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Una cosa rara Libretto

UNA COSA RARA


Musica di Vicente Martin Y Soler



Cast:

ISABEL
JUAN
CORRADO
LILLA
GHITA
LUBINO
TITA
LISARGO


L'azione si svolge in un paese della Sierra Morena,
Spagna, verso la fine del sec. XV.





ATTO PRIMO



Sinfonia

Scena 1

(Gran pianura, in distanza veduta di
collina praticabile, sopra la sommità 
della quale casa pastorale, con porta e
finestra; in maggior distanza veduta di
villaggio In fondo, alcuni albori.)

CORO DI CACCIATORI
Salva, salva, o Dea de' boschi,
lo splendor della Castiglia,
salva lei, che a te somiglia
in bellezza, ed onestà .
Tu la madre al figlio rendi,
e ad un Re la sua metà .

Scena 2

(La Regina, vestita da cacciatrice con
asta insanguinata, con seguito e Corrado.)

REGINA
Allegri, o miei vassalli;
eccovi il fausto segno di mia vittoria;
grande il periglio fu, di gran valore al mio
braccio fu d'uopo; estinta al fine
giace l'orribil belva,
ch'empia di strage e di terror la selva.
Se di lugubri strida
suonar le valli e i monti,
or di festose grida si faccian risuonar.

CORO DI CACCIATORI
Suoni pur di grati evviva
ogni riva ed ogni sponda,
e risponda da ogni speco
facil eco al nostro amor.
Viva l'astro d'Aragona,
ch'or corona il suo valor.

REGINA
Andiam, miei fidi,
e ristoriamci un poco
della lunga fatica;
ma dov'è il figlio mio?

CORRADO
Dietro i vestigi vostri
il magnanimo Prence
spronò il destrier,
quando il cinghial feroce
da voi vide inseguito.
Ma qualcuno s'inoltra:
eccolo!

Scena 3

(I suddetti e entra il
Principe con fretta.)

PRINCIPE
Perchè mai nel sen, perchè,
cara madre ognor per te
palpitarmi il cor dovrà ?

REGINA
Perchè mai nel sen, perchè,
caro figlio, ognor per me
palpitarti il cor dovrà ?

CORRADO
Perchè mai nel sen, perchè,
gran Regina, ognor per te
palpitarci il cor dovrà ?

I TRE
Deh, conserva a chi t'adora
una vita al ciel si cara

REGINA
Meco godi, amato figlio,
e discaccia il tuo timor.

PRINCIPE, CORRADO
In te vive il figlio ancora,
in te vive il genitor.

REGINA
Su via, mio caro figlio,
discacciate l'affanno; al gran cimento
è ver molto sudai; ma uccisa al fine
la formidabil fiera
la gloria accrebbe de' trionfi miei.
(Si vede venir da lontano Lilla, affannata)
Ma chi giù di quel luogo a questa volta
move rapido il passo?

PRINCIPE
Una fanciulla
a me rassembra, e di gentil sembiante.

CORRADO
Affannosa ed ansante,
real donna, a me par.

Scena 4

REGINA
Chi cerchi?

LILLA
La Regina

(S'inginocchia)

REGINA
Io son la stessa.

LILLA
Ah, pieta de merce de soccorso!
dal timor dal tormen to dal corso
son si stanca che il fiato mi manca
ed ho lena d'appena parlar.

REGINA
Sorgi, calma l'affanno,
e quel che brami
esponi, o giovin bella,
e l'otterrai.

PRINCIPE
(A Corrado)
Amico, hai vista mai
fanciulla più gentile di costei?

CORRADO
Non ha beltà  la Spagna uguale a lei.

LILLA
Signora, al regio piede
per implorar pietà  mi guida amore:
il più vago pastore
delle nostre contrade amato m'ama,
in sposa ei mi brama, e se uguaglianza
di costume, di stato, e di desio
può nodo marital render felice,
un più fasto imeneo sperar non lice.

REGINA
E chi potrebbe opporsi
ad affetto sì bello?

LILLA
Un barbaro fratello,
che sol per vanità 
la mia destra promise al Podestà .

REGINA
Il tuo amante dov'è?

LILLA
Da questo loco
allontanato, sia ventura od arte,
lasciò spazio frattanto al fratel mio
di tentar che per forza io dia la mano
a l'odiato da me brutto villano!.
E se da quella stanza ov'ei mi chiuse
con disperato ardire
dal balcone saltando io non fuggìa,
del vil bifolco già  preda sarei,
e il mio caro Lubin perduto avrei.

REGINA
Calma l'affanno,
Lilla vezzosa,
sarai sua sposa,
fidati in me.
Bella ti vedo,
saggia ti credo;
sarà , se l'ami,
degno di te.
Figlio, vo' a riposarmi. Or voi, Corrado,
voi che siate sua guida al nostro tetto,
alla vostra prudenza io la commetto.

CORO
Suoni pur di grati evviva, ecc.

(La Regina parte col suo seguito.)



Scena 5

(Corrado, il Principe, e Lilla.)

PRINCIPE
Amico, mi consolo
che sei fatto
custode di fanciulle.

CORRADO
Signor, dell'età  mia
è per me questo un infelice indizio.
(Fra sè)
è un idolo costei; ci vuol giudizio.

PRINCIPE
Oh quanto volontieri
con te mi cangierei
per esser io guardiano di costei.
Venite qui, ragazza.

LILLA
Signor

PRINCIPE
Avvicinatevi,
non abbiate paura.

CORRADO
(Fra sè)
Che modestia, che grazia,
che figura!
Se mi scappa mio danno.

PRINCIPE
Il vostro nome?

LILLA
Lilla, a' comandi suoi.

PRINCIPE
Oh che bel nome!
E bello come voi.

LILLA
Grazie alla sua bontà .

PRINCIPE
Perchè vi ritirate?
Datemi la manina.

(Vuol prenderla per mano.)

LILLA
Oh mi perdoni,
sono nubile ancora e son villana,
e non la diedi ancora a chi che sia.

PRINCIPE
Sentite; se io v'amassi
amereste voi me?

CORRADO
(Fra sè)
L'affare si fa serio.

LILLA
Io no.

PRINCIPE
Perchè?

LILLA
Perchè amo il mio Lubin.

PRINCIPE
E non potreste amarne due?

LILLA
Fanciulle di contado
non han questa virtù.
Signore, io vado.

(In atto di partire.)

PRINCIPE
Perchè tal fretta?

CORRADO
Prence, ella ha ragione.
La Regina ci attende al noto loco.

PRINCIPE
Andate, andate, io pur verrò tra poco.
(Corrado e Lilla partono.)
Più bianca di giglio,
più fresca di rosa,
bell'occhio, bel ciglio,
vivace, graziosa.
La mano a un villano
la Lilla darà ?
Almen, crude stelle,
non fossi chi sono
ma val più d'un trono
sì rara beltà .

(Parte.)

Scena 6

(Strada, collinetta da un lato,
casa rustica con porta e
finestra, che mette nella strada;
in fondo alcuni alberi.)

(Ghita e Tita entrano disputando)

GHITA
Un briccone senza core
no, non voglio più sposar.

TITA
Un'ingrata senza amore
no, non voglio maritar.

GHITA
Far d'occhietto a tutte quante.

TITA
Far con tutti la galante!

GHITA
Ir girando tutta notte!

TITA
Ir con Mengo in quelle grotte!

GHITA
Dar a Berta il mio cappello!

TITA
Dir a Cecco ch'è più bello!

AMBI
Son azioni da birboni
e non s'hanno a sopportar.

TITA
Non dir più ch'io sono Tita
se non cavo a te quegli occhi.

GHITA
Non dir più che io son la Ghita
se non graffio a te l'orecchio.

TITA
Villanaccia!

GHITA
Villanaccio!

TITA
Taci brutta!

GHITA
Taci brutto,
assassino!.

TITA
Malandrina.

AMBI
Esser vuol la mia rovina
mi vuol far precipitar.


Scena 7

(Il suddetti, entra il Podestà ,
poi Lubino.)

PODESTÀ
E così, miei padroni,
non volete finir, queste questioni?
Un bel esempio inver date alla Lilla,
s'anco il dì delle nozze, e vostre e mie,
fate tali pazzie.

TITA
Parlate con la Ghita,
che fa pensar sì mal de' fatti suoi.

GHITA
Anzi ditelo a Tita,
che lo scandalo sol nasce da lui.

(Entra Lubino, che non vede
gli altri attori che dopo l'aria)

LUBINO
Lilla mia dove sei gita?
Lilla bella dove sei?
Non t'asconder, o mia vita,
o bel sol degli occhi miei.
Senza te non posso vivere,
morirò senza di te.
Dove sei, mia cara Lilla?
Lilla cara, vieni a me.
Siete qui scellerati? alfin vi trovo,
alfin v'ho nelle mani.
Or dite, iniqui,
la mia Lilla dov'è?

