SILLA Roma, il Senato E 'l popolo m'ascolti. A voi presento Un cittadin proscritto, Che di sprezzar le leggi Osò furtivo. Ei, che d'un ferro armado In Campidoglio alle mie squadre appresso Tentò svenare il dittatore istesso. Grazia ei non cerca. Anzi di me non teme E m'oltraggia, e detesta. Ecco il momento Che decide di lui. Silla qui adopri L'autorità, che Roma Al suo braccio affidò. Giunia mi senta E m'insulti, se può. Quell' empio Silla Quel superbo tiranno a tutt odioso Vuol che viva Cecilio, e sia tuo sposo
GIUNIA E sarà ver?... Mia vita...
CECILIO Fida sposa. qual gioia... Qual cangiamento è questo?
AUFIDIO Che fu?
CELIA Lodi agli Dei.
CINNA Stupito resto.
SILLA Padri coscritti, or da voi creco, e voglio Quanto vergò la mano in questo foglio. De' cittadin proscritti Ei tutti i nomi accoglie; Ciascun ritorni alle paterne soglie.
CECILIO Oh, come degno or sei Del supremo splendor fra cui tu siedi!
GIUNIA Costretta ad ammirarti alfin Mi vedi.
AUFIDIO (Ah che la mia rovina Certa prevedo!)
SILLA In mezzo Al publico piacer, fra tante lodi, Ch'ogni labbro sincer prodiga a Silla, E perchè Cinna è il solo, Che infra occulti pensier confuso giace, E diviso da me sospira, e tace? Fedele amico...
CINNA Ah lascia Di chiamarmi così. Per opra mia Tornò Cecilio a Roma. In Campidoglio Per trucidarti io corsi, e armai non lungi Di cento anime audaci E la mano, e l'ardir. Io sol le faci A danni tuoi della discordia accesi...
SILLA Tu abbastanza dicesti Io tutto intesi.
CELIA (Dolci speranze addio!...)
SILLA La pena or senti D'ogni trama ascosa. Celia germana mia sarà tua sposa.
GIUNIA Bella virtù!
CECILIO Che generoso core!
CINNA E quale, oh giusto cielo, mi s'accende sul volto Vergognoso rossor? Come poss'io...
SILLA Quel rimorso mi basta, E tutto oblio.
CELIA (Me lieta!) Ah premia alfine il mio costante amor. Della clemenza mostrarti degno, E di quel core umano la virtù, la pietade...
CINNA Ecco la mano.
SILLA Qual de' trionfi miei Eguagliar potrà questom eterni Dei?
AUFIDIO Lascia, ch'a piedi tuoi Grazia implori da te. De' miei consigli, Delle mie lodi adulatrici or sono pentito...
SILLA Aufidio, sorgi. Io ti perdono. Così lodevol opra Coronisi da me. Romani. Dal capo mio si tolga Il rispettato alloro, e trionfale; Più dittator non son. son vostro uguale. Ecco alla Patria resa La libertade. Ecco asciugato alfine Il civil pianto. Ah no, che 'l maggior bene La gradezza non è. Madre soltanto È di timor, di affanni Di frodi, e tradimenti. Anzi per lei Cieco mortal dalla calcata via Di giustizia, e pietà spesso travìa. Ah sì conosco a prova Che assai più grata all'alma D'un menzogner e la virtù del core.