali nell'atra procella
un'aita ricerca il mio cor,
ed al cielo mi volgo, ma quella,
solo quella m'è innante tuttor.

BALDASSARRE
E sia vero?... Son desto o vaneggio?
Tu d'onore, tu simbol di fé.
Che, me spento, sull'alto mio seggio
déi sederti e regnare per me!

FERNANDO
Padre, io l'amo!

BALDASSARRE
Deh! taci... oh dolor!
Non sai tu che d'un giusto al cospetto
de' superbi l'orgoglio svanì?
Non sai tu che il furor del mio petto
tutta Iberia, riscosse, atterrì?

FERNANDO
Padre, io l'amo!...

BALDASSARRE
Ah, sventura! Non sai
de' mortali a che tragge l'amor!
Ma rispondi: chi è dessa, la bella
che sì facil trionfa di te?
La sua patria, i congiunti, favella,
il suo nome, il suo rango, qual è?

FERNANDO
Io l'ignoro, nol chiesi mai.
Padre, io l'amo!

BALDASSARRE
Deh! taci... oh terror!
Vanne, dunque, frenetico, insano,
lungi reca l'errante tuo piè;
che del Nume la vindice mano
non ricada tremenda su te!

FERNANDO
Cara luce, soave conforto,
deh, tu veglia propizia su me!
Tu mi salva! tu guidami al porto;
tu sorreggi l'errante mio piè!

BALDASSARRE
afferra la mano di Fernando che avviasi per partire, gli dice con emozione
La perfidia, il tradimento
te, mio figlio, assalirà;
sia tua vita un rio tormento
il dolor con te vivrà.
Forse in grembo al flutto infido
un sospiro udrassi un dì:
sia del naufrago, che il lido
va cercando che fuggì.

FERNANDO
Padre, ti lascio.

BALDASSARRE
E che!

FERNANDO
in ginocchio
Mi benedici

BALDASSARRE
Ohimé!

Fernando esce per la sinistra, tende le braccia a Baldassarre che volge la testa asciugandosi una lagrima e s'allontana.

Ameno sito sulla riva dell'isola di Leone.



SCENA TERZA
Ines e donzelle spagnuole.

CORO
Bei raggi lucenti,
dell'aure beate,
il suolo smaltato
di candidi fior:
di gioie ridenti
fragranza qui spira,
ognor qui s'aggira
la pace, l'amor.

INES
Un genio divino
ci veglia, ci guida,
propizio ne affida
d'un genio il favor.
Al lieto destino
risponda il contento,
ad esso l'accento
sia sacro del cor.

Silenzio !
Puro è il mar, sereno l'aere,
il battel già qui s'avanza,
lo dirige la speranza.
Silenzio!

Un coro di donzelle si avvicina alla sponda e guarda da lungi.

CORO
Dolce zeffiro, il seconda,
lieve spira in sulla vela,
finché il tragga a questa sponda
l'amoroso suo destin:
ed al giunger tuo disvela
questo suolo a far più grato
il sospiro profumato
degli aranci e gelsomin.


SCENA QUARTA
Fernando giunge su di una barca, avendo un velo agli occhi, che gli vien tolto dalle donzelle.

FERNANDO
alla donzella che gli dà la mano
Messaggera gentil, ninfa discreta,
che ognora su queste sponde
il mio venir proteggi, e il mio ritorno,
a che non odo di tua voce il suono?
Ma taciturna sempre! Ah, ti scongiuro!
La tua donna, la mia, persiste ancora
il suo rango a celarmi, il nome? Ah parla!
Chi è dessa?

INES
Vano è il domandar...

FERNANDO
L'arcano
è dunque sì tremendo?

INES
Assai più che nol credi.
vede venir Leonora
Ella vêr noi s'avanza, a lei lo chiedi!

Leonora inoltrasi, e fa segno alle altre di ritirarsi.


SCENA QUINTA
Fernando e Leonora.

LEONORA
Ah mio bene, un Dio t'invia,
vieni, ah vien, ch'io viva in te!
Tu sei gioia all'alma mia,
terra e ciel tu sei per me.

FERNANDO
Lungi da un padre amato,
per te solcata ho l'onda.

LEONORA
Ma da quel dì beato
veglia un pensier su te,
e vêr l'amica sponda
ei ti conduce a me.

FERNANDO
Felice io son?

LEONORA
Più misero
forse di te alcun v'è.

FERNANDO
Per pietade a me disvela
qual periglio qui si cela!
Pel tuo cor, s'è mio l'impero,
vo' la morte ad incontrar.

LEONORA
Ah! che il fato è ognor severo!

FERNANDO
Chi sei tu?

LEONORA
Nol domandar.

FERNANDO
Tacerò, ma pria rispondi
se possente è in te l'amor.
Tuo destin col mio confondi,
sposo tuo mi stringi al cor.

LEONORA
Il vorria... nol posso!

FERNANDO
Oh, smania!
Che mai sento! Oh, mio terror!
Cruda mia sorte orribile
misero appien mi fe'!

LEONORA
Omai d'un nume vindice
piombò la man su me.
Un dì sul mio disegno
lieto sorrise amor,
e in queste cifre un pegno
potea donarti il cor.