PODESTÀ
E dove stà ?

GHITA
Guarda che fai Lubin

LUBINO
Ah perfido, furfante!
Mori per le mie mani.

(Prende per il collo il Podestà .)

PODESTÀ
Gente!

GHITA
Aiuto!

TITA
Pietà ! Misericordia!

LUBINO
Per voi geme il mio ben!

GHITA
Eh! Lubino, dico;
non conosci la Ghita,
l'amica tua?
Calmati, guarda, ascolta.

LUBINO
Ah, ditemi una volta,
dov'è la sposa mia
O sollevo il villaggio,
o do foco alla casa,
o vi spacco la testa!

PODESTÀ
Che demonio infernal!

GHITA
Che bestia è questa?

TITA
(Parla nascondendosi dietro la Ghita)
Io, io la sfacciatella
rinchiusi in quella stanza,
perché ardisce d'opporsi al voler mio,
e finalmente suo fratel son io.

LUBINO
Fratello, no, carnefice tu sei!
Ah, vanne a terra, indegna porta!
invano s'opporrebbe l'inferno
a questa mano!

(Ghita giù la porta ed entra in casa)

Scena 8

(Tita, il Podestà , e Ghita.)

TITA
Già  per sola tua colpa
nascon tutti i malanni.

GHITA
Io, cosa c'entro
nelle vostre pazzie?

TITA
Se non mi trattenevi
colle tue frenesie,
a quest'ora ei la Lilla
avria sposata!

GHITA
Se non ti difendevi
dietro le spalle mie,
ei ti facea del cranio
una frittata!

PODESTÀ
Non volete, o ragazzi,
una volta finir di fare i pazzi?

(S'ode internamente un grande strepito.)

GHITA
O cieli! Udite!

LUBINO
O Lilla, Lilla mia, mia cara Lilla...

GHITA
Che strepito! che gridi!
che fracasso è mai questo?

TITA
Quel marrano
mi smantella la casa!

LUBINO
Ah, Lilla, Lilla

GHITA
Partiam, per carità , che s'ei qui
torna, preveggo un precipizio.

PODESTÀ
Lasciate pur, gli farem far giudizio.
Or se pericolo
di star qui trovi,
verso quel culmine
rapido movi,
o tra quegli arbori
di dense frondi
stattene tacito
ovver t'ascondi,
là  dove imboscasi
quel picciol speco,
e quando sortono
se Lilla è seco,
stando lontano
per un lunghissimo
tiro di mano,
sempre guardandoli
li dèi seguir.
(Tita parte)
Tu Ghitta vattene
franca all'albergo,
in l'uscio serrati
poi dietro il tergo,
ch'io per la ripida
strada, ma breve,
vo' a dar cert'ordini,
come si deve,
e quando avisoti
del mio ritorno,
col rauco fremito
di tromba e corno,
dove si trovano
volami a dir.
Presto, che crescere
sento il tumulto!
Ah, il temerario
per tale insulto
in una carcere
vo' far morir.

(Ghita e il Podestà  partono.)


Scena 9

(Lubino solo dalla finestra, da
cui pende un velo.)

LUBINO
Dov'è dunque il mio ben? già  son fuggiti
Barbari, al tradimento
aggiungete lo scherno?
Ma raggiunger si provi.
(salta giù dalla finestra)
Qual uom, qual Dio potrebbe
trattener l'ire mie? stelle! che miro?
Il velo non è questo
della mia Lilla bella?
Forse la meschinella
ne' moti della sua disperazione
saltò giù dal balcone e il molle viso
e le tenere membra ahi chi sa quale
soffrirò oltraggio ad ambi due fatale.
Non è vano il sospetto,
la camera rinchiusa
il balcon spalancato... il velo appeso
ah se questo adivenne, a tutti io giuro
i Numi dell'abisso e a quei del Cielo
di farne di coloro
nuovo, tremendo, temerario scempio;
qual fui d'amor, sarò d'atrocia esempio.
Vo' da l'infami viscere
strappar agli empi il cor.
Vo' farli a brani, a brani,
e dar per cibo ai cani
l'ossa e le carni lor.
(S'avvolge il velo al braccio.)
E tu, su questo braccio,
rimani, o infausto segno,
e se giammai nell'anima
langue l'usato sdegno,
porgi alimento ed esca
che accresca il mio furor.

(Va per partire, ma vede
Tita nascosto dietro un albero
in qualche distanza)

Scena 10

LUBINO
Indarno ti nascondi; il giusto Cielo
in mano mi ti manda.

(Afferra Tita per i crini)

TITA
Ohimè! Son morto!

LUBINO
Su quel capo ribaldo
il mio sdegno cadrà ; con questo cerro

(Svelle un grosso ramo, e si mette in atto
di accoppar Tita, la Ghita sopravviene e
trattien il colpo.)

GHITA
Oh Dei! Ferma, Lubino!

(Entra il Podestà  con seguito di
ministri di giustizia.)

PODESTÀ
Ecco lo sgherro.
Animo, assicuratevi

LUBINO
Traditori

TITA
Bravissimo, cognato.

PODESTÀ
Tenetelo e legatelo sì stretto
ch'egli non muova più piedi, nè mani.

LUBINO
Tu mi vendica, o ciel, con questi cani.

(Parte Lubino tra i Ministri, il Podestà , e
Tita, cui la Ghita trattiene.)

Scena 11

GHITA
Oh, povero Lubino! Tita

TITA
Lasciami andar.

GHITA
Tita, m'ascolta!
Sai che tua suora Lillaè l'idol della villa,
sai ch'ella ama Lubino, ed egli lei,
e ostinato ti sei a voler
ch'ella pigli il Podestà ?

TITA
O crepar, o pigliarlo
E di cosa hai paura?

GHITA
Oggi alla caccia s'attende la Regina;
se alcuno la previen contra di te,
cosa sarà  di me?

TITA
E a te che importa?
Non son io più un briccone,
un assassino?

GHITA
No, se' il mio bene, il caro mio sposino.
Purchè tu m'ami,purchè sia mio,
sempre vogl'iote solo amar.
Se un po' di rabbiateco mi viene,
parlo per benelo puoi pensar.
Ma è poi di pagliatutto il mio foco,
e poco, poco mi suol durar.
In un momento di me
le torno e in questo giorno
l'hai da provar.
Dammi l'anello,
Tita mio bello,
dammelo caro, non indugiar.
Allor conoscere potrai la Ghita,
che bella vitavogliam passar.
(Parte.)

Scena 12

(Tita solo)

TITA
Da ridere mi vien quand'odo dire
che bisogna star forte
quando la donna cede.
Io non son così bravo,
e allorché vedo la mia Ghita
che piange e che vien meco
colla buona maniera,
se fossi più arrabbiato d'un leone
cado giù qual babbione,
un agnello divento, anzi un coniglio,
nè già  la Ghita sol,
ma ogni altra donna far può meco lo stesso;
che grande amico anch'io son del bel sesso.
In quegli anni in cui solea ir le capre a pascolar,
mio bisnonno mi dicea,
ch'era un uom di grandi affar:
"Figlio mio, la donna è foco, guarda ben, non t'accostar".
Io ripien de' detti suoi per paura d'abbrucciarmi,
donne mie lontan da voi procurava di restar.
Ma l'istinto naturale superò l'educazion,
e trovai che male, male predicava quel buffon.
Qual farfalla, pian pianino,
pria cercai girarvi intorno:
poi mi feci più vicino ed osai toccarvi un giorno,
e sentendo che la pelle delle dita tenerellenon abbruccia,
ma diletta,volli far per voi vendetta con amarvi
e rispettarvi e con darvi questo cor.
Non credete?... non credete?
Alle prove, o donne care, tutto,
tutto io voglio fare per provarvi un vero amor.

(Parte)

Scena 13

(Atrio dove abita la Regina con tre
porte, una grande di mezzo;
due grandi finestre.)

(Ghita e Lilla; e a suo tempo la Regina)

GHITA
Sei pur qui, pur ti trovo,
Lilla, mia cara amica.

LILLA
Ed hai coraggio
di venirmi davanti?

GHITA
Di venirti davanti?
E perchè no?

LILLA
Il perchè lo sai tu,
quant'io lo so.

GHITA
Io?

LILLA
Tu!

GHITA
Io?

LILLA
Tu, vorresti farmi credere
che d'accordo non sei per rovinarmi
col Podestà  e con Tita?

(Qui comparisce la Regina, ma poi si ritira.)

GHITA
Io d'accordo con lor?
Povera Ghita!

LILLA
Povera innocentina!
Chi non ti conoscesse

GHITA
E per chi mi conosci?

LILLA
Dunque lo deggio dir?

GHITA
Si, lo dei dire

LILLA
Dirò che perfida,
che falsa sei,
che da te nascono
gli affanni miei,
che per uccidermi
fingi d'amarmi,
per farmi perdere
il mio tesor.

