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La Clemenza di Tito Libretto

La Clemenza di Tito

di

Wolfgang Amadeus Mozart

 

Opus K.621, Prima Esecuzione il 6.9.1791 Nationaltheater, Praha

 

Personaggi:
Vitellia,
Sesto,
Annio,
Tito,
Publio,
Vitelia,
Annio;

Coro



 

 


ATTO PRIMO


Appartimenti di Vitellia


(Recitativo)

VITELLIA
Ma che? sempre l'istesso,
Sesto, a dirmi verrai? So, che sedotto
fu Lentulo da te; che i suoi seguaci
son pronti gia, che il Campidoglio acceso
dara moto a un tumulto. Io tutto questo
gia mille volte udii, la mia vendetta
mai non veggo pero. S'aspetta forse
che Tito a Berenice in faccia mia
offre d'amor insano
l'usurpato mio soglio, e la sua mano?
Parla, di, che s'attende?

SESTO
Oh Dio!

VITELLIA
Sospiri!

SESTO
Pensaci meglio, oh cara,
pensaci meglio. Ah non togliamo in Tito
la sua delizia al mondo, il Padre a Roma,
l'amico a noi. Fra le memorie antiche
trova l'egual, se puoi. Fingiti in mente
Eroe piu generoso, e piu clemente.
Inutil chiama, perduoto il giorno ei dice,
in cui fatto non ha qualcun felice.

VITELLIA
Dunque a vantarni in faccia
venisti il mio nemico? e piu non pensi
che questo Eroe clemente un soglio usurpa
dal suo tolto al mio padre?
che m'inganno, che mi sedusse, (e questo
e il suo fallo maggior) quasi ad amarlo.
Ma una barbara, Sesto,
un'esule antepormi, una regina!

SESTO
Ah principessa,
tu sei gelosa.

VITELLIA
Io!

SESTO
Si.

VITELLIA
Gelosa io sono,
se non soffro un disprezzo.

SESTO
Eppur...

VITELLIA
Eppure non hai cor d'acquistami.

SESTO
Io son...

VITELLIA
Tu sei
sciolto d'ogni promessa. A me non manca
piu degno esecutor dell'odio mio.

SESTO
Sentimi!

VITELLIA
Intesi assai.

SESTO
Fermati!

VITELLIA
Addio.

SESTO
Ah, Vitellia, ah mio Nume,
non partir! dove vai?
perdonami, ti credo, io m'ingannai.

(Duetto)


SESTO
Come ti piace imponi:
Regola i moti miei.
Il mio destin tu sei,
Tutto faro per te.

VITELLIA
Prima che il sol tramonti,
Estinto io vo l'indegne.
Sai ch'egli usurpa un regno,
Che in sorte il ciel mi die.

SESTO
Gia il tuo furor m'accende.

VITELLIA
Ebben, che piu s'attenfe?

SESTO
Un dolce sguardo almeno
Sia premio alla mia fe!

(Recitativo)

A DUE
Fan mille affetti insieme
battaglia in me spietata.
Un'alma lacerata
piu della mia non v'e.

ANNIO
Amico, il passo affretta;
Cesare a se ti chiama.

VITELLIA
Ah, non perdete
questi brevi momenti. A Berenice
Tito gli usurpa.

ANNIO
Inngiustamente oltraggi,
Vitellia, il nostro Eroe. Tito ha l'impero
e del mondo, e di se. Gia per suo cenno
Berenice parti.

SESTO
Come?

VITELLIA
Che dici?

ANNIO
Voi stupite a ragion. Roma ne piange,
di maraviglia, e di piacere. Io stesso
quasi nol credo: ed io
fui presente, o Vitellia, al grande addio.

VITELLIA
(Oh speranze!)
Sesto, sospendi
d'eseguire i niei cenni; il colpo anocra
non e maturo.

SESTO
E tu non vuoi ch'io vegga!...
ch'io mi lagni, oh crudele!...

VITELLIA
Or che vedesti?
di che ti puoi lagnar?

SESTO
Di nulla. (Oh Dio!)
Chi provo mai tormento eguale al mio.

(Aria)

VITELLIA
Deh se piacer mi vuoi,
Lascia i sospetti tuoi;
Non mi stancar con questo
Molesto dubitar.

Chi ciecamente crede,
Impegne a serbar fede;
Chi sempre inganni aspetta
Aletta ad ingannar.

(parte)


(Recitativo)

ANNIO
Amico, ecco il momento
di rendermi felice. All'amor mio
Servilia promettesti. Altro non manca
che d'Augusto l'assenso. Ora da lui
impetrarlo potresti.