FERNANDO
Ebben?

LEONORA
Non hai tu detto
più fiate a me, che onor
entro il tuo petto alberga
primier?

FERNANDO
Lo dissi.

LEONORA
In questo
mostrandogli una carta
certo ti rendo l'avvenir, ma devi
tu qui giurarmi in pria...

FERNANDO
E che?

LEONORA
Fuggirmi...

FERNANDO
Ah, mai!

LEONORA
Vanne e m'oblia!

FERNANDO e LEONORA
Ch'io debba lasciarti
possibil non è...
mi è vita l'amarti,
se' tutto per me.

Pria freddo il cor mio
per morte sarà,
ma dirti l'addio,
ah, mai non potrà.

Compiangermi ognora
il mondo mi de',
ma un vil, chi t'adora,
mel credi non è.

Deh, vanne, deh, parti!
Deh, fuggi da me!
M'è gioia l'amarti,
delitto è per te.

Ah, freddo il cor mio
per morte sarà!
Nel dirti l'addio!
Ma dirtel dovrà.

Compiangere ognora,
il mondo ti de'.
Ma indarno s'implora
pietade di me.


SCENA SESTA
Ines accorrendo tutta tremante e detti.

INES
Ah! Leonora, il re.

LEONORA
Che sento!
Giusti numi!

FERNANDO
sorpreso
Il re !

LEONORA
Oh, spavento!
ad Ines
Io ti seguo.
poi a Fernando dandogli la carta che aveagli mostrato dapprima
Prendi e va':
fuggi.

FERNANDO
Ah! mai.

LEONORA
Gran Dio! Pietà.

Leonora getta a Fernando un ultimo sguardo, poi parte precipitosamente.


SCENA SETTIMA
Fernando che ha ritenuto Ines che era per seguir Leonora.

FERNANDO
E l'uom, che la desia,
è il re?

INES
Sì, è Alfonso, ah, taci.

FERNANDO
È sciolto il velo.
La sua cuna, il suo rango
l'avvicinano al soglio.
Ed io... chi sono?... Sventurato, oscuro,
senza gloria.

INES
Deh! taci.
ella fa segno di tacersi e parte

FERNANDO
Io non mertava
il suo amore, il suo cor.
riguarda la carta datagli da Leonora
Gran Dio! che degno
io ne divenga or vuol... sì, questo rango,
questo titol, e quest'onor sublime!
Or ecco, un solo istante.
Capitano, guerrier, mi scorge, e amante.

Sì, che un tuo solo accento
la voce egli è d'un Dio,
l'amor che in petto io sento,
accende in me il valor.
Ho dolce in cor la speme,
se il tuo campion son io,
che noi vivremo insieme
beati dell'amor.

Ti lascio, o suol diletto cui noto è il mio destin.
Tornare a te prometto cinto d'alloro il crin.



ATTO SECONDO
Galleria dalla quale vedonsi i giardini.

SCENA PRIMA
Alfonso e Don Gasparo.

ALFONSO
Giardini d'Alcazar, de' mauri regi
care delizie, oh, quanto
alla vostr'ombra riandar m'è grato
i dolci sogni dell'amore,
onde s'inebria il cor.

GASPARO
Del vinto il tetto
è premio al vincitor, per te la fede
trionfa, e Ismael fugge e paventa.

ALFONSO
Sì, di Marocco i regi
e di Granata insiem, vider la luna
a Tariffa crollar.

GASPARO
Fu la tua gloria,
signor.

ALFONSO
Fu mia? Non mai.
Fu Fernando, fu quel garzon valente,
che un giorno sol fe' noto,
che rannodò l'armata
salvando il suo signor. Ogg'io l'attendo
a Siviglia e innanzi a tutti
il suo valore d'onorar desio.

GASPARO
Della tua sposa or giunse
sdegnoso il genitor.

ALFONSO
con impazienza
Alcun gli fea
già chiaro il mio pensiero.

Don Gasparo a cui don Alfonso fa cenno di uscire, s'inchina con rispetto e parte.

SCENA SECONDA
Alfonso solo.

ALFONSO
seguendo con lo sguardo Don Gasparo
Ma de' malvagi invan sul capo mio
sventure impreca invida rabbia, invano
contro il mio amor congiurano; di tutti
l'inique trame io scerno.
Per te, mia vita, affronterei l'averno.

Vien, Leonora, a' piedi tuoi
serto e soglio il cor ti pone.
Ah! se amare il re tu puoi,
mai del don si pentirà,
lo splendor delle corone
cede innanzi alla beltà.

De' nemici tuoi lo sdegno
disfidar saprò per te;
se a te cessi e l'alma e il regno,
io per gli altri ancor son re.

De' miei dì compagna io voglio
farti, o bella, innanzi al ciel,
al mio fianco unita in soglio,
al mio fianco nell'avel.
movendo incontro a Don Gasparo, che ritorna, e col quale s'intrattiene
Per la festa previen tutta mia corte.

SCENA TERZA
Leonora discorrendo a voce bassa con Ines, Alfonso e Don Gasparo.

LEONORA
Ebben, così si narra!

INES
Ei prode vincitor.