GHITA
Io che in giardino
fatta ho la spia
quando Lubino
teco venìa,
che nel mio forno
l'ascosi un giorno,
ho questo merto
del mio bon cor.

LILLA
Dal dì che han detto
ch'io son più bella,
tu con dispetto
mi vedi ognor.

GHITA
Oh per bellezza
chi può uguagliarti?
Dovrian chiamarti
la Dea d'amor!

(Con atti di dispetto.)

LILLA
Via brutta stolida
non far schiamazzi.

GHITA
A me, pettegola,
questi strapazzi!

GHITA, LILLA
In altro loco
t'insegnerei
come tu dèi
meco trattar.

GHITA
Chiamarmi stolida!

LILLA
Dirmi pettegola!

GHITA, LILLA
Son proprio titoli da far crepar.

(Qui la Regina si mostra,
con finto sdegno.)

REGINA
Cosa veggio? Cosa sento?
Cos'è questo mancamento?
Dove alberga la Regina,
questo chiasso osare far!

GHITA, LILLA
La Regina! La Regina!
Quale scusa ho da trovar?

GHITA
Illustrissima

LILLA
Eccellenza

REGINA
(Fra sè)
È pur bella l'innocenza!

GHITA, LILLA
Imploriam da voi mercede.

REGINA
È un ardir, che troppo eccede,
e scostatevi da me.

GHITA, LILLA
Per pietà  non vi sdegnate,
ascoltate per pietà .
(Si metton in ginocchio un
po' lontane dalla Regina.)
Vi commova quel lamento,
che tormento al cor mi dà .

REGINA
(Fra sè)
Mi commove il lor lamento,
e tormento al cor mi dà .
(A le due)
Sorgete, sorgete,
mie care innocenti,
se amiche sarete
saprovvi premiar.

GHITA, LILLA
Di core t'abbraccio,
ti bacio di core,
la pace, e l'amore
tra noi dee regnar.

GHITA, LILLA, REGINA
Chi avrebbe mai detto
che il nostro/il loro timore
in tanto diletto
s'avesse a cangiar?

REGINA
(Alla Ghita)
Venite qui: chi sei?

GHITA
La Ghita io sono, promessa sposa a Tita,
sorella di Lisargo,
Podestà  della villa,
e son, dopo la Lilla,
la prima contadina del paese.

REGINA
Delle vostre contese
fui spettatrice non veduta io stessa;
e do torto alla Lilla.,
io non credo capace
d'un inganno la Ghita,
ella a me piace.

LILLA
Signora, se fallai
chiedo perdono.

(Ghita fa degli atti semplici di reverenza)

REGINA
(Alla Ghita)
Vattene, e senza indugi
fa che vengano a me Tita e Lisargo.
(Ghita parte)
Tu Lilla, fatti core,
sarà  felice in breve il vostro amore.

(La Regina parte.)


Scena 14

LILLA
Dolce mi parve un dì,
un dì mi piacque amor,
ma non è più così,
ma non mi piace ancor.
Finché vicino a te
vivea, mio caro ben,
ch'io ti vedea per me
languir d'amor ripien.
Dolce mi fu quel dì,
quel dì mi piacque amor,
ma non è più così,
ma non mi piace ancor.

(Entra Corrado)

CORRADO
Lilla, il ciel sia con voi.

LILLA
Serva.

CORRADO
Siam soli?

LILLA
Soli.

CORRADO
Buono buono! Chiudiamo.

(Chiude la porta.)

LILLA
Signor che fate?

CORRADO
Figlia, non dubitate.
Son galantuom.

LILLA
Lo credo. Ma se mai
capitasse qualcun

CORRADO
Io son già  vecchio;
alla custodia mia
v'affidò la Regina,
nessun penserà  male.
Parlar deggio con voi
d'un affar d'importanza.
Lasciatemi operar: io v'amo.

LILLA
Grazie.

CORRADO
V'amo da padre e nulla più.

LILLA
Son certa.

CORRADO
Sentite, se mai vi manca nulla
io vi posso servire

(La prende per mano tremando.)

LILLA
Signor ma voi tremate
cosa avete?

CORRADO
Ah voi sì bella siete
Lilla Lilla

(Entra il Principe)

PRINCIPE
(Fra sè)
Corrado e Lilla;
udiam come mi tratta.

CORRADO
(Fra sè)
L'Infante è qui; cangiam registro.
(A Lilla)
Figlia, siete fortunatissima.

LILLA
A me pare il contrario.

CORRADO
Avete la fortuna
di piacere all'Infante.

LILLA
Peggio per me.

CORRADO
Perchè?

LILLA
Perchè io non l'amo.

CORRADO
Un Prence è sempre amabile.

LILLA
Può darsi.

PRINCIPE
Dunque è a voi sì difficile,
cara Lilla, l'amarmi?

LILLA
Io v'amerò, signor,
come da' figli amasi il Padre,
come il Padrone dal servo,
dal suddito il Sovrano.

PRINCIPE
Ah, ch'io v'amo assai più,
mia bella face.

LILLA
E giusto questo più,
che a me non piace

PRINCIPE
Barbara

LILLA
Non è ver.

PRINCIPE
Siete insensibile alla stima,
all'amore, ai prieghi miei.

LILLA
No, barbara sarei
se sensibile io fossi.

PRINCIPE
Perchè?

LILLA
Perchè morria il mio caro
Lubin di gelosia.

CORRADO
(Fra sè)
Questa rara fermezza
innamora ancor più di sua bellezza.

PRINCIPE
Ma sapete, ch'io posso
a forza aver quel che per
grazia or chiedo.

LILLA
Oh troppo grande io credo
un Infante di Spagna, un che dal cielo
fu scelto a far il popolo felice.

CORRADO
(A Principe)
Dove apprese costei quello che dice!

PRINCIPE
(A Corrado)
Altro mezzo tentiam. Corrado parti,
forse da sola a solo
cangerà  la fanciulla.

CORRADO
Ubbidisco Signor.
(Fra sè)
Non farà  nulla.

(Va in gabinetto.)

LILLA
Dove andate? Sentite

PRINCIPE
Non temete mia cara, io non vo' niente
senza il vostro consenso.

LILLA
Io non temo per questo,
temo per chi potesse
sorprenderci da soli.

PRINCIPE
Cara Lilla
dunque ostinatamente
mi negate di dar la vostra grazia.

LILLA
Non ho grazia da dare ai vostri pari.

PRINCIPE
(Fra sè)
Proviamo coi danari.
(A Lilla)
Lilla mia, questa borsa di doppie
è tutta vostra,
se voi dite d'amarmi.

LILLA
Io di doppie, Signor, non so che farmi.

PRINCIPE
(Fra sè)
Che sia tutto artifizio?
carichiamo la dose.
(a Lilla)
Vi darò quest'anello
questo bell'orologio,
proteggerò Lubin,
farò che andiate
per le vie di Madrid
ricca di gemme,
con un bel equipaggio,
mostrata a dito
per l'amica del Prence,
procurerò che abbiate
ricchezze, gradi, titoli ed onori.

LILLA
Tutto ciò noi troviam nei nostri amori.

LUBINO
(Ad alta voce, di fuori)
Traditori invan sperate
me staccar da questo loco;
l'ingiustizia che mi fate
la Regina or or saprà .

LILLA
Giusto ciel! Che voce è questa!

PRINCIPE
D'onde vien questo lamento?

PODESTÀ
(Di dentro, fra sè)
Con costui veggo in cimento
la mia stessa dignità .
(Ad alta voce)
Vivo, o morto, il malandrino
via portate in un istante.

LUBINO
(Come sopre.)
Ah crudel!

LILLA
Quest'è Lubino.

PRINCIPE
(Fra sè)
Sarà  forse il caro amante?

LILLA
(Fra sè)
Se con lui chiusa mi trova,
me meschina, che dirà ?

PRINCIPE
(Fra sè)
Mi mancava questa nuova
per la mia infelicità .

LILLA
Per pietà , di qua partite!

PRINCIPE
E perché vi sbigottite?
Voi restate. Io vo di fori
a veder quel che si fa.

LILLA
(Fra sè)
Tra l'affano ed il timore
ondeggiando il cor mi va.

PRINCIPE
(Fra sè)
Tra il sospetto e tra l'amore
ondeggiando il cor mi va.

LUBINO
Traditori, invan sperate
di staccarmi più di qua.

PODESTÀ
Vivo o morto, il malandrino
strascinate via di qua.

(Il Principe apre la porta e si vede
Lubino avviticchiato ad un albero)


Scena 15

PODESTÀ
Il Principe!

LUBINO
L'Infante!

PRINCIPE
Che veggio!

LILLA
Ove mi celo?

I QUATTRO
Palpito, avvampo e gelo.
non so quel che sarà .

(Il Podestà  e Lubino entrano in scena, e
Lilla si nasconde in un gabinetto.)