SESTO
Ogni tua brama,
Annio, m'è legge. Imaziente anch'io
questo nuovo legame, Annio, desto.

(Duettino)

ANNIO, SESTO
Deh prendi un dolce amplesso,
Amico mio fedel;
E ognor per me lo stesso
Ti serbi amico il ciel.

(partono)


(Parte del Foro Romano magnificamente adornato d'archi,
obelischi, e trofei; in faccia aspetto esteriore del Campidoglio, e
magnifica strada, per cui vi ci ascende.)

(Publio, senatori romani, e i legati dlle province sogette,
destinati a presentare al senato gli annui imposti tributi.
Mentre Tito, preceduto da littori, seguito da pretoriani, e
circondato da numeroso popolo, scende dal Campidoglio,
cantarsi il seguente:)


CORO
Serbate, oh Dei custodi
Della romana sorte,
In Tito il giusto, il forte,
L'onor di nostra eta.

(Nel fine del coro suddetto, Annio e Sesto da diverse parti.)

(Recitativo)


TITO
Basta, basta, oh miei fidi.
Sesto a me s'avvicini; Annio non parta.
Ogn'altro s'allontani.

(Si ritirano tutti fuori dell'atrio, e vi rimangono Tito, Sesto ed Annio.)


ANNIO
(Adesso, oh Sesto,
parla per me.)

SESTO
Come, Signor, potesti
la tua bella regina?...

TITO
Ah, Sesto, amico,
che terribil momemto! Io non credei...
basta; ho vinto; parti. Tolgasi adesso
a Roma ogni sospetto
di vederla mia sposa. Una sua figlia
vuol verder sul mio soglio,
a appargala convien. Giacche l'amore
scelse invano a miei lacci, io vo', che almeno
l'amicizia li scelga. Al tuo s'unisca,
Sesto, il cesareo sangue. Oggi mia sposa
sara la tua germana.

SESTO
Servilia!

TITO
Appunto.

ANNIO
(Oh me infelice!)

SESTO
(Oh Dei!
Annio e perduto.)

TITO
Udisti?
che dici? non rispondi?

SESTO
E chi potrebbe
risponderti, Signor? M'opprime a segno
la tua bonta. Che non ho cor... vorrei...

ANNIO
(Sesto e in pena per me.)

TITO
Spiegatti. Io tutto
faro per tuo vantaggio.

SESTO
(Ah si serva l'amico.)

ANNIO
(Annio, coraggio.)

SESTO
Tito...

ANNIO
Augusto, conosco
di Sesto il cor.
Ma tu consiglio
da lui prender non dei. Come potresti
sposa elegger piu degna
dell'imperio, e di te? Virtu, belleza,
tutto e in Sevilla. Io le conobbi in volto
ch'era nata a regnar. De'miei presagi
l'adempimento e questo.

SESTO
(Annio parla cosi? Sogno, o son desto!)

TITO
Ebben, recane a lei,
Annio, tu la novella. E tu mi siegui,
amato Sesto; e queste
tue dubbiezze deponi. Avrai tal parte
tu ancor nel soglio, e tanto
t'innalzero, che restera ben poco
dello spazio infinito,
che frapposer gli Dei fra Sesto, e Tito.

(Aria)

TITO
Del piu sublime soglio
L'unico frutto e questo;
Tutto e tormento il resto,
E tutto e servitu.
Che avrei, se ancor perdessi
Le sole ore felici,
Ch'ho nel giovar gli oppressi,
Nel sollevar gli amici;
Nel dispensar tesori
Al merto, e alla virtu?

(parla con Sesto)


(Recitativo)

ANNIO
Non ci pentiam. D'un generoso amante
era questo il dover. Mio cor, deponi
le tenerezze antiche; e tua sovrana
chi fu l'idolo tuo. Cambiar conviene
in rispetto l'amore. Eccola. Oh Dei!
mai non parve si bella agli occhi miei.

SERVILIA
Mio ben...

ANNIO
Taci, Servilia. Ora e delitto
il chiamarmi cosi.

SERVILIA
Perche?

ANNIO
Ti scelse
Cesare (che martir!) per sua consorte.

SERVILIA
Io sposa
di Cesare? E perche?

ANNIO
Perche non trova
belta, virtu, che sia
piu degna d'inpero, anima... oh stelle!
che diro? lascia, Augusta,
deh lasciami partir.

SERVILIA
Cosi confusa
abbandonarmi vuoi? Spiegati; dimmi,
come fu? Per qual via?...

ANNIO
Mi perdo, s'io non parto, anima mia.

