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Armida Libretto

Armida

Dramma per musica in tre atti di Giovanni Schmidt, musica di Gioacchino Rossini




 

PERSONAGGI

Goffredo, Tenore
Rinaldo, Tenore
Idraote, Basso
Armida, Soprano
Gernando, Tenore
Eustazio, Tenore
Ubaldo, Tenore
Carlo, Tenore
Astarotte, Basso

Paladini, Guerrieri, Demoni, Larve, Soldati franchi,
Damasceni seguaci d'Armida.






ATTO PRIMO




Campo di battaglia. In distanza la città  di Gerusalemme.

SCENA PRIMA
Le trombe annunziano la presenza del
supremo duce, ed i Franchi, uscendo dalle
respettive tende, si schierano, facendogli i
militari onori. Comparisce Goffredo dalla
sua tenda, accompagnato da un numero di
paladini primari.

CORO DI PALADINI
Lieto, ridente
Oltre l'usato,
In oriente
Si mostra il dì.

PARTE DEL CORO
Forse la gloria,
Di pace allato,
La tua vittoria
Previen così.

TUTTO IL CORO
La tua vittoria
Previen così.

GOFFREDO
Ah! no: sia questo
Di tregua il giorno;
Dover funesto
Si compirà .
Arditi, all'ire
Farem ritorno.
Per or l'ardire
Ceda a pietà .

CORO DI PALADINI
Arditi, all'ire
Farem ritorno.
Per or l'ardire
Ceda a pietà .

GOFFREDO
Sì, guerrieri, fian sacre
All'estinto Dudon le nostre cure.
Funebre pompa all'onorata salma
Oggi la tomba dia. Laudi, sospiri
E tributo di pianto
Abbia l'eroe, che sul finir di vita
Il sentier di virtude agli altri addita.

SCENA SECONDA
Eustazio. I precedenti.

EUSTAZIO
Germano, a te richiede
Donna real, piangente,
Or di venirti al piede
Aita ad implorar.

GOFFREDO
Venga.
(Eustazio parte).
Maggior conforto
Che in sollevare un core
Assorto nel dolore,
Alma non può trovar.

CORO DI PALADINI
Suol di virtude in porto
L'esempio tuo, signore,
Ogni anima guidar.

SCENA TERZA
Preceduta e seguita da molti guerrieri, fra'
quali Eustazio, comparisce Armida sopra
un cocchio, accompagnata da Idraote sotto
spoglie di privato, e da picciol seguito di
Damasceni a cavallo.

Ognuno le se affolla d'intorno.

CORO GENERALE
Quell'astro mattutino,
Forier de' rai del giorno,
Di tanta luce adorno
Non si mostrò finor.

Del volto peregrino
L'angelica possanza
Ogni splendore avanza,
Offusca ogni splendor.
(Armida scende, e guidata da
Eustazio si presenta a Goffredo).

ARMIDA
Signor, tanto il tuo nome ovunque suona,
Che fino a' tuoi nemici
Avvien che desti in petto
Sensi di maraviglia e di rispetto.
Del trono di Damasco in me l'erede
(La cui sventura eccede
Ogni più ria sventura) io ti presento.
Il barbaro Idraote,
Di sangue a me congiunto, il serto avito
Non sol pensa involarmi,
Che insidia i giorni miei.
Se magnanimo sei, che tal ti credo,
Quanto sei valoroso,
Da te sperar mi giova il mio riposo.

GOFFREDO
Principessa gentil, che far poss'io?
Parla.

ARMIDA
La tua pietade
Io reclamo. Fra tanti,
Che qui ti fan corona, eccelsi eroi,
La desolata Armida
Dieci eletti campioni a te richiede.
Questi a ripormi in sede
Bastanti son. Fedele il popol mio,
Attende solo chi l'inciti all'armi;
E se avvien ch'io mi mostri di Damasco
Con tai prodi alle mura,
Duce, la mia fortuna è appien sicura.
(Abbassandogli occhi, con finta umiltà 
aspetta la risposta di Goffredo).