LUBINO
Prence, a' reali piedi
un misero tu vedi,
che chiede carità .

(Entra in scena disperatamente,
e si mette ai piedi dell'Infante.)

PODESTÀ
Perturbatore audace
costui di nostra pace
non merita pietà .

PRINCIPE
(A Lubino)
Sorgi, chi sei, favella.

LUBINO
Io son di Lilla bella,
promesso sposo e amante.

PRINCIPE
(Al Podestà )
E tu?

PODESTÀ
Grazie a Isabella,
io sono il Podestà .

PRINCIPE
(Guardando Lubino)
Onesto all'aria parmi.
(Guardando il Podestà )
Ha un volto da furfante.
Ma posso già  ingannarmi?
Ma meglio si vedrà .

LUBINO, PODESTÀ
(Fra sè)
Mi guarda e, piano, piano
favella tra se stesso.
Non so se io debba adesso
temere o pur sperar.


Scena 16

(Entra la Regina)

REGINA
Che fa il caro figlio?
Perché d'una madre
il tenero ciglio
non viene a bear?

PRINCIPE
Da lungi e da presso
son sempre lo stesso
e serbo nel petto
da figlio e da suddito
rispetto ed amor.

LUBINO, PODESTÀ
Quel volto reale
quel guardo sovrano
mi par più che umano,
ravviva/spaventa il mio cor.

REGINA
Ma qui cosa fanno?
Chi sono costor?

LUBINO
A voi, gran Regina,
si postra, s'inchina
un povero oppresso
da quel traditor.

REGINA
Esponi, infelice,
se a dritto ti lagni,
giustizia ti lice
sperare da me.

PRINCIPE
(Fra sè)
Costui m'interessa
né so già  perchè.

LUBINO
Di Lilla vezzosa
l'amante son io,
la chiesi in isposa,
le diedi il cor mio,
e il barbar, il perfido,
rapir me la fè.

(Accennando il Podestà .)

PODESTÀ
Io sono

REGINA, PRINCIPE
Tu taci!
Non parlo/parla con te.

LUBINO
Un crudo fratello
voleva a lui darla.

(Accennando il Podestà .)

Scena 17

(Entrano Tita, che abbraccia Lubino,
e Ghita che si mette ai piedi della Regina)

TITA, GHITA
No, più non son/è quello
per me/lui Ghita parla
perdono ti chiedo/e
il fallo mio/suo vedo/e
tua Lilla esser dè.

I SEI
A tali vicende
di sdegni e d'amori
appena s'intende
la cosa com'è.

REGINA
(Additando Lubino)
I lacci si sciolgano
a quel meschinello.
(Additando il Podestà .)
e vada egli carico

GHITA, LUBINO, PODESTÀ
Egli è mio/Io son suo
fratello, signora mercè!

REGINA
Via presto si tolgano
i lacci a Lubino.
Non sono inflessibile,
già  cede il mio cor.

GHITA, PRINCIPE, PODESTÀ, TITA
Sciogliamolo/scioglietelo presto.


Scena 18

(Entra Lilla dal gabinetto)

LILLA
(Va per sciogliere Lubino.)
Io devo far questo,
che gli ho destinata
catena miglior.

LUBINO
La Lilla?

GLI ALTRI
La Lilla? Da dove uscì fuor?

LUBINO
Lasciami i lacci miei,
non vo' più libertà .
Un infedel tu sei,
togliti via di quà .

GHITA, LILLA, PODESTÀ, TITA
Alla sua Lilla, o Dei!
Lubin così favella!

LUBINO
La Lilla non è quella,
Lubin io più non sono.
Tu, di quel loco uscisti,
ho i torti miei già  visti.
Torna là  dentro, o barbara,
in braccio ad altro amor.

LUBINO, LILLA
(Alla Regina)
Ah, Maestà , perdono
Pietà  del mio/suo dolor.

GLI ALTRI
Io non intendo il caso,
son piena/o di stupor.

LILLA
No, non temer ben mio,
qui sola non son io,
v'è il mio custode ancor.

(Lilla fa uscir Corrado.)

REGINA, PRINCIPE
Corrado!

CORRADO
De' tuoi cenni
il fido esecutor.

REGINA
Or più temer non dei,
prendila, ella è tua sposa;
a te son io, per lei,
garante d'onestà .

LILLA, GHITA, LUBINO, TITA, PODESTÀ
Dei, che clemenza è questa!
che generosità !

PRINCIPE, CORRADO
Che improvvisata è questa!
che brutta novità !

REGINA
E perché sia la festa
in questo dì compita,
(a Tita.)
fo' sposa tua la Ghita,
perdono al podestà !

LILLA, GHITA, LUBINO, TITA, PODESTÀ
Dei, che clemenza è questa!
che generosità !

PRINCIPE, CORRADO
(Fra sè)
Che improvvisata è questa!
che brutta novità !

GHITA, LILLA
O Tita/Lubino tu sei mio.

TITA, LUBINO
Sei mia Ghita/Lilla bella.

I CINQUE
Cantiam solo Isabella,
lodiam la sua bontà .

REGINA
O quanto un sì bel giubilo,
o quanto alletta e piace!
Di pura gioia e pace
sorgente ognor sarà .

I CINQUE
Godiamo, su godiamo
e con sincero amore
rendiamo grazie al core
di vostra Maestà .

REGINA
E il figlio mio non parla?

LILLA, GHITA
E voi non dite niente?

LILLA
(Al Principe)
Guardate il mio Lubino.

PRINCIPE
Andate, ho visto, ho visto.

GHITA
(A Corrado)
Guardate Tita mio.

CORRADO
Andate, addio, addio.

TUTTI
(Salvo Corrado e il Principe)
Corrado muto resta,
l'Infante mi par mesto.
Non so che storia è questa,
non so cosa pensar.
Ma quel ch'è fatto è fatto
e non si può cangiar.

PRINCIPE, CORRADO
Fremo del mio destino,
perdo colei che adoro,
né deggio dir: io moro,
né posso contrastar,
che quel ch'è fatto è fatto
e non si può cangiar.









ATTO SECONDO


Scena 1
(Camera rustica.)
LUBINO
Andiam, caro Tita.

TITA
Andiam, Lubin mio.

LUBINO
A Lilla

TITA
a la Ghita

LUBINO, TITA
Comprare vogl'io.

TITA
Un nastro

LUBINO
un anello

TITA
Le fibbie

LUBINO
il cappello

LUBINO, TITA
e il fiore più belloch'io possa trovar.
Andiam pria ch'il giornopiù oscuro diventi.
Oh, come contentivogliamo cenar.
Scena 2
(Entrano Lilla e Ghita)
LILLA
Lubin!

GHITA
Tita!

LUBINO, TITA
Che vuoi?

LILLA
Parti?

GHITA
Vai via?

LUBINO, TITA
Parto, e torno a momenti, o gioia mia.
(Partono.)
Scena 3
LILLA
Cos'è tal novità ?

GHITA
Lascia che vadano;
di cosa importantissima io ti deggio parlar.
(Lascia si rimanere soli)
Posso teco spiegarmi con plena libertà ?

LILLA
Cioè?

GHITA
Senti, l'Infante è di te innamorato,
e se a me credi, la tua fortuna è fatta!

LILLA
Come?
Mi prendi tu per qualche matta?

GHITA
Fai meco la smorfiosa?

LILLA
Fo' quello che far deve onesta sposa.
Non sai ch'io amoil mio Lubino?

GHITA
Amalo. Tienti la fede tua, tienti il tuo core;
in materia d'amore, a un Prence
non si dà  né cor, né fede.

LILLA
Cosa dunque?

GHITA
Parole!

LILLA
Parole?

GHITA
Sì, parole. Con lui stesso parlai;
questa catena, preziosissimo dono,
da recarti ei mi diede, ed a me diede una borsa
di doppie sol perch'io te ne parli.

LILLA
Tienti la tua catena, e dì al tuo Prence
che finisca una volta di così infastidirmi.
Io non accetto doni,
io Principi non voglio, amo Lubino.

GHITA
Non perdere sorella, un'occasion sì bella!
Almen, pensaci su; da te non chiedo se non
che tu l'accolga con un po' di maniera,
che finga, che lusinghi,
che prometta finché siamo ben ricche.

LILLA
Ed ingannarlo perché dovrei così?

GHITA
Per castigarlo!

LILLA
Castigarlo perchè?

GHITA
Ti par picciol delitto tentar una ragazza
appena sposa?
e tentarla con cosa?
Con quattrini!

LILLA
Ma tu, giovane ancora,
e contadina,
dove apprendesti mai cose sì belle?