LEONORA
Egli è Fernando!
A lui la gloria!...
O cielo! a me l'infamia! .
fa cenno ad Ines di ritirarsi e il re s'avvicina a Leonora

ALFONSO
Ah, Leonora, il guardo
perché mesta inclinar?

LEONORA
Lieta tu credi
sia la tua donna teco!... il cor non vedi!
Quando le soglie paterne varcai
debol fanciulla, delusa nel cor,
giunta qui teco, divider sperai
il talamo, offerto di sposa all'amor.

ALFONSO
sommessamente
Taci.

LEONORA
Sì, Alfonso, me traviata, avvilita
m'hai tolto il padre, I'onore, la fé,
tacita e sola, da tutti schernita
tra l'ombre ascosa, la bella è del re.

ALFONSO
In questo suol a lusingar tua cura
regna il piacer, la via sparsa è di fior.
Se intorno a te più bella appar natura,
ahi, donde avvien che tanto è il tuo dolor?

LEONORA
In questo suol s'ammanta la sventura
di gemme, d'oro, e di leggiadri fior,
ma vede il cielo la mortal mia cura;
se ride il labbro, disperato è il cor.

ALFONSO
Ma di tue doglie la cagion primiera?

LEONORA
Ah! taci... indarno tu la chiedi a me,
soffri che lungi da tua corte io pera.

ALFONSO
A ogni uomo è noto l'amor mio per te.
Alfin vedrai, se questo cor t'adora.

LEONORA
È vil Leonora, troppo grande è il re.

ALFONSO
(Ah! l'alto amor che nutro in petto
in lei diviene sterile affetto,
non v'ha destin del suo miglior,
pur grave, oh Dio! le pesa in cor.)

LEONORA
(Ah! l'alto amor che nutro in petto
in me divien soave affetto
ma splende invan, come fulgor,
di tomba, oh Dio, nel muto orror.)

Entrano in questo momento dame, cavalieri, paggi, soldati.

ALFONSO
Poni tregua al martir, siedi regina
della festa che amore a te destina.


SCENA QUARTA
Don Gasparo e detti.

GASPARO
Ah! Sire!

ALFONSO
Che mai fu?

GASPARO
sommessamente
Tua fede intera
al suddito fedele ognor negasti:
ebben, lei che colmasti
di fortuna e di gloria, il suo sovrano
nel segreto tradìa.

ALFONSO
Menti.

GASPARO
Uno schiavo
questo foglio recato avea per essa
ad Ines...
Alfonso legge
il labbro mio non mente.

ALFONSO
allontanando d'un gesto Don Gasparo
No, possibil non è.
volgendosi poi a Leonora
Chi scriverti osa,
e parlarti d'amor?

LEONORA
riconoscendo il carattere
Ah! l'uom che adoro!

ALFONSO
Oh, tradimento! il nome?

LEONORA
Ah! pria la morte
che appagar tal desío.

ALFONSO
Forse i tormenti l'otterranno.

LEONORA
Oh! sire!


SCENA QUINTA
I suddetti. Baldassarre penetra improvvisamente nella galleria seguito da monaci che recano una pergamena. Al suo apparire si manifesta in tutti una grande agitazione.

ALFONSO
Qual tumulto! chi ardisce
inoltrar?

BALDASSARRE
Io son quello, io son che vengo
le tue colpe a impedir.

ALFONSO
Veglio! che parli!

BALDASSARRE
Re di Castiglia, Alfonso, io qui reclamo
in faccia al ciel giustizia.
Ove al dover t'opponi, in questa terra
rivi di sangue scorreran fra poco.

ALFONSO
Rispetto io deggio
della mia sposa al genitor, ma oblio
te mai non prenda che il tuo re son'io.

BALDASSARRE
Tu per la scaltra ed abietta
che del tuo amor s'ammanta, a vil ripudio
dannar vuoi la mia prole?

ALFONSO
Io sì, lo voglio.

TUTTI
Oh cielo!

ALFONSO
È sacro il mio voler; la fronte
ornar della corona
d'altra donna mi piace, e sia qualunque
questa regal mia cura,
giudice all'opre, il re son'io.

BALDASSARRE
Sventura!

Paventa del furor
d'un Dio vendicator.
Su' rei terribil scende
e scudo egli è al tapin:
tu le procelle orrende
affronti, sconsigliato;
ma già l'estremo fato
minaccia il tuo destin.

LEONORE
Io fremo dal terror,
e sovra il mesto cor
l'ira terribil scende
del crudo mio destin.
Tra le procelle orrende
agghiaccia il cor turbato,
e vedo estremo fato
sorger d'appresso alfin.

ALFONSO
Agli atti ed al furor,
che gli arde in mezzo al cor,
fiero il rimorso scende
entro il mio petto alfin:
ma le procelle orrende
non mi vedran cangiato.
Tu trema, sconsigliato,
sul nero tuo destin.

GASPARO e CORO
Io fremo dal terror,
e sovra il mesto cor,
l'ira terribil scende
del barbaro destin.
Tra le procelle orrende
agghiaccia il cor turbato,
e vede estremo fato
sorger d'appresso alfin.

BALDASSARRE
Voi tutti che mi udite,
la coppia rea fuggite,
questa perversa femmina
ha maledetto il ciel.