IDRAOTE
(Che dirà ?)

EUSTAZIO
(Quella voce, i mesti accenti
Penetran l'alma mia.)

GOFFREDO
(dopo aver pensato)
Reina, senti.
In servigio del cielo,
Sangue e sudor da noi si spande. Rieda
In libertà  Sionne; su quel monte
Di nostra fede ondeggi
Il venerato segno,
E poi si pensi al tuo perduto regno.
(Armida mostra di piangere, Idraote freme,
Eustazio ed un numero di paladini danno
segni di rammarico).

ARMIDA
Sventurata! or che mi resta
Se pietà  non trovo in te?
Della morte, più funesta
È la vita omai per me.

GOFFREDO
Calma il duolo; per te spenta
La speranza ancor non è.
La promessa mia rammenta:
Prendi in pegno la mia fé.

IDRAOTE
(Non tradirmi, amica speme;
Non stancarti o mio furor.)

EUSTAZIO e CORO
(Non ha core chi non geme
Al suo pianto, al suo dolor.)

ARMIDA
(Per me ognun sospira e geme
Preda omai d'un folle amor.)
(A Idraote)
Vieni.

EUSTAZIO
Dove?

ARMIDA
Ove mi guida
Il rigor d'avversa stella.

EUSTAZIO
(ad Armida)
Ferma...

IDRAOTE
Ahi misera donzella!

EUSTAZIO
Deh! german, pietà  d'Armida.

CORO
(a Goffredo)
Deh! pietà  di lei, signor.

GOFFREDO
(Or che farò? Ceder dovrò?
M'assisti, o ciel.)

ARMIDA
Speme non ho,
Regger non so...
Fato crudel!

EUSTAZIO e IDRAOTE
(Chi può soffrir
Il suo martir,
Alma non ha.)

CORO
Veder languir
Infra' sospir
Real beltà ...

EUSTAZIO, IDRAOTE e CORO
(Oh crudeltà !)

GOFFREDO
(M'assisti, o ciel.)

ARMIDA
Fato crudel!

CORO
Signor, pietà .

EUSTAZIO
German, se togli al campo
Breve drappel di noi,
Non fia che rechi inciampo
De' Franchi al trionfar.
All'oppugnate mura
Restino i duci eroi;
Guerrier noi di ventura,
Possiam per lei pugnar.

IDRAOTE
Pietà , dover c'invita
Gli oppressi a sollevar.

CORO
Gloria il sentier ci addita
Che noi dobbiam calcar.

GOFFREDO
(dopo breve pausa)
Cedo al comun desio:
Fian paghi i voti suoi.

ARMIDA
E sarà  ver?

ARMIDA, EUSTAZIO e IDRAOTE
(Cor mio,
Al fin potrai sperar.)

ARMIDA
Per me propizio il fato,
Rallenta il suo rigore.
Ah! sì, questo mio core
Comincia a respirar.

TUTTI, fuorché GOFFREDO
Per te propizio il fato,
Rallenta il suo rigore.
Armida, il tuo bel core
Cominci a respirar.

GOFFREDO
(Un moto inusitato,
Un gelido timore,
Presagio di dolore,
Mi sento in sen destar.)
Cedei, guerrieri, è ver; però vogl'io
Che dalla vostra schiera
Si elegga un successor del duce spento.
Ei scelga a suo talento
Fra voi dieci campioni. Il chiesto dono
Sappia ciascuno che si concede a lei
Da' vostri sì, non da' consigli miei.
(Goffredo parte con seguito di guerrieri, e le schiere
si ritirano. Frattanto un numero di paladini va con
Eustazio in disparte e parlano alquanto fra loro).

SCENA QUARTA
Eustazio, Armida, Idraote, paladini, ecc.,
Gernando.

EUSTAZIO
(avanzandosi)
Opportuna è la scelta:
Successor di Dudon Rinaldo sia.