GHITA
Tutto quello ch'io parlo
ogni donna lo sa senza impararlo.
Colla flemma che tu vedi,
con quest'aria di bontà ,
saprei far quel che non credi
e che fan nella città .
Fra saprei la spasimante senza mai
sentir amore e di pietra avendo il core,
dimostrare altrui pietà .
Saprei passaredal pianto al riso,
saprei cangiare l'aria del viso,
all'improvviso mutar colore,
far che mi palpiti con arte il core,
tutto promettere, conceder poco,
dir no con grazia, dir sì per gioco,
ed altre simile bagatelluccie,
con quell'eccetera ch'io non vo' dir.
Femmine amabili non vi lagnate,
in questo secolo voi siete nate;
per ben dagli uomini farvi sentir.

(Parte.)

LILLA
Femmine amabili non vi fidate,
in ogni secolovoi siete nate;
per ben dagli uominifarvi istruir.

(Parte.)


Scena 4

(Corrado solo, poi la Ghita.)

CORRADO
(Entrando)
Io spero che la Ghita
abbia dato l'assalto alla fortezza;
Io non son senza speme Or che ceda
la Lilla a me sol preme.
Ceda pur a l'Infante;
purché a sentir l'amante ella s'avvezzi
che la prima caduta
è sempre la difficile Vien Ghitta
Ebben, che c'è di nuovo?

GHITA
Io non ho visto
femmina più ostinata di costei.

CORRADO
Ma la catena?

GHITA
È nulla.

CORRADO
E l'oro?

GHITA
Nulla affatto.

CORRADO
Guarda, figliuola mia, che cervel matto!
Tu però non stancarti,
Ghita mia, di adoprarti.
Donna sollecitata
è mezzo guadagnata;
parla, prega, prometti,
incoraggisci, istruisci, lusinga

GHITA
Ma signore, questa vostra premura
questo foco ci mancherebbe poco
ch'io credessi voi stesso
di Lilla innamorato.

CORRADO
Ah, che ti pare?
Amare un uom par mio? Corrado amare?
Osserva questo crine,
ch'è fatto omai d'argento,
il curvo collo osserva,
la voce e l'andamento
che indebolisce e snerva
il peso dell'età .
Fui già  d'amor seguace
or son d'amor nemico,
amo la bella pace
e la tranquillità .
Conosco i danni miei,
sì pazzo non sarei
di por mai speme in femmina,
ch'un vecchio amar non sa.
Malandrina, tu ridesti,
e lo so che tu sapresti
diventar d'un orso amante
per contante o per bontà .

(Ghita sola.)

GHITA
Questi signori in somma
credon coi lor quattrini
di comprar tutto il mondo

(Parte.)

Scena 5

(Atrio terreno. La Regina e il Principe
col suo seguito.)

REGINA
E perché non veggio l'usata gioia
rider nel volto dell'amato figlio?

PRINCIPE
Se voi mel permettete,
questa sera vorrei di Lilla e Ghita
veder anch'io le nozze.

REGINA
Andate, o figlio,
tra le gioie innocenti
di quelle buone genti
ritornerà  la calma al vostro seno.

(Viene il Podestà  coi villani,
che portano doni del paese alla Regina.)

PODESTÀ
(Fra sè)
Tornerà , tornerà , lo spero, almeno.

REGINA
Ma qual di cetre e di viole io sento
suonar per l'aria pastoral concento?

CORO
Di campagne, di montagne,
di spelonche, di pendici,
innocenti e abitatrici
vengon ora al regio piè.
Vengon qui per adorarti,
per recarti un picciol dono,
scorte sono da l'amore,
dal candore di lor fè.

PODESTÀ
Perdono, alma Regina,
all'ardir di costoro, al loro affetto,
all'ardente lor brama invan m'opposi,
invano contrastai;
dalla campagna fero appena ritorno
al rustico soggiorno
che chieser di veder la lor Regina,
ed insieme col core offrirle tutti,
poi che meglio non han, fior, latte e frutti.

REGINA
Oh care, i doni accetto,
son grata al vostro affetto; e perché sia
la compiacenza mia nota alla villa
lo rechi il buon Lisargo a Ghita e a Lilla.

PODESTÀ, CORRADO
Che generosità !

REGINA
Voi gite, o figlio, ed insieme con essi
passate pur la notte in festa e in gioco.
La virtù va onorata in ogni loco.

CORO
Di campagne, di montagne, ecc.

(Partono, meno la Regina)


Scena 6

(La Regina sola.)

REGINA
Chi mai diria che
in questi rozzi tetti,
e sotto queste pastorali spoglie
tanta virtù, tanta onestà  s'accoglie!
O felici abituri, o piagge amiche,
di riposo e di pace alberghi veri.
Quanto mai volentieri
la vostr'aura io respiro,
e se il destino m'avesse
dato in sorte di vivere a me stessa,
ingrato e vile mi fora ogni altro dono,
e con voi cengerei la reggia e il trono.
Ah, perché formar non lice
ad ogni alma il suo destino,
ch'io per voi vivrei felice
tra i piacer di libertà ?
E tra i semplici diletti
dei pastori dell'armento
troverebbe il cor contento
quel riposo ch'or non ha.
Ah, non erano le selve
destinate per le belve!
Là  si trova, là  si prova
la mortal felicità .

(Parte.)

Scena 7

(Entrano il Principe e Corrado,
ambedue con lunghi tabarri)

PRINCIPE
E possibil sarà  che una villana
resista ai desir miei, resista a tanti
allettamenti di promesse, e doni?
Ah, tu ben sai ch'io doman
partir debbo. Or che mi resta
da far in una notte?

CORRADO
In una notte
si fan le belle cose

PRINCIPE
Mi raccomando a te.

CORRADO
Dal canto mio, il possibil farò

PRINCIPE
Ma che dirian di me se mi servissi
d'un mezzo così vile?

CORRADO
Un amoroso inganno colpa non è
Andiam un poco alle porte di Lilla;
ivi Signore, qualche cosa accadrà .
Sempre fui persuaso che l'uom
si debba porre in mano al caso.

(Parte.)

PRINCIPE
Oh Ciel che duro passo è mai questo per me!
Sentir mi pare una voce nel cor,
che mi rinfacci la debolezza mia.
Dunque un Infante, un figlio d'Isabella,
da una vile serrana ora è costretto
a mendicare affetto,
e a mendicarlo, ahimè!, con un inganno!
A qual varco mi traggi, amor tiranno.
Seguir degg'io chi fugge?
Chi mi disprezza amar?
Saprò scacciar dal petto
il mio funesto affetto,
saprò aborrir la perfida
che ride al mio penar.
Saprò, ma intanto il core
langue nel suo dolore
e della mia speranza
comincio a dubitar.
Stelle ingrate, avversi Dei!
Che volete ancor da me?
Son confuso, son oppresso,
non intendo più me stesso.
A' miei mali una speranza
pur m'avanza ancor in te.

Scena 8

(Strada, da un lato la casa di Tita,
dall'altro alberi. Lilla sola, poi Ghita
sulla porta, senza essere veduta.)

LILLA
La notte s'avvicina,
e ancor non veggio il mio sposo venir.
Lubino! In questo giorno
così poco tu brami
di star con lei che t'ama
e tu tant'ami?

GHITA
(fra sè)
Che diavolo vuol dir
che non vien Tita?
Sta a veder che il birbante
avrà  trovata una novella amante.

LILLA
(Sospira.)
Ahimè!

GHITA
(Non veduta dalla Lilla.)
Questa è la Lilla:
La conosco ai sospiri.
Lilla, che fai qui sola?

LILLA
Mi diverto.

GHITA
Ma so che meglio si divertiria
se avesse Lubinetto in compagnia.

LILLA
Sì, sì, lasciam gli scherzi.
Or che ne dici di questo lor tardar?

GHITA
Infatti vedi tornar dal campo
alcuni pastorelli, chieggiam un po'
se nuova hanno di quelli.

(Si vedono in distanza alcuni pastori.)

LILLA, GHITA
Villanelle che volgete
lieto il passo al caro tetto,
per pietà  non mel tacete
se vedeste il mio diletto,
ahi, ahi, prima d'andar via
ahi, che pena, che dolor!
Brunetto/vermiglio è il suo viso
è nero/biondo il capel,
e un vago sorriso
lo rende più bel.
Ah, tutte sen vanno,
risposta non ho!
Invidia n'avranno di cosa io lo so.

Scena 9

(Entrano il Principe e Corrado.
E notte scura)

PRINCIPE
Eccola; al buio ancora
riconosce il mio core il suo tesoro.
Avviciniamci a lei.
Non ammettono indugi i voti miei.

CORRADO
Lasciate fare a me!

LILLA
Ghita mia, ritiriamci,
la notte si fa scura.

GHITA
E di cosa hai paura?

LILLA
Che so io?
Con questo tuo bizzarro Principe
io temo sempre d'inqiuetar Lubino

CORRADO
(sottovoce)
Ha seco la cognata.

PRINCIPE
(sottovoce)
Non serve, è nostra amica
(Alterando la voce e nascondendosi
col mantello)
Lilla!

CORRADO
(Corrado fa lo stesso.)
Ghita!