(Duetto)

ANNIO
Ah perdona al primo affetto
Questo accento sconsigliato;
Colpa fu del labbro usato
A cosi chiamarti ognor.

SERVILIA
Ah tu fosti il primo oggetto,
Che finor finor fedel' amai;
E tu l'ultimo sarai
Ch'abbia nido in questo cor.

ANNIO
Cari accenti del mio bene.

SERVILIA
Oh mia dolce, cara speme.

SERVILIA, ANNIO
Piu che ascolto i sensi tuoi,
in me cresce piu l'ardor.
Quando un'alma e all'altra unita,
Qual piacer un cor risente!
Ah si tranchi dalla vita
Tutto quel che non e amor.

(partono)

(Ritiro delizioso nel soggiorno imperiale sul colle Palatino.)

(Recitativo)


TITO
Che mi rechi in quel foglio?

PUBLIO
In nomi ei chiude
de'rei che osar con temerari accenti
de'Cesare gia spenti
la memoria oltraggiar.

TITO
Barbara inchiesta,
che agli estini non giova, e somministra
mille strade alla frode
d'insidiar gl'innoncenti.

PUBLIO
Ma v'e, Signor, chi lacerate ardisce
anche il tuo nome.

TITO
E che percio? se 'l mosse
leggerezza; nol curo;
se follia; Io compiango;
se ragion; gli son grato! e se in lui sono
impeti di malizia; io gli perdono.

PUBLIO
Almen...

SERVILIA
Di Tito al pie...

TITO
Servilia! Augusta!

SERVILIA
Ah Signor, si gran nome
non darmi ancora. Odimi prima. Io deggio
palesarti un arcan.

TITO
Publio, ti scosta;
ma non partir.

(Publio si ritira.)


SERVILIA
Che del cesaero alloro
me fra tante piu degne,
generoso Monarca, inviti a parte,
e dono tal, che destaria tumulto
nel piu stupido cor...ma...

TITO
Parla...

SERVILIA
Il core,
Signor, non e piu mio. Gia da gran tempo
Annio me lo rapi. Valor che basti,
non ho per obliarlo.

TITO
Grazie, o Numi del ciel. Pur si ti ritrova
chi s'avventuri a dispiacer col vero.
Alla grandezza tua la propria pace
Annio pospone! Tu ricusi un trono
per essergli fedele! Ed io dovrei
turbar fiamme si belle!
Sgombra ogni tema.

(Aria)

TITO
Ah, se fosse intorno al trono
Ogni cor cosi sincero,
non tormento un vasto impero,
Ma saria felicita.
Non dovrebbero i regnanti
Tollerar si grave affanno,
Per distinguer dall'inganno
l'insidiata verita.

(parte)

(Recitativo)


SERVILIA
Felice me!

VITELLIA
Posso alla mia sovrana
offrir del mio rispetto i primi omaggi?
posso adorar quel volto,
per cui d'amor ferito,
ha perdutto il riposo il cor di Tito?

SERVILIA
Non esser meca irata;
forse la regia destra e a te serbata.

(parte)


VITELLIA
Ancora mi schernisce?
Questo soffrir degg'io
vergrognoso disprezzo? Ah, con qual fasto
qui mi lascia costei! barbaro Tito,
il parea dunque poco
Berenice antepormi? Io dunque sono
l'ultima de'viventi. Ah, trema ingrato,
trema d'avermi oddesa. Oggi il tuo sangue...

SESTO
Mia vita.

VITELLIA
Ebben, che rechi? il Campidoglio
e acceso? e incenerito?
Lentulo dove sta? Tito e punito?

SESTO
Nulla intrapresi ancor.

VITELLIA
Nulla! e si franco
mi torni innanzi? E con qual merto ardisc
di chiamarmi tua vita?

SESTO
Sa una ragion potesse
almen giutificarmi?

VITELLIA
Una ragione!
mille n'avrai,
eccoti aperta
una strada all'impero.
Renderti fortunato
puo la mia mano? Corri,
mi vendica, e son tua.

SESTO
Basta, basta non piu, gia m'inspirasti,
Vitellia, il tuo furor. Arder vedrai
fra poco il Campidoglio, e quest'acciaro
nel sen di Tito...

VITELLIA
Eh, non ti credo;
m'ingannerai di nuovo. In mezzo all'opra,
ricorderai...

SESTO
No; mi punisca amore,
se penso ad ingannarti.

VITELLIA
Dunque corri; che fai?
Perche non parti?