GERNANDO
(Rinaldo!... Il vero ascolto?... Oh rabbia!)

ARMIDA
(Oh nome!
Caro nome e fatal!)

IDRAOTE
(sotto voce ad Armida)
Questi è l'oggetto
In cui, prima d'ogni altro, oggi vorrei,
Per antico desio,
Sbramar lo sdegno.

ARMIDA
(Questi è l'Idol mio.)

EUSTAZIO
Real donzella, il campo
A te per or serva d'asilo. Accinto
Ad obbedirti fia ciascuno.

ARMIDA
(Ho vinto.)
(Accompagnata da Eustazio, Armida
entra in una delle principali tende con
Idraote, col seguito de' Damasceni e
con parecchi paladini).

EUSTAZIO
Compagni, al suon di più festose grida
Si proclami Rinaldo.
(Parte col rimanente de' paladini).

SCENA QUINTA
Gernando.

GERNANDO
Oh sorte infida!
Come! a Dudon costui succede? Il grado,
Che vanto a me recar potea, fia suo?...
Ti scuoti al fin, Gernando;
Un italo garzon soffrir potrai
Che tanto a te sovrasti?... Ah! non sia mai.
Non soffrirò l'offesa,
Per questa spada il giuro;
Alma di gloria accesa
L'ire frenar non sa.
E questi son gli allori
Dovuti a' miei sudori?
Ahi quale, avverso il fato,
Cruda mercé mi da!

VOCI IN DISTANZA
Viva Rinaldo!...

GERNANDO
Oh affanno!
Decisa è la mia sorte.

VOCI COME SOPRA
...L'eroe ch'egual non ha!

GERNANDO
Oh duol ch'egual non ha!
Fiero destin tiranno!

ALTRE VOCI
Viva Rinaldo, il forte.
Splendor di nostra età .

GERNANDO
Ah! tutti v'unite,
Miei sdegni, in quest'alma,
Che, priva di speme,
La calma perdé.
Miei sdegni, venite:
Vi bramo con me.
(Parte).

SCENA SESTA
Idraote, Armida.

IDRAOTE
Sorte ci arride. Ove celata stassi
La fida schiera, i passi
A diriger t'affretta.
Dell'Asia la vendetta a che non posso
Compiere appien!

ARMIDA
Fra' lacci,
Dieci non sol, ma cento
Fia che portino il piè. Nutre ciascuno,
Di Goffredo a dispetto,
Nell'anelante petto
Di seguirmi il desir.

IDRAOTE
Ma di Rinaldo...

ARMIDA
Ah!

IDRAOTE
Sospiri! perché?

ARMIDA
Facil ti credi
Quell'anima domar?

IDRAOTE
La miglior preda
Fia che manchi a Idraote?

ARMIDA
Eccolo... (Oh come
Mi balza il cor!) Deh! vanne... (Ove son io!)
Spera... chi sa?...

IDRAOTE
Figlia diletta, addio.
(Parte dal campo).

SCENA SETTIMA
Rinaldo, Armida.

RINALDO
Principessa, sei tu! Nel rivederti
Qual gioia provo... e qual affanno insieme!
I tuoi disastri intesi, e il cor ne geme.
Ah! perché mai non cadde
Sionne ancor! Forse al rapito soglio
D'appianarti la strada
Saria l'onor concesso a questa spada.
Ma sdegnosa mi guardi, e non rispondi?

ARMIDA
Nello stato in cui sono,
Opre, non vani detti, a me fan d'uopo.
Oh quanto è mai diverso
Dal tuo questo mio cor! Barbari noi
Chiama la vostra Europa;
Ma barbaro non è colui che vita
Può dare a un'infelice, e non l'aia?

RINALDO
Senti: l'altrui favore
Duce mi vuol di prode schiera... Vedi,
Colpa non ho se fra' seguaci tuoi...