LEONORA
Oh Dio!

ALFONSO
Leonora! ahi, misera!

LEONORA
M'inghiotta omai l'avel.

CORO
Che mai parlò del ciel!

ALFONSO
E con quai dritti!...

BALDASSARRE
In nome
del pastor sommo, maledetti entrambi,
se doman gl'iniqui e stolti
non sian per sempre separati e sciolti.

ALFONSO
(Ah! che diss'egli? Quel labbro insensato
di rovesciare il mio trono ha tentato;
il petto m'arde tremendo di sdegno;
pur la vendetta non scende del re!
Ah! pria ch'io ceda, perisca il mio regno,
lo scettro, il brando, s'infranga con me.)

LEONORA
(Ah! che diss'egli? Quel petto infiammato
me dalla terra, dal cielo ha scacciato;
muta quest'alma non nutre un disegno,
né la vendetta reclama del re:
amor, vergogna m'invade e disdegno,
morte, deh, scendi propizia su me.)

BALDASSARRE
togliendo una pergamena dalle mani dello scudiero
Lo stemma è questo
del sommo pastor.

Sì, che d'un nume terribile, irato,
difende il braccio d'inerme oltraggiato;
Alfonso, trema, vedrassi nel regno
arder di guerra la face per te;
sacro all'infamia, de' popoli a sdegno,
ricada il sangue, sull'empia, sul re.

GASPARO e CORO
(Ah! che diss'egli? Quel labbro infiammato
face di guerra qui in mezzo ha gittato:
il petto gli arde tremendo di sdegno,
pur la vendetta non scende del re;
sia quest'infame bandita dal regno;
sia maledetto chi asilo le diè!)

INES e CORO di DONNE
(Ah! che diss'egli? Quel labbro infiammato
face di guerra qui in mezzo ha gittato:
il petto gli arde tremendo di sdegno,
pur la vendetta non scende del re;
d'amor le gioie, la speme d'un regno,
donna infelice, già tutto perdé.)

Leonora fugge smarrita celandosi il volto fra le mani.

ATTO TERZO

Gran sala.

SCENA PRIMA
Fernando solo, entrando.

FERNANDO
A lei son presso alfin; partiva ignoto
e riedo vincitor; mentre in sua corte
m'appella il re, d'amor più che d'orgoglio
mi freme in petto il cor: colei che adoro
quivi soggiorna,
a conoscerla alfin l'alma ritorna.
Il re!
avvicinandosi il re, si ritira modestamente


SCENA SECONDA
Alfonso entra pensieroso. Don Gasparo lo segue. Fernando in disparte.

GASPARO
Qual fora di quell'empio il fato?

ALFONSO
senza badargli, favellando tra sé
Ceder dunque dovrò
d'un veglio alle minacce?

GASPARO
Ma il re giustizia
a sé ricusa?

ALFONSO
Leonora inoltri.
Ines, complice sua, prigion rattieni.
Don Gasparo parte
Sei tu
s'avvede di Fernando
mio nume tutelar; ti deve
la sua salvezza il re.

FERNANDO
Contento appieno
mi fe' l'onor.

ALFONSO
De' tuoi sudori, o prode,
tu stesso, il vo', la ricompensa or chiedi.
All'accento del re t'affida e credi.

FERNANDO
Sire, soldato misero
per nobil dama amor m'accende il petto,
e i miei trionfi io deggio
la mia gloria al suo amor. Questa ti chieggo.

ALFONSO
Sia tua, la noma.

Fernando
Ella, signor, s'appella!...
La vedi la più bella!
scorge Leonora che s'inoltra

ALFONSO
stupefatto
Leonora!


SCENA TERZA
Leonora e detti.

LEONORA
sorpresa alla vista di Fernando
Oh ciel, l'amante!
Rea comparirgli innante!

ALFONSO
Ei del suo cor la brama,
ch'ei t'ama, or mi svelò.

LEONORA
(Quel guardo m'agghiacciò!)

ALFONSO
(Potria piombar su te,
poiché il tacer ti alletta,
la collera del re
con l'alta sua vendetta...)
Fernando a te la mano
desia di sposo offrir.

LEONORA
Oh, che di' tu?

ALFONSO
Il sovrano
l'accorda al suo desir.

LEONORA e FERNANDO
Cielo !

ALFONSO
Tu dei partir.
A tanto amor, Leonora, il tuo risponda,
quand'ei felice non vivrà che in te
dolce la speme del suo cor seconda,
ch'ei mai non debba maledir tua fé!

LEONORA e FERNANDO
Se inganno è questo, o sogno, a me s'asconda
luce, che il vero rischiarar mi de'!

ALFONSO
Entro un'ora il sacro rito
sia compito.

FERNANDO
Oh, mio signor
a' tuoi piè col sangue mio
or vogl'io donarti il cor.

ALFONSO
E il tuo giuro?... ei sia serbato.
piano a Leonora
Se ingannato io fui da te,
vendicarsi appien sa il re.
Alfonso parte conducendo Fernando


SCENA QUARTA
Leonora sola, cadendo sopra un sofà.