(Aria)

SESTO
Parto, ma tu ben mio,
Meco ritorna in pace;
Saro qual piu ti piace;
Quel che vorrai fato.
Guardami, e tutto oblio,
E a vendicarti io volo;
A questo sguardo dolo
Da me si pensera.
Ah qual poter, oh Dei!
Donaste alla belta.

(parte)

(Recitativo)


VITELLIA
Vedrai, Tito, vedrai, che alfin si vile
questo volto non e. Basta a sedurti
gli amici almen, se ad invaghirti e poco.
Ti pentirai...

PUBLIO
Tu qui, Vitellia? Ah corri,
va Tito alle tue stanze.

ANNIO
Vitellia,il passo affreyta,
Cesare di te cerca.

VITELLIA
Cesare!

PUBLIO
Ancor nol sai?
sua consorte t'elesse.

ANNIO
Tu sei la nostra Augusta; e il primo omaggio
gia da noi ti si rende.

PUBLIO
Ah, principessa, andiam; Cesare attende.

(Terzetto)

VITELLIA
Vengo...aspettate...Sesto!...
Ahime!...Sesto!...e partito?...
Oh sdegno mio funesto!
Oh insano mio furor!
Che angustia, che tormento!
Io gelo, oh Dio! d'arror.

PUBLIO,ANNIO
Oh come un gran contento,
Come confonde un cor.

(partono)

(Campidoglio, come prima.)

(Recitativo accompagnato)


SESTO
Oh Dei, che smania e questa,
che tumulto ho nel cor! Palpito, agghiaccio,
m'incammino, m'arresto; ogn'aura, ogn'ombra
mi fa tremare. Io non credae, che fosse
si difficile impresa esser malvagio.
Ma compirla convien. Almen si vada
con valor e perir. Valore! E come
puo averne un traditor? Sesto infelice!
tu traditor! Che orribil nome! Eppure
t'affretti a meritarlo. E chi tradisci?
il piu grande, il piu giusto, il piu clemente
Principe della terra, a cui tu devi
quanto puoi, quanto sei. Bella mercede
gli rendi in vero. Ei t'innalzo per fati
il carneficesuo. M'inghiotta il suolo
prima ch'io tal divenga. Ah non ho core,
Vitellia, a secondar gli sdegni tuoi.
Morrei prima del colpo in faccia a lui.

(Si desta nel Campidoglio un incendio
che a poco a poco va crescendo.)


SESTO
S'impedisca...ma come,
arde gia il Campidoglio.
Un gran tumulto io sento
d'armi, e d'armati: ahi! tardo il pentimento.

(Quintetto con coro)

SESTO
Deh, conservate, oh Dei,
A Roma il suo spendor,
Oh almeno i giorni miei
Coi suoi troncate ancor.

ANNIO
Amico, dove vai?

SESTO
Io vado...la saprai.
Oh Dio, per mio rossor.

(Ascende frettoloso nel Campidoglio.)


ANNIO
Io Sesto non intendo...
Ma qui Servilia viene.

SERVILIA
Ah che tumulto orrendo!

ANNIO
Fuggi di qua mio bene.

SERVILIA
Si teme che l'incendio
Non sia dal caso nato,
Ma con peggior disegno
Ad arte suscitato.

CORO
(in distanza)
Ah!...

PUBLIO
V'e in Roma una congiura,
Per Tito ahime pavento;
Di questo tradimento
Chi mai sara l'autor.

CORO
Ah!...

SERVILIA, ANNIO, PUBLIO
Le grida ahime ch'io sento

CORO
Ah!...

SERVILIA, ANNIO, PUBLIO
Mi fan gelar d'orror.

(Vitellia entra.)


CORO
Ah!....

VITELLIA
Chi per pietade oh Dio!
M'addita dov'e Sesto?
(in odio a me son' io
Ed ho di me terror.)

SERVILIA ANNIO, PUBLIO
Di questo tradimento
Chi mai sara l'autor.

CORO
Ah!...ah!...

VITELLIA, SERVILIA, ANNIO, PUBLIO
Le grida ahime ch'io sento
Mi fan gelar d'arror.

CORO
Ah!...ah!...

(Sesto scende dan Campidoglio.)


SESTO
(Ah dove mai m'ascondo?
Apriti, oh terra, inghiottimi,
E nel tuo sen profondo
Rinserra un traditor.)

VITELLIA
Sesto!

SESTO
Da me che vuoi?

VITELLIA
Quai sguardi vibri intorno?

SESTO
Mi fa terror il giorno.

VITELLIA
Tito?...

SESTO
La nobil alma
verso dal sen trafitto.

SERVILIA, ANNIO, PUBLIO
Qual destra rea macchiarsi
Pote d'un tal delitto?