ARMIDA
Taci... non proseguir; schernirmi vuoi?

RINALDO
Io schernirti? T'inganni.
Dal dì che ti mirai,
Rispetto e... (quasi amor dicea) serbai.
(Ah pur troppo l'adoro!)

ARMIDA
Va', spietato!

RINALDO
Di che m'accusi?

ARMIDA
Fingi
Non comprender miei detti? o ti scordasti
Quando in ermo sentiero
Smarrito cavaliero, e in qual momento?...

RINALDO
Tutto, non dubitar, tutto rammento.
Tua magica possanza
Sottrasse i giorni miei
De' nemici al furor. Grata quest'alma,
Costante la memoria
Ognor ne serberà .

ARMIDA
Ma in cupo obblio
Riponesti però l'affetto mio.
Sì, d'Armida l'affetto,
Che la sua debolezza
Ti fe' palese. E qual mai frutto ottenni?
Un marcato disprezzo,
Un crudele abbandon...

RINALDO
Cessa, deh! cessa
Di trafiggermi, Armida.
Se da te volsi il piè, bellica tromba
Al campo m'invitò, bellico ardore,
Desio di gloria.

ARMIDA
E me qui trasse amore.

RINALDO
Amor... (Possente nome!
Come risuoni, oh come
Su quel soave labbro,
Nel mio dolente cor.)

ARMIDA
Sì, amor... Se un'alma fiera
Ti diè natura in sorte,
Recami pur la morte,
E in me fia spento amor.

RINALDO
Armida... (Oh ciel!)

ARMIDA
Che vuoi?

RINALDO
Chiede il destin...

ARMIDA
Che mai?

RINALDO
Ch'io fugga i tuoi be' rai:
Dover mel comandò.

ARMIDA
Fuggirmi!... Eppur gli eroi
Sovente amor piagò.

RINALDO
(Vacilla a quegli accenti,
Manca la mia costanza.
Misero! più speranza
Di libertà  non ho.)

ARMIDA
(Vacilla a questi accenti,
Manca la sua costanza.
La dolce mia speranza
Perduta ancor non ho.)

RINALDO
Ah! non poss'io resistere...
Sì, t'amero costante.

ARMIDA
Oh inaspettato giubilo!
Oh fortunato istante!

ARMIDA e RINALDO
Cara/Caro, per te quest'anima
Prova soavi palpiti,
Ch'io esprimere non so.
(Partono).

SCENA OTTAVA
Gernando, alcuni paladini.

GERNANDO
(accennando Rinaldo che va con Armida)
Ecco il guerriero, il duce,
Il primier degli eroi,
Quel Rinaldo a ragion scelto da voi.
Oh quanti, oh quanti allori
Mieter per lui dovrete!
L'invincibil suo brando
Di gloria al tempio già  sospeso io miro.
Eccovi di sue gesta un chiaro segno:
Vincitor di donzelle, eroe ben degno!

CORO DE' PALADINI
Non proseguir; rispetta,
Signor, la sua virtù.

GERNANDO
Virtù! s'inganna
Chi trovarla in lui spera.
Virtù in Rinaldo!

SCENA NONA
Rinaldo. I precedenti.

RINALDO
(nell'atto di traversare il campo si ferma)
(Il nome mio!)

GERNANDO
Costui
Di che mai può vantarsi?
Osa forse agguagliarsi a chi si pregia
D'ampio dominio e popoli soggetti?
Oh! l'eroe si rispetti,
Ch'altro non ha che sterile retaggio
D'avi e scettri remoti.
Bella, grande è la scelta
Che in lui faceste; ei meritava il dono
D'esservi duce; in ver, lieto ne sono.

RINALDO
(Indegno!)

GERNANDO
E l'accettò? Folle! ah, tant'osa
Signor d'indegno stato,
Signor, che nella serva Italia è nato!

RINALDO
(Io fremo.)