LEONORA
Dunque fia vero, oh ciel! desso... Fernando!
Lo sposo di Leonora!
Tutto mel dice, e dubbia è l'alma ancora
all'inattesa gioia? Oh Dio! sposarlo?
Oh, mia vergogna estrema! In dote al prode...
recargli il disonor, non mai; dovesse
esecrarmi, fuggir, saprà in brev'ora
qual sia la donna ch'egli tanto adora.

Oh, mio Fernando! della terra il trono
a possederti avria donato il cor,
ma puro l'amor mio come il perdono,
dannato, ahi lassa! è a disperato orror.

Il ver sia noto, e in tuo dispregio estremo
la pena avrommi che maggior si de';
se il giusto tuo disdegno allor sia scemo
piombi gran Dio, la folgor tua su me.

Su, crudeli, e chi v'arresta?
Scritto è in cielo il mio dolor,
su, venite, ella è una festa,
sparsa l'ara sia di fior.

Già la tomba a me s'appresta;
negro vel già mi copri;
ah! la trista fidanzata,
maledetta, disperata,
sarà spenta in questo dì!


SCENA QUINTA
Leonora ed Ines.

LEONORA
Ines !

INES
Fia ver? Fernando a te consorte?

LEONORA
A me! che parli? La crudel fortuna
tanta gioia al mio cor, no, non serbava.
Va di Fernando in traccia,
digli ch'io fui del re l'amante... ah! s'egli
irato m'abbandona,
né un lamento darò; ma se a Dio pari,
generoso perdona,
prostrata ognor servirlo,
amarlo, benedirlo,
sia poco ancor; per lui son presta a morte:
così gli parla; almen ch'ei sappia il vero,
e per me primo il sappia.
parte

INES
Sì, non temere, al zelo mio t'affida,
io corro...


SCENA SESTA
Don Gasparo, Guardie e detta.

GASPARO
Arresta; un cenno
del tuo sovran t'impone
che a me prigion ti rendi.
dessa tu dêi seguir.
accennando la guardia

INES
turbata
Dio, ci difendi.

Don Gasparo consegna Ines alle guardie che la conducono fuori.


SCENA SETTIMA
Tutta la corte e detto, poi Alfonso e Fernando.

CORO
Già nell'augusta cella,
di cui la volta splende,
voce soave appella
gli sposi al sacro altar.

Regni in que' petti eterno
l'amor che sì l'accende,
spanda favor superno
d'ogni dolcezza un mar.

FERNANDO
Ah! che da tanta gioia
inebriato è il cor: sogno avverato!
Insperato favor! Poss'io del pari
ir de' più grandi al fianco.

ALFONSO
A ognun sia noto
quant'io t'onori. O tu che mi salvasti,
tu vincitor de' mauri... di Zamòra
conte e marchese di Montreal...
Fernando fa un atto di sorpresa
Ti eleggo.
Quest'ordin t'abbi ancora.
Si distacca dal collo un ordine di cavalleria e lo pone a quello di Fernando che nel riceverlo pone un ginocchio in terra

GASPARO e CORO
Ebben, che parvi?

CAVALIERE
I re son generosi.

GASPARO
Il prezzo è questo
dell'onta e dell'infamia!

CAVALIERE
Dunque, vero è l'imen?

GASPARO
Suocero e rege
si consigliaro insieme, e il patto indegno
dovrà del veglio rattemprar lo sdegno.

CAVALIERE
Ma vien Leonora.

GASPARO
ironicamente
Oh, la novella illustre!


SCENA OTTAVA
Leonora e detti. Essa è pallida ed è circondata da dame. Alfonso vedendola si allontana con dolore.

LEONORA
Io mi sorreggo appena!...
scorgendo Fernando che la contempla amorosamente
Oh ciel! gli sguardi
senza rancor mi volge!

FERNANDO
avvicinandosi
L'ara è presta, o gentil.

LEONORA
Gran Dio!

FERNANDO
Tu tremi!

LEONORA
Ah! sì, di gioia.

GASPARO e CAVALIERI
(Oh, infame!)

LEONORA
Meco vieni
e d'uno sposo al fianco or ti sostieni.

Fernando sorte conducendo per mano Leonora, le Dame ed una parte de' Cavalieri li seguono.


SCENA NONA
Don Gasparo e Cavalieri.

GASPARO
Oh, viltade, obbrobrio insano.

CAVALIERI
Questo è troppo per mia fé!

GASPARO
Di consorte offrir la mano!...

CAVALIERI
Alla bella del re!

GASPARO
Il montanaro abbietto!

CAVALIERI
Senza fama ed onor!

GASPARO
Marchese: il re l'ha detto...

CAVALIERI
Prence il vedrete or or.

GASPARO
D'Alcantara l'onor a lui fu dato
e dei tesori...

CAVALIERI
Un rango ed un poter!

TUTTI
Di sue virtudi e del suo cor bennato
pagar fu dritto il vago avventurier!

I Cavalieri usciti col corteggio ricompariscono; gli altri riuniti nella sala muovono loro incontro, e sembrano domandare i particolari della cerimonia. Il rito è compiuto. Tutti testimoniano la loro indignazione.