SESTO
Fu l'uom piu scellerato,
L'orror della natura,
Fu...

VITELLIA
Taci forsennato,
deh non ti palesar.

VITELLIA, SERVILIA, SESTO, ANNIO, PUBLIO
E' dunque l'astro e spento,
Di pace apportator.

TUTTI e CORO
Oh nero tradimento
Oh giorno di dolor!

 

 

 

ATTO SECONDO




Ritiro delizioso nel soggiorno imperiale sul colle Palatino.


(Recitativo)

ANNIO
Sesto, come tu credi,
Augusto non peri. Calma il tuo duolo;
in questo punto ei torna
illeso dal tumulto.

SESTO
Eh! tu m'inganni.
Io stesso lo mirai cader trafitto
da scellerato acciaro.

ANNIO
No, travedesti.
Tra il fumo, e tra il tumulto
altri Tito ti parve.

SESTO
Altri! e chi mai
delle cesaree vesti
ardirebbe adornarsi? Il sacro alloro,
l'augusto ammanto...

ANNIO
Ogni argomento e vano,
vive Tito, ed e illeso.
Dunque tu stesso a lui
corri, e 'l vedrai.

SESTO
Ch'io mi presenti a Tito
dop averlo tradito?

ANNIO
Tu la trdisti?

SESTO
Io del tumulto, io sono
il primo autor.

ANNIO
Come! perche?

SESTO
Non posso
dirti di piu.

ANNIO
Sesto e infidele!

SESTO
Amico,
m'ha perduto un instante. Addio! M'involo
alla patria per sempre.
Ricordati di me.

ANNIO
Fermati; oh Dei! pensiamo...incolpan molti
di questo incendio il caso; e la congiura
non e certa finora...

SESTO
Ebben, che vuoi?

ANNIO
Che tu non parta ancora.

(Aria)

ANNIO
Torna di Tito a lato;
Torna, e l'error passato
Con replicate emenda
Prove di fedelta.

L'acerbo tuo dolore
E segno manifesto,
Che di virtu nel core
L'immagine ti sta.

(parte)

(Recitativo)


SESTO
Partir deggio, o restar? Io non ho mente
per distinguer consigli.

VITELLIA
Sesto, fuggi, conserva
la tua vita, e 'l mio onor. Tu sei perduto,
se alcun ti scopre, e se scoperto sei,
pubblico e il mio segreto.

SESTO
In questo seno
sepolto restera. Nessuno il seppe.
Tacendolo morro.

PUBLIO
Sesto!

SESTO
Che chieldi?

PUBLIO
La tua spada.

SESTO
E perche?

PUBLIO
Vieni.

VITELLIA
(Oh colpo fatale!)

SESTO
(dà  la spada)
Al fin, tiranna...

PUBLIO
Sesto, partir conviene. E gia raccolto
per udirti il senato; e non poss'io
differir di condurti.

SESTO
Ingrata, addio!

(Terzetto)

SESTO
Se al volto mai ti senti
Lieve aura che s'aggiri,
Gli estremi miei sospiri
Quelle'allito sara.

VITELLIA
(Per me vien tratto a morte:
Ah dove mai s'ascondo!-
Fra poco noto al mondo
Il fallo mio sara.)

PUBLIO
Vieni...

SESTO
(a Publio)
Ti seguo...
(a Vitellia)
addio.

VITELLIA
(a Sesto)
Senti...mi perdo...Oh Dio!
(A Publio)
Che crudelta!

SESTO
(a Vitellia, in atto di partire)
Rammenta chi t'adora
In questo stato ancora.
Mercede al mio dolore
Sia almen la tua pieta.

VITELLIA
(mi laceran il core
Rimorso, orror, spavento!
Quel che nell'alma io sento
Di duol morir mi fa.)

PUBLIO
L'acerbo amaro pianto,
Che da' suoi lumi piove,
L'anima mi commove,
ma vana e la pieta!

(Publio e Sesto partono con le guardie, e
Vitellia dalla parte opposta.)

(Gran sala destinata alle pubbliche udienze.)


Coro

CORO
Ah grazie si redano
Al sommo fattor,
Che in Tito de trono
Salvo Io splendor.

TITO
Ah no, sventurato
Non sono cotanto,
Se in Roma il mio fato
Si trova compianto,
Se voti par Tito
Si formano ancor.

CORO
Ah grazie si rendano
Al sommo fattor,
Che in Tito del trono
Salvo Io splendor.

