SILLA Sempre dovrò vederti Lagrimosa e dolente? Il tuo bel ciglio Una sol volta almeno Non fia che si rivolga a me serno? Cielo! tu non rispondi? Sospiri? ti confondi? ah sì, mi svela Perchè così penosa T'agiti, impallidisci, e scansi ad arte D'incontrar gli occhi Tuoi negli occhi miei?
GIUNIA Empio, perchè sol l'odio mio tu sei.
SILLA Ah no, creder non posso, Che a danno mio s'asconda Si fiera crudeltà nel tuo bel core Hanno i limiti suoi l'odio, e l'amore.
GIUNIA Il mio non già. Quant'amerò lo sposo, Tanto Silla odierò. Se fra gli estinti L'odio giunge, e l'amor, dentro quest'alma Che ad onta tua non cangerà giammai, Egli il mio amor, tu l'odio mio sarai.
SILLA Ma dimmi: in che t'offesi Per odiarmi così? che non fec' io, Giunia. per te? La morte Il genitor t'invola, ed io ti porgo Nelle mie mura istesse Un generoso asilo. Ogni dovere Dell'ospitalità qui teco adempio, E pur segui ad odiarmi, e Silla è un empio?
GIUNIA Stender dunque dovrei le braccia amanti A un nemico del padre? E ti scordasti Quanto contro di lui barbaro oprasti? In doloroso esiglio Fra i cittadin più degni Languisce, e more alfin lo sposo mio, E chi n'è la cagione amar degg'io? Per tua pena maggior, di novo il giuro, Amo Cecilio ancor. Rispetto in lui Benchè morto, la scelta Del genitor. Se l'inuman destino Dal fianco mio lo tolse Per secondare il tuo perverso amore Ah sì, viverà sempre in questo core.
SILLA Amalo pur superba, e in me detesta Un nemico tiranno. Or senti. In faccia Di tanti insulti io voglio Tempo lasciarti al pentimento. O scorda Un forsennato orgoglio, Un inutile affetto, un odio insano, O a seguir ti prepara Nell'Erebo fumante, e tenebroso L'ombra del genitor, e dello sposo.
GIUNIA Coll'aspetto di morte Del gran Mario una figlia Presumi d'avvilir? Non avria luogo Nell'alma tua la speme Chè oltraggia l'amor mio Se provassi, inumano, Di che è capace è un vero cor Romano.
SILLA Meglio al tuo rischio, o Giunia, Pensa, e risolvi. Ancora Un resto di pietade Sol perchè t'amo ascolto. Ah sì meglio risolvi...
GIUNIA Ho già risolto. Del genitore estinto ognora io voglio Rispettare il comando; Sempre Silla aborirre, Sempre adorar lo sposo, E poi morire.