TUTTI
Si tenti almen, se il nostro spregio ei sfida,
che al vile orgoglio, mai la sorte arrida,
che alcun di noi non cerchi il suo favor,
ch'egli abbia sol compagno il disonor!


SCENA DECIMA
Fernando e detti.

FERNANDO
Per me del cielo
si dispiega il favor, ah, la mia gioia
dividete voi pur;
ai Cavalieri
meco esultate
di sì lieto destin; è mia per sempre
questa donna adorata; avvi ad un cuore
ben più raro, mel dite.

GASPARO e CAVALIERI
freddamente
Avvi: I'onore.

FERNANDO
L'onor! sua nobil fiamma
a me fu sacra ognora, e dalla culla
io la toglieva in dote; e tutti i beni
ch'ogg'io posseggo
d'essi son fumo al paro.

GASPARO e CAVALIERI
Un ve n'ha ch'è per te pensier più caro.

FERNANDO
Che diceste? Dell'ingiuria
vo' ragion... no, m'ingannai.
Deh! parlate, ve ne supplico,
qua le destre, amici...

GASPARO e CAVALIERI
ritirando le loro mani
Ah! mai.
E questo nome augusto
in avvenir, marchese,
più non s'udrà per noi.

FERNANDO
Gli atti perversi
sian lavati col sangue.

GASPARO e CAVALIERI
Ebben, si versi.


SCENA UNDICESIMA
Baldassarre e detti.

BALDASSARRE
Dove correte?
Di quel cieco furor gl'impeti stolti
sospendete un istante.

FERNANDO
accorrendo verso Baldassarre
Baldassarre

BALDASSARRE
serrandolo al suo seno
Fernando.

GASPARO
con ironia
Lo sposo di Leonora!

BALDASSARRE
distaccandosi dalle sue braccia e rispondendo
Oh Dio!
Tu sei disonorato!

FERNANDO
Oh come! oh quando
il mio nome macchiai?

GASPARO e CAVALIERI
La destra or dando
alla bella del re.

FERNANDO
atterrato
Alla bella del re!
Che!... Leonora!... l'inferno
arde sul capo mio!...

BALDASSARRE
Tu l'ignoravi?

FERNANDO
con furore crescente
Alla bella del re!

BALDASSARRE
Figlio!

FERNANDO
Il lor sangue
è a me dovuto.

BALDASSARRE
guardando fuori
Arrestati, alcun giunge.

FERNANDO
Ebben, l'attendo.

BALDASSARRE
Fuggi.

FERNANDO
Ah no, vendetta
bramo.

BALDASSARRE
Fernando, ah figlio mio!

FERNANDO
Padre, mi lascia, or in me parla Iddio.

TUTTI
Qual furore in quell'aspetto!
Il re!


SCENA DODICESIMA
Alfonso che dà la mano a Leonora e detti.

FERNANDO
andandogli incontro
Sire, io ti deggio
mia fortuna, mia vita,
di conte il nome, ogni splendor novello,
dovizie, dignità, beni supremi
che l'uom desia: ma tu volesti, oh Dio!
darli al prezzo crudel dell'onor mio!

ALFONSO
Oh ciel! di quell'alma
il puro candor,
perduto ha la calma,
si cangia in furor.

L'oltraggio che scende
sul capo d'un re,
immobil mi rende,
tremante mi fe'!

FERNANDO
Un giuro, dell'alma
m'ha spento il candor,
più rendermi in calma
non puote l'onor;

le pene che intende
rivolger su me,
ricadan tremende
sul capo del re.

LEONORA
Se il ver, di quell'alma
turbava il candor,
perché nella calma
serrommi al suo cor?

Ah! l'ire che intende
rivolger sul re,
crudeli, tremende
ricadan su me.

BALDASSARRE
Un giuro, a quell'alma
già spense il candor,
a renderla in calma
deh! torni l'onor.

L'oltraggio che scende
sul capo del re
immobil lo rende,
tremante lo fe'!

GASPARO e CORO
Oh ciel! di quell'alma
il puro candor,
perduto ha la calma
si cangia in furor.

L'oltraggio che scende
sul capo del re
immobil lo rende,
tremante mi fe'!

ALFONSO
Orsù, Fernando, ascoltami.

FERNANDO
Il tutto è a me svelato.

LEONORA
(Ei non sapea... mio fato!)

FERNANDO
Manto d'infamia a tessermi;
me sol sceglieva il re.

ALFONSO
con collera
Marchese!...

FERNANDO
Io tal non sono:
Ogni pregiato nome
saprà calcar mio piè.
(ai Cavalieri)
Signori; a onor tornatemi;
bersaglio della sorte
io vado incontro a morte,
e il solo nome ognor
avrò del genitor.

LEONORA
a Don Gasparo
(Ines, rispondi, ov'è?)

GASPARO
(Ines! rinchiusa in carcere...)

LEONORA
(Or tutto è noto a me).

FERNANDO
si toglie dal collo l'ordine ricevuto dal re
Quest'ordin venerato,
prezzo d'infamia, io rendo;
il brando profanato,
trae la spada
de' tuoi nemici al ciglio
tanto finor tremendo
io spezzo innanzi a te,
ché dono ei fu del re.