LILLA
Questo mi par Lubino.

GHITA
E questo Tita.

CORRADO
(Fra sè)
Secondiamo l'equivoco.

GHITA
(Piano alla Lilla.)
Son essi senza fallo.
Sposo mio!

LILLA
Mio Lubin!

GHITA
Parla!

LILLA
Non ti nascondere!

GHITA, LILLA
Ah tu segui, furbetto,
a non rispondere!
Dammi la cara mano,
abbracciami, mio cor,
tu se' il mio dolce amor,
non mi rispondi?

PRINCIPE, CORRADO
Son/È de' begli occhi tuoi
il fido adorator,
un misero che muor
se nol secondi.

LILLA, GHITA
Cieli! Quest'è l'Infante /Corrado!

PRINCIPE
Non mi fuggir mio bene.

PRINCIPE, CORRADO
Conforto alle mie/sue pene
io/ei spero/a sol da te.

LILLA
Ah, se Lubino or viene!

GHITA
Ah, se mai Tita viene!

LILLA, GHITA
Che mai sarà  di me?

(Entrano Lubino e Tita)

TITA
Mi par di sentir gente.

LUBINO
Lilla!

TITA
Ghita!

PRINCIPE, CORRADO, LILLA, GHITA
Gli sposi, oh Dei!

(Le due spose lasciano il Principe
e Corrado, e s'accostano
ai loro sposi.)

LILLA, GHITA
Son qui ben mio.

LUBINO, TITA
Qui sei? E teco ancor chi v'è?

LILLA, GHITA
Son questi contadini,
che tornan dal lavoro.

(Il Principe e Corrado si allontanano.)

LUBINO, TITA
E a voi così vicini?
Sì uniti a voi perchè?
Barbare gelosie,
la pure gioie mie cessate di turbar.

PRINCIPE, CORRADO
(Stanno di dietro)
(Fra loro)
Mettamoi qui in disparte
e stiamo ad osservar.

LILLA, GHITA
Sai che te solo adoro,
di me non dubitar.

PRINCIPE, CORRADO
Ah, nel momento stesso
in cui sperai/sperò ristoro
per sempre il mio/suo tesoro
io vedomi/vedesi involar

LUBINO, TITA
Ah, se m'inganna Lilla/Ghita,
l'idolo del cor mio!
Di chi si deve, o Dio!,
quest'anima fidar?

LILLA, GHITA
Ah, s'io Lubino/se il mio Tita inganno
l'idolo del cor mio!
Di chi deve o Dio
un'anima fidar?

(Partano tutti, meno il Principe.)



Scena 10

PRINCIPE
Di qual rigido marmo
ha dunque il core,
questa barbara tigre in volto umano?
Quanto finora invano e promesse
e lusinghe e querele e sospiri, infelice versai!
Quale strade intentate, o Dio!, lasciai!
Potea per una ingrata avvilirmi di più?
Fuggirmi, odiarmi, rifiutarmi, schernirmi!
Ah, ch'io dovrei, abborrire
quell'empia, e di me stesso
vergognarmi con me
per tale eccesso.
Perchè farla, eterni Dei,
tanto bella agli occhi miei?
O perchè non farla ancor
che capace sia d'amor!
Abborrir vorrei l'ingrata
nè mi sento odio sì forte.
Ma una rea che mi da morte
è la Dea di questo cor.



Scena 11

(Camera rustica. con due porte,
e due finestre. Lubino, Tita)

LUBINO
Cosa ti par?

TITA
Per me non so che dirti.

LUBINO
Credi tu veramente
che fosser contadini?

TITA
Esse lo sanno.

LUBINO
Che vi sia qualche inganno?

TITA
Non sarebbe impossibile; son donne.

LUBINO
Ah, il dubbio sol m'uccide!

TITA
Bisogna sincerarsi.
(Entrano Lilla e Ghita)
Eccole:
per scoprir questa faccenda
dissimular conviene.

LILLA
Lubino, anima mia

GHITA
Tita, mio bene.

LUBINO
Saluto.

TITA
(Serio.)
Buona sera.

LILLA
(Fra sè)
Non mi sembran tranquilli.

GHITA
(Fra sè)
Non bisogna confonderci.

TITA
(A Lubino.)
Dissimula.

LUBINO
(A Tita)
Non posso.
Parmi d'aver cento demoni addosso.

LILLA
(A Ghita.)
Non vorrei che gli avesser conosciuti.

GHITA
E così, padroncini, siete muti?
La cena è già  disposta;
Ceniamo o non ceniamo?

TITA
(Sforzandosi di parlare.)
Da che sono marito
ho perso l'appetito.

LILLA
E tu cos'hai, Lubino?

LUBINO
Nulla, nulla.

LILLA
(Accarezzandolo)
No, caro, ti conosco;
abbastanza con me finger non sai.
Cos'hai, mia vita?

LUBINO
Ho quel che tu non hai.

TITA
(A Ghita)
Vieni avanti.

GHITA
Che vuoi?.

TITA
(A Lubino)
Tu taci, e guarda un poco
(A Ghita)
Con chi fosti poc'anzi?

GHITA
Colla Lilla.

TITA
E la Lilla?

GHITA
Con me.

TITA
E tutte due?

GHITA
Voi tu saperlo?

TITA
Sì!

LILLA
(Fra sè)
Ah, costei mi precipita!

GHITA
Dunque lo dico.

TITA
Dì!

GHITA
Fui col diavol che ammazzi
te coi sospetti tuoi,
villano maledetto.
Or prendi questo
(Gli dà  uno schiaffo e poi fugge)
e a rivederci a letto!

LUBINO
Per dire il vero,
grande audacia ha costei!

TITA
E per giunta uno schiaffo! Eterni Dei!
Ah, mal haya quella mano,
uno schiaffo ad un serrano!
Uno schiaffo ad un marito!
Uno schiaffo ad un mio par!
"Por la vida de mi padre,
por la vida de mi madre,
y por vida de mí mismo
no lo quiero soportar."
Qua la cappa, qua la spada,
l'archibuso, la pistola,
me l'afferro per la gola,
cuchillada, puñalada,
que estocada, che macello,
y por tierra ha de tumbar!
Ma una femmina a duello
come mai si può sfidar?
Ah, perché non fu qualche altra?
ch'io potea per vendicarmi
col baciarla,
e ribaciarla,
da me sol giustizia farmi;
ma la sposa non è cosa
che dia gusto nel baciar.
Ah, demonio del infierno,
come t'ho da castigar!
Maritati schiaffeggiati,
se qui a caso alcun ve n'ha,
dite, voi che lo sapete,
se siam degni di pietà .

(Parte.)



Scena 12

LILLA
Perchè taci Lubino?

LUBINO
Lasciami.

LILLA
Ch'io ti lasci?

LUBINO
Sì, lasciami.

LILLA
Ma cos'è questa collera?
Che t'ho fatto mio caro?
In che mancai?

LUBINO
Io nol so. Tu lo sai.

LILLA
E per un dubbio solo
offendi la mia fede?
l'amor ch'hai per la Lilla?

LUBINO
Amo la Lilla,
ma più assai l'onor mio.

LILLA
Forse cagion son io
che l'onore tu perda?

LUBINO
Non lo so. Ma basta un dubbio
a lacerarmi il core.

LILLA
Ah no, mio dolce amore,
non mi far quest'oltraggio.
Il mio cor dal tuo core, e la mia fede
dalla tua fè misura. Il mondo, il cielo
in testimonio io chiamo
se ognor t'amai, se t'amo.
Ah, se un dì tu potessi
vederti con quest'occhi
a cui sembri sì bello,
so che il tuo cor diria:
"Sì, sì, la Lilla è mia,"
e cangiando desiri
sarien sospir di gioia
i tuoi sospiri.
Consola le pene
mia vita, mio bene,
quell'ira, quel pianto,
morire mi fa.
Gli affanni sofferti,
o caro, rammenta,
e allora paventa
di mia fedeltà .




Scena 13

(Ghita vien portando due piatti
con qualche vivanda)

LUBINO
Quanto è facile il core
a creder quel che brama! Io credo adesso
la mia Lilla innocente.

GHITA
La lan, la lan, la la!
Chi ha voglia di mangiar
venga un po' qua!

(Vien Tita.)

LILLA
Via, Tita, non far smorfie!
Vieni, Lubino mio,
che vogliam mangiar bene!

LUBINO
Quando una donna chiama,
andar conviene.

TITA
Come? E scordare dovrei?

GHITA
Tu sai ch'io ti vo' ben,
ma tanto, tanto!
Tita, gardami, caro

TITA
Bricconcella!

LUBINO
Su via, la pace è fatta.

LILLA
Evviva, evviva, evviva!

GHITA
Pace?

TITA
Pace.

LILLA
Abbracciatevi ancor.
Così mi piace.
Sediamo via.

(Siedono.)

LUBINO
Chi trincia?

GHITA
Trincio io.