GERNANDO
E non pensaste
Che l'ombra di Dudone,
Mentre in questo superbo i lumi gira,
Freme lassù nel ciel di nobil ira?

CORO DE' PALADINI
Prode è Rinaldo.

GERNANDO
Stolta
Temerità , furore,
Non già  valor guerriero
In lui chi mai non vede?

RINALDO
(avanzandosi)
Ah menzognero!
Se pari agli accenti
Hai l'anima audace,
T'accingi, mendace,
Quel brando a impugnar.
(Snuda la spada).

GERNANDO
Ch'io tema il tuo sdegno?
Indegno, t'inganni.
Son pronti a' tuoi danni
La destra e l'acciar.
(Fa lo stesso).

SCENA DECIMA
Compariscono da tutt'i lati paladini e
guerrieri d'ogni rango. Armida. I precedenti.

CORO GENERALE
Fermate...

RINALDO
Sgombrate...

ARMIDA
(Rinaldo in periglio! ...)

ARMIDA e CORO
Ah! prodi, cessate...

RINALDO e GERNANDO
Non odo consiglio.
Invan l'ira mia
Si tenta frenar.
(I due paladini si azzuffano; Rinaldo
incalza Gernando dietro alle tende).

SCENA UNDICESIMA
I precedenti, fuorché Gernando.

RINALDO
(di dentro)
Muori...

CORO
Oh colpo!
(Tutti verso la parte dove sono andati i
due combattenti).

ARMIDA
(andando incontro a Rinaldo)
Che facesti!

RINALDO
(retrocedendo)
Quell'indegno è già  punito.
Di Rinaldo fu schernito,
Vendicato fu l'onor.

CORO
Oh sventura! Crudo scempio!
Qual esempio di terror!

ARMIDA
Che terribile momento!
Ah! m'opprime il mio dolor!

CORO
Sappia il duce il caso orrendo.
(Partono tutti, fuorché Rinaldo e Armida).

SCENA DODICESIMA
Armida, Rinaldo.

ARMIDA
Ah! paventa...

RINALDO
Qui l'attendo.

ARMIDA
Va', t'ascondi al suo rigor.
Deh! se cara a te son io,
Non espor sì bella vita.

RINALDO
Se non cedo al tuo desio,
Il dover a ciò m'invita.

ARMIDA
Come, oh dio, mi trema il cor!

RINALDO
Idol mio, serena il cor!

SCENA TREDICESIMA
Paladini amici di Gernando, paladini amici
di Rinaldo circondando Goffredo, guerrieri
accorsi da ogni lato. l precedenti.

PRIMO CORO
Vieni, o duce, punisci l'errore.

ARMIDA
(a Rinaldo)
Ah! mio ben...

GOFFREDO
Giusto ciel, che ascoltai!

SECONDO CORO
Di Rinaldo fu leso l'onore:

PRIMO CORO
Furibondo, ei l'acciaro impugnò.

SECONDO CORO
Provocato, ei l'acciaro impugnò.

GOFFREDO
Dove mai quest'iniquo s'aggira?

RINALDO
Tal non sono. Rinaldo rimira.

GOFFREDO
Empio! trema.

RINALDO
Delitti non ho.

ARMIDA
(Non tradirmi, speranza fallace.)

CORO
La discordia coll'orrida face
Vasto incendio nel campo arrecò.

GOFFREDO
Porgi a' lacci, ad esempio de' rei,
Quella destra furente ed infida.

RINALDO
Questa mano alle palme, a' trofei,
Non a' lacci finor s'avvezzò.

ARMIDA
(sotto voce a Rinaldo)
Vanne: i passi precedi d'Armida;
A momenti seguirti saprò.

TUTTI fuorché ARMIDA e RINALDO
Un astro di sangue
Dall'etra s'affaccia;
Ogni alma già  langue,
L'agghiaccia il dolor.
Caligin d'intorno
Intorbida il giorno,
E al campo minaccia
Affanni, terror.