Maledetta è l'ora e il giorno,
che in me cadde un tanto scorno,
che compenso a' miei sudori
mi gittasti infamia ed or;
serba, ah serba, i tuoi tesori,
lascia solo a me l'onor.

LEONORA
al re
Grazia, ah sire! in questo giorno
per noi cadde in tanto scorno;
si volge poi a Fernando che la respinge
nobil alma, i tuoi furori,
sono strali al mio cor;
la vendetta che tu implori,
ben l'avrai, ma m'odi ancor.

ALFONSO
Troppo, ah! troppo in questo giorno
cadde in me d'oltraggio e scorno,
trema, ingrato, i miei furori
tu raddoppi e il mio dolor:
la vendetta che tu implori
nel rimorso è del mio cor.

BALDASSARRE
Maledetta è l'ora e il giorno
che in noi cadde un tanto scorno,
che intrecciato cogli allori
serto fu di disonor,
a Fernando
vieni, o figlio, e a' tuoi furori
renda calma il genitor.

GASPARO e CORO
Su noi cadde in questo giorno
il rimorso e insiem lo scorno;
lo spregiammo, e d'alti onori
degno è assai quel nobil cor;
vanne, o prode, e a' tuoi furori
renda calma il genitor.

Movimento generale, Fernando esce seguito da Baldassarre, i Cavalieri si dividono rispettosamente per lasciarlo passare; e gli s'inchinano innanzi.

ATTO QUARTO

La scena rappresenta la facciata della chiesa di S. Giacomo.


SCENA PRIMA
Monaci e Baldassarre. AIcuni di loro sono prosternati, altri scavano la loro tomba e ripetono ad intervalli.

CORO
Compagni, andiam dove il dolore ha tregua.

BALDASSARRE
Splendon più belle
in ciel le stelle,
ahi! tutto orrendo
in me piombò:

d'un figlio ancora
la voce intendo,
ma l'ultim'ora
per lei suonò.

CORO
Splendon più belle
in ciel le stelle,
angosce orrende
quel cor provò.

D'un figlio ancora
la voce intende,
ma l'ultim'ora
per lei suonò.

Tutti entrano nella cappella meno Baldassarre e Fernando.


SCENA SECONDA
Baldassarre e Fernando.

BALDASSARE
Figlio diletto, al padre
tu sol rimani; dell'iniquo Alfonso
fu vittima infelice
la suora tua.

FERNANDO
Ella in quel tempio or giace,
né più sentir può l'onta
del ripudio crudel; a cui dannolla
l'empio per donna
che in manto ancor più nero
volea coprir l'altro tuo figlio.

BALDASSARE
È vero.
Fernando, in me degli anni
è grave il peso, a te la mia vendetta,
la tua commetto; a eredità di sangue
prepararti degg'io.
Fia men triste nella tomba il cener mio.
incamminandosi

FERNANDO
Mi lasci tu?

BALDASSARE
Nel tempio
vanne, me appella un infelice. In questa
notte giungeva ei qui, misero, infermo,
il mio soccorso ei chiede.

FERNANDO
Giovine ancora?

BALDASSARE
Nell'età più verde:
abbattuto, tremante, estremo fato
minaccia i giorni suoi.

FERNANDO
Ahi! sventurato!
Baldassarre parte


SCENA TERZA
Fernando solo.

FERNANDO
Favorita del re! qual negro abisso,
qual mia trama infernal, la gloria mia
avvolse in un istante,
e ogni speme troncò del core amante!

Spirito gentil ne' sogni miei
brillasti un dì ma ti perdei:
fuggi dal cor, mentita speme,
larve d'amor, fuggite insieme.
Donna sleal, a te d'accanto
del genitor scordava il pianto;
la patria, il ciel; e in tanto amore,
d'onta mortal macchiasti il core.


SCENA QUARTA
Baldassarre, detto e Monaci.

BALDASSARE
Figlio, deh vien!

FERNANDO
Pace alla suora io teco
or pregherò.

BALDASSARE
La prece dell'offeso
ascolterà il Signor.

Tutti entrano nel tempio.


SCENA QUINTA
Leonora sola.

LEONORA
Fernando, ah dove,
dove mai il troverò! Questa è la terra
ch'ei solitario alberga; in queste spoglie,
Dio di pietà, deh! fa' che insino a lui
mi fia dato inoltrar; dal rio dolore
affievolita, io sono
presso a morir. Della mia vita il dono
prendi, gran Dio, ma di Fernando al piede
deh! m'ottieni il perdono.

CORO
entro il tempio
Che fino al ciel la nostra prece ascenda,
sulla tradita che il dolor spegnea.

LEONORA
Che ascolto! una preghiera! il ciel s'invoca
sulla tradita...

CORO
Compagna il tuo favor, Nume, la renda
di quegli eletti che il tuo cor scegliea.

LEONORA
O qual sarà quest'alma
ch'oggi ritorna al cielo!

FERNANDO
di dentro
E l'implacato duol sovra la rea
di sventure cagion ratto discenda.

LEONORA
È desso, è desso!
Ei domanda vendetta! Ah son perduta!
Fuggiam da queste soglie... Oh Dio!... Nol posso...
la morte il cor m'agghiaccia.
cade spossata presso la croce


SCENA SESTA
Fernando che esce dal tempio, e detta.