LILLA
Noi mangierem.

(Si sente un suono lento di chitarrino.)

TITA
Che suono è questo?

LUBINO
Diavolo!

GHITA
È suono di chitarre.

TITA
(Con mistero)
E chi la sera delle vostre
nozze viene qui per suonarvi la chitarra?

GHITA
Tu sai che i gran Signori
hanno sempre alla lor mensa i sonatori.

LUBINO
Chi diamine esser può?

LILLA
Saran serrani, che van girando
per pigliare il fresco.

LUBINO
Questo non è suonar contadinesco.

PRINCIPE
(Di fuori)
Non farmi più languire, o vita mia,
lasciami un po' veder
quel viso bello.
Se ti vien voglia di saper ch'io sia,
guardati in mezzo al cor,
ch'io vivo in quello.

LUBINO
Udisti?

TITA
E chè? Son sordo?

LUBINO
(Alla Lilla con mistero)
Son serrani anche questi?

LILLA
(Piano alla Ghita)
Oh Dei, mi parve
la voce dell'Infante.

TITA
Che musica galante!
È per te?

GHITA
Per me no.

LUBINO
(Alla Lilla)
Per te?

LILLA
Neppur.

LUBINO, TITA
Dunque per chi?

LILLA, GHITA
No'l so.

LUBINO
Ci mancherebbe poco

TITA
Zitto, mi par che ricominci il gioco.

PRINCIPE
(Da fuori)
Ho visto ai pianti miei spezzarsi i sassi
e pianger l'aure ho visto ai pianti miei.
Tu, che senza pietà  morir mi lassi
più de' sassi
e de l'aure ingrata sei.

TITA
Brave!

LUBINO
Va ben!

GHITA
Qual colpa abbiamo noi?

(Si sente gettar un sasso nel balcone.)

LUBINO
De' sassi nel balcon?

LILLA
Saranno forse spirti.

LUBINO
Spirti, è vero! Io credo
che sien corpi, e corpi grossi!

TITA
Corpo di farfarello! Attendi,
attendi!

(S'alza infuriato, va a prendere due cappe
e due spade che saranno in qualche loco
vicino: ne dà  una a Lubino.)

LILLA
(Fra sè)
Che diavolo farà ?

TITA
Hai cor?

LUBINO
Chieder mel puoi?

TITA
Adunque prendi.
Capisci?

LUBINO
Andiam, capisco.

LILLA, GHITA
Dove andate?

LUBINO
A salvare l'onore.

TITA
O a perder coll'onore anche la vita.

LILLA
Ah, fermati Lubin!

GHITA
Fermati, Tita!

(Lubino e Tita partono.)

LILLA
Paion due disperati!
Non c'è più tempo.

GHITA
Dove vai?

LILLA
Sei tu
capace di seguirli?

GHITA
Capacissima.

LILLA
Andiamo dunque.

GHITA
Andiamo pur.

LILLA
Bravissima.

(Partono)




Scena 14

(Campagna con casa. Il Principe, il
Podestà  con seguito di gente)

CORRADO
Dormono come tassi.

PRINCIPE
Gettiam ancor de' sassi.

PODESTÀ
Signor, non v'esponete!
Pensate chi son essi
e chi voi siete.

PRINCIPE
Zitto! Io sento,
o sentir parmi,
pian pianino un uscio aprirsi.

CORRADO, PODESTÀ
Vo' cercar di assicurarmi,
(Al Principe.)
voi restate un poco là .
(Entrano Lubino e Tita, colle cappe
e le spade.)

LUBINO, TITA
È scurissima la notte,
Non si vede,
ma si sente,
in agguato chetamente
mi vo' porre un poco quà .

PRINCIPE
Il marito!

CORRADO, PODESTÀ
Ho già  capito.

LUBINO
Senti?

TITA
Sento.

LUBINO, TITA
Chi va là ?

PODESTÀ
Buona notte, amici miei,
è Lisargo, il Podestà .

LUBINO, TITA
Che faremo, che diremo?

PRINCIPE, CORRADO, PODESTÀ
Che faranno, che diranno.

LUBINO, TITA
Qui già  solo non sarà .

PRINCIPE, CORRADO, PODESTÀ
Stiamo all'erta e si vedrà .

(Si scostano.)

LILLA, GHITA
A parlar gli ho qui sentiti.

PRINCIPE, CORRADO, PODESTÀ
Altri ancor son fuori usciti.

LILLA, GHITA
Qui di dietro star io voglio
fin che il tempo il chiederà .

CORRADO, PODESTÀ
Curioso è questo imbroglio,
come adesso si ripara?

PRINCIPE
La pistola in alto spara
e vediamo cosa fa.

(Corrado spara la pistola)

LUBINO, TITA
Anche foco? Bagatelle!
D'ammazzarci hanno intenzione.
Fuori, fuori lo spadone
e meniam senza pietà .
Ih eh ih.

PRINCIPE, CORRADO
Villani indietro!

LUBINO, TITA
Ih eh ih.

(Entrano Lilla e Ghita con spada
sguainata e si mettono davanti ai
loro sposi.)

LILLA, GHITA
Siam qui anche noi
e vogliam morir con voi,
per mostrarvi fedeltà .

PRINCIPE, CORRADO, PODESTÀ
Questa scena si fa seria,
terminarla converrà .

PRINCIPE
(Da lontano.)
Alto là !

LILLA, GHITA, LUBINO, TITA
Che voce è questa,
che la man mi fa tremar?

PRINCIPE, CORRADO, PODESTÀ
Alto là ! Non vi movete!

LILLA, GHITA, LUBINO, TITA
Cosa veggio! Voi qui siete?

(Il Principe si fa vicino, gitta giù
il mantello. e comparisce per quello
che è. I contadini gittan l'arme e
s'inginocchiano.)

PRINCIPE
Lilla bella! Tu sei quella
che ognor mi fa delirar.

CORRADO
(Al Podestà )
Vo' serrar un po' la porta,
e veder cosa san far.

GHITA, LILLA, LUBINO, TITA
Ah, signor, chiediam perdono

PRINCIPE
Non è nulla, via sorgete.

GHITA, LILLA, LUBINO, TITA
Quanto è caro, quanto è buono,
ben è nato per regnar.

PRINCIPE
Or lasciamo i complimenti,
buone genti, e a casa andiamo.

TUTTI
Il buon giorno v'auguriamo:
pace, gioia e sanità .

LUBINO, TITA
Prima poi d'andare a letto
tra di noi si parlerà .

(Il Principe parte con Lisargo.
Corrado finge di partire, poi si
nasconde con alcuni del seguito.)


Scena 15

LILLA
Grazie al ciel son partiti.

TITA
O donne mie, quando farem giudizio!
(Parte.)

LUBINO
Ah, ch'io mi sento lacerar dai sospetti.

GHITA
Qui non spira buon vento,
sarà  meglio ch'io vada incontro a Tita.
(Parte.)

LILLA
Non dubitar mia vita,ma fidati di me.

LUBINO
Sei troppo bella.

LILLA
Ma lo son per te sol.

LUBINO
Lilla

LILLA
Che brami?

LUBINO
Chi è l'innamorato?
Il Principe o Corrado?

LILLA
Sia pur chi vuol,
più assai di tutto il mondo
io stimo il mio Lubin,
e m'è più caroun tuo sospir,
una parola, un guardo,
che una corona,
un trono. Non me'l credi,
idol mio? non sai chi sono?
Pace caro mio sposo.

LUBINO
Pace mio dolce amore.

LILLA
Non sarai più geloso?

LUBINO
No, non sarò, mio core.

LILLA
Mi vorrai sempre?

LUBINO
bene.

LILLA
Mi sarai sempre?

LUBINO
amante.

LILLA
Son la tua sola?

LUBINO
Speme.

LILLA
Ti serberai?

LUBINO
costante.

LILLA, LUBINO
Vieni, tra i bracci miei,
stringi, o mio caro ben,
l'anima mia tu sei,
ti vo' morir nel sen.

LUBINO
Dammi quella manina.

LILLA
Sì, sì, mio bel diletto.

LUBINO
Toccami il cor, carina.

LILLA
Come ti balza in petto.







Scena 16

(Ghita viene inseguita da Tita,
con un pezzo di legno.
Lubino e Lilla si mettono in mezzo
e gli prendono il legno.)



GHITA
Ahi, ahi, Lilla, Lubino, soccorso, aita!

LILLA
Cos'hai? Tita, sei pazzo?

LUBINO
Ehi dico, Tita!

TITA
Lasciami, cospettaccio!
Io vo' accopparla!

LUBINO
Ma cos'è stato? Parla!

TITA
Questa borsa e poi questa catena
in tasca le trovai.

LILLA
(Alla Ghita)
Per pietà  non dir nulla.

TITA
La moglie d'un serrano
accettar tai regali?

LILLA
Entriamo, oh Ghita!
(Trascinando seco Ghita.)