(Recitativo)

TITO
Andremo,
Publio, fra poco. Io non avrei riposo,
se di Sesto il destino
pria non sapessi. Avra il Senato omai
le sue discolpe udite; avra scoperto,
vedrai, ch'egli e innocente; e non dovrebbe
tardar molto l'avviso.

PUBLIO
Ah troppo chiaro
Lentulo favello.

TITO
E puoi
creder Sesto infedele? Io dal mio core
il suo misuro ; e un impossibil parmi
ch'egli m'abbia tradito.

PUBLIO
Ma, Signor, non han tutti il cor di Tito.

(Aria)

PUBLIO
Tardi s'avede
D'un tradimento
Chi mai di fede
Mancar non sa.
Un cor verace
Pieno d'onore
Non e portento
Se ogn'altro core
Crede incapace
D'infedelta.

(parte)

(Recitativo)


TITO
No, cosi scellerato
il mio Sesto non credo.
Annio, che rechi?
L'innocenza di Sesto?
Consolami!

ANNIO
Signor! pieta per lui
ad implorar io vengo.

PUBLIO
Cesare, nol diss'io. Sesto e l'autore
della trama crudel.

TITO
Publio, ed e vero?

PUBLIO
Purtroppo; ei di sua bocca
tutto affermo. Co' complici il senato
alle fiere il condanna. Ecco il decreto
terribile, ma giusto;
ne vi manca, o Signor, che il nome augusto.

TITO
Omnipossenti Dei!

ANNIO
Ah, pietoso, monarca...

TITO
Annio, per ora
lasciami in pace.

PUBLIO
Alla gran pompa unite
sai che le genti omai...

TITO
Lo so partite!

ANNIO
Deh, perdona, s'io parlo
in favor d'un insano
Dalla mia cara sposa egli e germano.

(Aria)


ANNIO
Tu fosti tradito;
Ei degno e di morte,
Ma il core di Tito
Pur lascia sperar.
Deh prendi consiglio,
Signor, dal tuo core:
Il nostro dolore
Ti degna mirar.

(Publio ed Annio partono.)

(Recitativo accompagnato)


TITO
Che orror! che tradimento!
Che nera infedelta! Fingersi amico!
essermi sempre al fianco: ogni monmento
esiger dal mio core
qualche prova d'amore; e starmi intanto
preparando la morte! Ed io sospendo
ancor la pena? e la sentenza ancora non segno?-
Ah si, lo scellerato mora!
mora...ma senza udirlo
mando Sesto a morir? Si: gia l'intense
abbastanza il senato. E s'egli avesse
qualche arcano a svelarmi?
Ola! S'ascolti,
a poi vada al supplicio.
(alla guardia che entra)
A me si guidi Sesto.
(La guardia parte.)
E pur di chi regna
infedelice il destino! A noi si nega
cio che a' piu bassi e dato. In mezzo al bosco
quel villanel mendico, a cui circonda
ruvida lana il rozzo fianco, a cui
e mal fido riparo
dall'ingiurie del ciel tugurio informe,
placido i sonni dorme,
passa tranquillo i di. molto non brama:
sa chi l'odia, e chi l'ama: unito o solo
torna sicuro alla foresta, al monte;
e vede il core ciascheduno in fronte.

(Terzetto)

SESTO
(fra il guardie e Publio, entra e si ferma)
(Quello di Tito e il volto!
Ah dove oh stelle! e andata
La sua dolcezza usata!
Or ei mi fa tremar!)

TITO
(Eterni Dei! di Sesto
Dunque il sembiante e questo!
Oh come puo un delitto
Un volto trasformar!)

PUBLIO
(Mille diversi affetti
In Tito guerra fanno.
S'ei prova un tale affanno, Lo seguita ad amar.)

TITO
Avvicinati!

SESTO
(Oh! voce
Che piombami sul core.)

TITO
Non odi?

SESTO
(Di sudore
Mi sento oh Dio bagnar!)

TITO, PUBLIO
(Palpita il traditore,
Ne gli occhi ardisce alzar.)

SESTO
(Oh Dio! non puo chi more
Non puo di piu penar.)

(Recitativo)

TITO
(Eppur mi fa pieta.) Publio, custodi,
lasciatemi con lui.

(Publio e le guardie partono.)


SESTO
(No, di quel volto
non ho costanza a sostener l'impero.)

TITO
Ah, Sesto, dunque e vero?
Dunque vuoi la mia morte? In che t'offense
il tuo Prence, il tuo Padre,
il tuo Benefattor? Se Tito Augusto
hai potuto obliar, di Tito amico
come non ti sovenne?