FERNANDO
Oh suora mia,
per poco m'attendi; il lutto atroce
che sì m'invade, al fianco tuo m'appella,
ma ancor tu giaci inulta.

LEONORA
tentando di rialzarsi
Oh Dio! qual pena.
Ohimè! qual gelo!

FERNANDO
Che ascoltai? Chi veggio!
Un infelice al suol!
si avvicina
Deh, ti rincora.

LEONORA
È desso!

FERNANDO
indietreggiando con orrore
Oh Dio!

LEONORA
Non maledir Leonora.

FERNANDO
Ah! va, t'invola; e questa terra
più non profani il rio tuo piè,
fa' ch'io tranquillo scenda sotterra,
non condannato al par di te.
Nelle sue sale il re t'appella,
d'oro e d'infamia ti coprirà,
al fianco suo sarai più bella,
tuo nome infame ognor sarà.

LEONORA
Infra i ghiacci, le rupi, i sterpi, i sassi,
movendo a ogni uom preghiera, io qui mi trassi.

FERNANDO
O tu, che m'ingannasti,
che pretendi da me?

LEONORA
D'ambo sul capo
un sol error ricade.
Sperai che il nero arcano a te svelato
Ines avesse, e il tuo perdono sperai.
Credimi, non si mente
sull'orlo della tomba; a te, Fernando,
non giunse il messo, e fu celato il vero;
ah! il tuo perdon, solo il perdono io spero

Pietoso al par del Nume,
un nume sii per me;
ahi! che di pianto un fiume
lunge versai da te.
D'onta fatal segnata,
null'altra speme ho in sen,
che di morir beata
del tuo perdono almen.

FERNANDO
A quell'affanno, a quell'accento,
sento, oh Dio! stemprarsi il cor;
a quel sospiro io mi rammento
i primieri dì d'amor.

LEONORA
Al nero affanno il mio tormento,
deh, si plachi il tuo bel cor;
al tuo perdono io mi rammento
i primieri dì d'amor.

Al mio duolo, al mio spavento,
di conforto un solo accento!
Per tuo padre, ah, fia concesso,
per la morte a cui son presso.

FERNANDO
Vanne, vanne.

LEONORA
Pel tuo amore
che beata femmi un dì.

FERNANDO
Giusto cielo! il mio furore
come foglia inaridi.

LEONORA
Tua pietade alfin mi dona
o mi spingi nell'avel.

FERNANDO
Ah! Leonora... Iddio perdona.

LEONORA
E tu?

FERNANDO
Io t'amo sempre più!
Vieni, ah vieni, io m'abbandono
alla gioia che m'inebria,
del mio cor t'è reso il trono,
teco a lato io vo' morir.

Come lampo sorge all'alma
una voce ed un pensiero,
fuggi, ascondi al mondo intero
la tua vita, il tuo gioir.

LEONORA
E fia vero!... io m'abbandono
alla gioia che m'inebria.
Del suo cor m'è reso il trono,
pago appieno è il mio desir.

Ma risponder non sa l'alma
a tua voce, al tuo pensiero,
deh! nascondi al mondo intero
la mia vita, il mio morir.

FERNANDO
Fuggiamo insieme.

LEONORA
Ah taci: è vana speme.
si sente nella Chiesa ripetere il coro religioso
Odi tu quel concento?

FERNANDO
Andiamo.

LEONORA
È il cielo
che ti parla.

FERNANDO
Fuggiamo; in te riposto
mio fato è sol, deh vieni.

LEONORA
A Dio ti volgi.

FERNANDO
Or più forte è l'amor; per possederti
io tutto affronterò, gli uomini e il cielo.

LEONORA
sentendo mancarsi
Ah! del Nume il favor, sul nero abisso
ecco, ti salva, addio, poter supremo
ti risparmia un delitto; ah, di mia sorte
non io mi lagno: Iddio, Fernando, il vuole;
dall'onta oggi io ti lavo
colla mia morte.

FERNANDO
Ah no, fuggiamo.

LEONORA
guardandolo amorosamente
Fernando !

FERNANDO
Ah mia Leonora?

LEONORA
Il fier tormento...
La mia vita è compiuta.

FERNANDO
Oh cielo!

LEONORA
Io muoio
perdonata, Fernando, e son beata!
Un giorno, oltre la tomba
riuniti saremo. Addio!
muore

FERNANDO
Leonora!
Leonora, è la mia voce
che ti richiama, i lumi ancor dischiudi,
son io, son io, tuo sposo; ah tutto è indarno!
Al soccorso, al soccorso!


SCENA ULTIMA
Baldassarre seguito dal Coro e detto.

FERNANDO
Ah padre, è dessa!
Mia Leonora.

BALDASSARRE
si abbassa verso il cadavere e riconoscendola
Oh, chi vegg'io!

FERNANDO
Leonora !

BALDASSARRE
Silenzio, ella è già spenta.
poi si volge verso gli altri
Sul peregrin novello,
le vostre preci: ei più non vive.

FERNANDO
Anch'io
avrò diman la vostra prece.

TUTTI
Oh Dio !