TITA
Ah, perfida!

LILLA
Vien meco.

GHITA
Quel villano si scordò dello schiaffo
(Le due donne entrano in casa.)

TITA
Che ti par?

LUBINO
Non so nulla.

TITA
E come non sai nulla?
Vorreste ancor più manifeste prove
che c'è della malizia in questo affare?

LUBINO
No, no'l posso pensare:
in questo istante colla Lilla io parlai;
veder mi parve l'innocenza in quel volto.
Ah, s'io potessi un'ombra di delitto
immaginar in lei,
tu sai di quanto è capace Lubin.
Saprei, tel giuro rinnovar nella Lilla
la tragedia di Tiri e di Dorilla.
Costume, genio, amore,
i due pastori unì, e di due cori un core
formato avea così.
Felici fur gli sposi fin che l'amor durò!
Ma in lei durò già  poco, ma il foco si cangiò.
Arse per nuovo oggetto la femmina incostante,
sì che il malnato affetto l'amante sospettò.
Cotanto al varco attese l'infida e l'impudico,
ch'entrambi un dì sorprese in loco ch'io non dico.
Onta, dispetto, rabbia, gl'invade il sen, le labbra.
Toglie d'una ferita a tutti due la vita,
e su gli esangui corpi sfoga il tradito amor.
Sul busto poi fumante dell'infedel consorte,
all'alma agonizzante apre in più vie le porte,
e muor di doppia morte,
di ferro e di dolor.
Pensa, infelice Lilla,
che un Tirsi e una Dorilla
trovar si ponno ancor.
(Va per partire.)

TITA
Costui mi fa paura, Lubino.

LUBINO
Cosa vuoi?

TITA
Dalla Regina, se amico mio,
se mio cognato sei,
venir meco tu dei.

LUBINO
Verrò.

TITA
No, vieni adesso;
a lei dobbiamo
giustizia domandar: andiamo!

LUBINO
Andiamo!
(Partono.)



Scena 17

(Campagna., il Podestà , villani
e cacciatori)

PODESTÀ
Sù, sù, cacciatori,
i cori destate.
Suonate quel corno,
la caccia annunziate,
più lucido giorno
sperar non si può.
Il cielo e la terra
secondi i diletti
di lei, che gli affetti
d'ognun meritò.

CORO
Il cielo e la terra, ecc.

(Viene la Regina col suo seguito)

REGINA
Son pronta, o vassalli,
per monti, per valli,
le fiere una volta
vo' ancora inseguir.
Di lepri, di cervi
seguiamo la traccia.
Ma, dopo la caccia
io debbo partir.

CORO
Il cielo e la terra, ecc.

(Entrano l'Infante e Corrado,
poi Tita e Lubino.)

PRINCIPE, CORRADO
Il segno usitato,
de' cani il latrato,
a voi gran Regina
m'ha fatto volar.
A nuovo periglio
un tenero figlio
non deve più sola
la madre lasciar.

REGINA
L'offerta gradisco,
Compagni vi accetto.
Maggiore il diletto
con voi mi sarà .

TUTTI
Allegri su andiamo
con Sua Maestà .

(Vanno per partire, ma sono
arrestati da Ghita e Lubino.)



Scena 18

(Entrano Tita e Lubino)

LUBINO, TITA
Compatite, o gran Regina,
se nell'ora mattutina
vi veniamo a disturbar.
La padrona siete voi,
si sa ben, di tutti noi
e con voi vogliam parlar.

REGINA
Su, chiedete, che volete?
Tutto lice a voi sperar.

PRINCIPE, CORRADO, PODESTÀ
Quei villani disgraziati,
cosa mai verranno a far?

LUBINO
Questa borsa parla, Tita.

TITA
S'è trovata in mano a Ghita.

REGINA
Una borsa d'oro piena!

(La Regina prende in mano
la catena, e la borsa.)

LUBINO
E di più, questa catena.

TITA
E si vuole

LUBINO
Si pretende

TITA, LUBINO
Che un signor che qui
c'intende, Lilla o Ghita, Ghita o Lilla,
di sedur così tentò.

REGINA
Chi è l'iniquo?

PRINCIPE
(a Corrado)
Non scoprirmi.

CORRADO
Io non certo.

PODESTÀ
Nemmen io.

CORRADO
Ah, signora, il fallo è mio
e la pena io pagherò.

REGINA
Chi? Corrado? Cosa sento!

LUBINO, TITA
Ed inoltre ebbe ardimento
di venir con gente armata
per rapire una di lor.

REGINA
Temerario! Così sei
de' miei cenni esecutor?

LUBINO, TITA
Vendicato in un momento
noi vedremo il nostro amor.

PRINCIPE, CORRADO
Qualche mal per lui/per me pavento
e mi batte in seno il cor.

REGINA
(A Corrado.)
Ah, vanne, togliti
dal mio cospetto
e leva l'ordine
che t'orna il petto.
No, cavaliere
tu non nascesti,
il tuo dovere
meglio sapresti.
Fuor dalla Spagna
subito và !

(Ghita a terra con disprezzo
la borsa, e la catena.)

PRINCIPE, CORRADO E PODESTÀ
Il miserabile per me/per lui s'accusa,
vorrei difenderlo/mi
mi fa pietà /strada non v'ha

LUBINO, TITA
Vada l'ingrato
e senta il peso
d'un attentato
che par non ha.

(Nell'inginocchiarsi piglia la
catena, la borsa. Parte.)


Scena 19

(I suddetti, entrano Lilla, e Ghita
vestite da Manche con chitarrino ecc.
Due villanelle portano fuori delle sedie ornate di fiori,
e le offrono alla Regina, ed al Principe.)

LILLA, GHITA
Viva, viva la Regina
Che ripara il nostro amor
Ogni sera, ogni mattina
Loderemo il suo valor.
Tu, la stella mattutina,
tu sei sola il nostro amor.

TUTTI
Lilla e Ghita sono quelle:
che avvenenza, che beltà !

REGINA
Che volete, spose belle?
Dite pur, venite qua.

LILLA, GHITA
Di rispetto un grato omaggio
vi vogliamo tributar.
Buona caccia e buon viaggio
vi veniamo ad augurare
a pregarvi, se potete,
di tornarci a consolar.

REGINA
Che gentil improvvisata!
Perchè mai partir degg'io?

PRINCIPE, LUBINO, TITA, PODESTÀ
Ah, che ognora al guardo mio
più vezzosa Lilla/Ghita par!

LILLA, GHITA
Or ancora, al figlio vostro due parole vogliam dir:
voi pur siete il signor nostro,
ci potete ben capir, date, date qui la mano
e scusate il nostro ardir.

(Lilla e Ghita prendono la mano al Principe,
e la baciano.)

REGINA, PRINCIPE
Ah, ch'io già  più non resisto,
già  mi sento intenerir.
Vi ringrazio/Vi son grato e baciare anch'io vi vo'.

(La Regina, e il
Principe baciano la fronte di Lilla e Ghita.)

LUBINO, TITA
Va ben tutto, ma quel bacio approvar io non lo so.

LILLA, GHITA
Già  che siete sì cortese,
Maestà , pria d'andar via un balletto
del paese non vi spiaccia di veder.

REGINA, PRINCIPE
Sì, carissime, ballate,
io vi guardo con piacer.

REGINA, PRINCIPE, PODESTÀ, LUBINO, TITA
Giovinette/No, due spose
più garbate non si danno in verità .

PRINCIPE
Son per me tante stoccate
tutto quel che Lilla fa!

LILLA
La chitarra su ripiglia e una bella seghidiglia
suona o Ghita, io ballerò.

(Canta e suona la chitarra.
Lilla balla con Lubino.)

GHITA
Quando l'alba nascente scopre il viso bel,
col suo raggio lucenteorna terra e ciel.
Ma se il sole nel mare verso sera va,
terra e ciel languir pare privo di beltà .

TUTTI
Come danza! Come canta!
Brave, brave in verità !

GHITA
La chitarra or tu ripiglia
e una bella seghidiglia suona
o Lilla, io ballerò.

(Lilla canta e suona la chitarra,
mentre Ghita balla con Tita.)

LILLA
Finché l'alma Isabella fra noi tenne amor,
lieto rise per quella dei serrani il cor.
Or che noi la perdiamo,
tutto se ne va, ma una speme serbiamo:
che ritornerà .

TUTTI
Come balla! Come canta!
Brave, brave in verità !

REGINA
Basta, basta, o miei cari.
Io più non posso trattenermi tra voi.
Parto, ma meco grata memoria reco dell'onestà ,
dei bei vostri costumi.
Addio addio v'abbiano in guardia i Numi.

(La Regina parte, i tre contadini,
e i cacciatori la seguono.)

TUTTI
Il segno usitato, de' cani il latrato,
a voi, gran Regina,
m'ha fatto volar.
Allegri su andiamo con sua Maestà .



F I N E