SESTO
Ah, Tito, ah, mio
clementissimo Prence,
non piu, non piu; se tu veder potessi
questo misero cor; spergiuro, ingrato,
pur ti ferei pieta. Tutte ho sugli occhi,
i benefici tuoi; s'offrir non posso,
ne l'idea di me stresso,
ne la presenza tua!

TITO
Odimi, oh Sesto;
siam soli; il tuo sovrano
non e presente. Apri il tuo core a Tito;
confidati all'amico. io ti prometto,
che Augusto nol sapra. Del tuo delitto
di la prima cagion. Cerchiamo insieme
una via scusarti. Io ne sarei
forse di te piu lieto.

SESTO
Ah, la mia colpa
non ha difesa.

TITO
E taci? E non rispondi? Ah, giacche puoi
tanto absusar di mia pieta.

SESTO
Signore...
sappi dunque...(che fo?)

TITO
Sieggi.

SESTO
(Ma quando
finiro di penar?)

TITO
Parla una volta:
che mi volevi dir?

SESTO
Ch'io son l'oggetto
dell' ira Dei; che la mia sorte
non ho piu forza a tollerar; ch'io stesso
traditor mi confesso, empio mi chiarmo;
ch'io merito la morte, e ch'io la bramo.

TITO
Sconoscente! e l'avrai.
(alle guardie)
Cutodi, il reo
toglietemi d'innanzi.

SESTO
Il bacio estremo
su quella invita man.

TITO
Parti; non e piu tempo,
or tuo giudice sono.

SESTO
Ah, sia questo, Signor, l'ultimo dono.

(Rondo)

SESTO
Deh per questo istante solo
Ti ricorda il primo amor.
Che morir mi fa di duolo
Il tuo sdegno il tuo rigor.
Di peitade indegno e vero,
Sol spirar io deggio orror.
Pur sareti men severo,
Se vedessi questo cor.
Disperato vado a morte;
Ma il morir non mi tormenta
Che fui teco un traditor!
(Tanto affanno soffre un core,
Ne si more di dolor!)

(parte)

(Recitativo)


TITO
Ove s'intese mai piu contumace
infedelta? Deggio alla mia negletta
disprezzata clemenza una vendetta.
Vendetta!...il cor di Tito
tali sensi produce?...Eh viva...invano
parlan dunque le leggi? Io, lor custode
l'eseguisco cosi? Di Sesto amico
non sa Tito scordarsi?...Ogn'altro effetto
d'amicizia, e pieta taccia per ora.
Sesto e reo; Sesto mora.
Ma dunque faccio
si gran forza al mio cor. Ne almen sicuro
saro ch'altri l'approvi? Ah, non si lasci
il solito cammin...
Viva l'amico!
benche infedele.

TITO
Publio.

PUBLIO
Cesare.

TITO
Andiamo
al popolo, che attende.

PUBLIO
E Sesto?

TITO
E Sesto,
venga, all'arena ancor.

PUBLIO
Dunque il suo fato?...

TITO
Si, Publio, e gia deciso.

PUBLIO
(Oh sventurato!)

(Aria)

TITO
Se all'impero, amici Dei,
Necessario e un cor severo;
O togliete a me l'impero,
O a me date un altro cor.
Se la fe de' regni miei
Coll'amr non assicuro:
D'una fede non mi curo,
Che sia frutto del timor.

(parte)

(Recitativo)


VITELLIA
Non giova lusingarsi;
Sesto gia mi scroperse.

SERVILIA
Ah, Vitellia!

ANNIO
Ah, principessa!

SERVILIA
Il misero germano...

ANNIO
Il caro amico....

SERVILIA
E condotto a morir.

VITELLIA
Ma che posso per lui?

SERVILIA
Tutto, a' tuoi prieghi
Tito lo donera.

ANNIO
Non puo negarlo
alla novella Augusta.

VITELLIA
Annio, non sono
Augusta ancor.

ANNIO
Pria che tramonti il sole
Tito sara tuo sposo. or, me presente,
per le pompe festive il cenno ei diede.

(parte)


VITELLIA
(Dunque Sesto ha taciuto! oh amore! oh fede!)

SERVILIA
Tu piangi!

VITELLIA
Ah parti!

SERVILIA
Ma tu perche restar? Vitellia, ah parmi...

VITELLIA
Oh, Dei! Parti, verro; non tormentarmi.

(Aria)


SERVILIA
S'altro che lacrime
Per lui non tenti,
Tutto il tuo piangere
Non giovera.
A questa inutile
Pieta che senti,
Oh quanto e simile
La crudelta.

(parte)

(Recitativo accompagnato)


VITELLIA
Ecco il punto, o Vitellia,
d'esaminar la tua costanza: avrai
valor che basti a riminar esangue
il tuo Sesto fedel? Sesto, che t'ama
piu della vita sua? Che per tua colpa
divenne reo? Che t'ubbidi crudele?
Che ingiusta t'adoro? Che in faccia a morte
si gran fede ti serba, e tu frattanto
non ignota a te stessa, andrai tranquilla
al talamo d'Augusto? Ah mi vedrei
sempre Sesto d'intorno; e ll'aure, e i sassi
ternerei che loquaci
mi scoprissero a Tito. A' piedi suoi
vadasi il tutto a palesar, Si scemi
il delitto di Sesto,
se scursa non si puo,
col fallo mio.
D'impero e d'imenei, speranze, addio.

(Rondo)

VITELLIA
Non piu di fiori
Vaghe catene
Discenda Imene
Ad intrecciar.
Stretta fra barbare
Aspre ritorte
Veggo la morte
Ver me avanzar.
Infelice! qual orrore!
Ah di me che si dira?
Chi vedesse il mio dolore,
Pur avria di me pieta.

(parte)

(Luogo magnifico, che introduce a vasto anfiteatro,
da cui per diversi archi scopresi la parte interna.
Si vedranno già  nell'arena i complici della congiura
condannati alle fiere.)

(Coro)


CORO
Che del ciel, che degli Dei
Tu il pensier, l'amor tu sei,
Grand'Eroe, nel giro angusto
Si mostro di questo di.
Ma, cagnion di maraviglia
Non e gia, felice Augusto,
Che gli Dei chi lor somiglia,
Custodiscano cosi.

(Recitativo)

TITO
Sesto, de'tuoi delitti
tu sai la serie, e sai
qual pena ti si dee. Roma sconvolta,
l'offesa Maesta, le leggi offese,
l'amicizia tradita, il mondo, il cielo
voglion la morte tua. De'tradimenti
sai pur ch'io son l'unico oggetto; or senti.

VITELLIA
Eccoti, eccelso Augusto,
eccoti al pie la piu confusa...

(s'inginocchia)


TITO
Ah sorgi,
che fai? che brami?

VITELLIA
Io ti conduco innazi
l'autor dell'empia trama.

TITO
Ov'e? Che mai
preparo tante insidie al viver mio?

VITELLIA
Nol crederai.

TITO
Perche?

VITELLIA
Perche son io.

TITO
Tu ancora?
E quanti mai,
quanti siete a tradirmi?

VITELLIA
Io la piu rea
son di ciascuno! Io meditai la trama;
il piu fedele amico
io ti sedussi; io del suo cieco amore
a tuo danno abusai.

TITO
Ma del tuo sdegno
chi fu cagnion?

VITELLIA
La tua bonta. Credei
che questa fosse amor. La destra e 'l trono
da te sperava in dono, e poi negletta
restai piu volte, e procurai vendetta.

(Recitativo accompagnato)

TITO
Ma che giorno e mai questo? Al punto stesso
che assolvo un reo, ne scopro un altro? E quando
trovero, giusti Numi,
un'anima fedel? Congiuran gli astri
cred' io, per obbligarmi a mio dispette
a diventar crudel. No: non avranno
questo trionfo. A sostener la gara,
gia m'impegno la mia virtu. Vediamo,
se piu costante sia
l'altrui perfidia, o la clemenza mia;
Ola: Sesto si sciolga: abbian di nuovo
Lentulo, e sui seguaci
e vita, e liberta: sia noto a Roma,
ch'io son lo stesso, e ch'io
tutto so, tutti assolvo, e tutto oblio.

(Sestetto con Coro)


SESTO
Tu, e ver, m'assolvi, Augusto;
Ma non m'assolve il core,
Che piangera l'errore,
Finche memoria avra.

TITO
Il vero pentimento,
Di cui tu sei capace,
Val piu d'una verace
Costante fedelta.

VITELLIA, SERVILIA, ANNIO
Oh generoso! oh grande!
A chi mai giunse a tanto?
Mi trae dagli acchi il pianto
L'eccelsa sua bonta.

TUTTI
(senza Tito)
Eterni Dei, vegliate
Sui sacri giorni suoi,
A Roma in lui serbate
La sua felicita.

TITO
Troncate, eterni Dei,
Troncate i giorni miei,
Quel di che il ben di Roma
Mia cura non sara.

TUTTI e CORO
(senza Tito)
Eterni Dei, vegliate
Sui sacri giorni suoi,
A Roma in lui serbate
La sua felicita.


F I N E