RINALDO
(M'invita la sorte,
S'afferri il suo crine.
Possenti, divine
Ritorte d'amor,
In voi solo affida
La speme il mio cor.)
(Parte).

ARMIDA
(Amica la sorte
Mi porge il suo crine.
Possenti, divine
Ritorte d'amor,
Armida vi affida
La speme del cor.)







ATTO SECONDO





Orrida selva. Framezzo ad alcune piante
vedesi il mare in distanza.

SCENA PRIMA
Astarotte e coro di demoni, sorgendo di
sotto terra.

CORO
Alla voce d'Armida possente
Acheronte varcammo e Cocito.
Questo muto ed inospite lito
Per nostr'opra animar si dovrà .

ASTAROTTE e PARTE DEL CORO
Su, consorti, qui fermisi il piede,
Qui spegnete le orribili tede,
Deponete il vipereo flagello;
Tanto impone chi legge ne dà .

TUTTO IL CORO
Al prodigio d'Armida novello
Tutto ligio l'inferno sarà .

PARTE DEL CORO
D'Idraote la regia nipote
Suol dell'ombre frenare il muggito.

ALTRA PARTE DEL CORO
Han possanza sue magiche note
D'addoppiar l'ululato, il ruggito
ove meta il dolore non ha.

TUTTO IL CORO
Questo muto ed inospite lito
Per nostr'opra animar si dovrà .

ASTAROTTE
Sovr'umano potere.
Numi del tetro abisso, or qui ci chiama.
D'ogn'intorno la fama
Il nome spande di Rinaldo, il primo
Fra' temuti campioni
Di colui che su gli astri,
Per nostra pena eterna,
Il tutto a suo piacer move e governa.
Pur d'amoroso laccio il guerrier forte
Preda rimase; Armida osò rapirgli
Senno, onor, libertà , per far che manchi
Degli aborriti Franchi
Il maggior brando al capitan supremo,
E per toglier Sionne al fato estremo.
Il secondarla, o numi,
Non fra lieve per noi? Nell'opre nostre
Il re dell'ombre affida;
Per noi tremi Goffredo, esulti Armida.

CORO
Di ferro e fiamme cinti,
Contra il celeste impero
Là  nel superno tetto
Sai che pugnammo un dì.
È ver, cademmo vinti;
Ma del valor primiero
Non anco a noi nel petto
Il germe inaridì.
(Comparisce dall'alto una nube).

ASTAROTTE
Ebben, l'istante è giunto
Da porre in opra e possa e ardir. Mirate,
S'appressa Armida. Ascoso,
Di sua magica verga ognun di voi
Al sibilo sia presto;
Del nostro maggior nume il cenno è questo.
(Spariscono).

SCENA SECONDA
Giunta a terra la nube si dilegua e presenta
un carro tirato da due draghi, su cui Armida
e Rinaldo.

Armida converte il carro in un seggio di fiori.
I draghi spariscono. Rinaldo è quasi fuori di
sé dalla sorpresa.

RINALDO
Dove son io!...

ARMIDA
Al fianco mio.

RINALDO Oh me beato!

ARMIDA
Mio bel tesor!

RINALDO
Se tuo mi chiami...

ARMIDA
Caro, se m'ami,

ARMIDA e RINALDO
Sfido del fato
Tutto il rigor.

ARMIDA
Mio ben, questa che premi
Della Fortuna è l'isola nomata,
Sol nota a me.
Qui si deponga omai
Ogni nostro rancore,
E qui tutto respiri e pace e amore.
Brama di rivederti,
Speme di possederti, all'altrui voglie
Ceder mi fe', non già  crudel desio.
Finsi col franco duce
Mio malgrado, e il tuo brando
Le catene troncando
A' miei seguaci amanti,
D'Idraote e di me punì la trama.

RINALDO
Vedi il mio cor se t'ama:
Tutto vada in obblio; solo
Idraote io colpevol estimo.
Or non si pensi
Che al nostro mutuo amor...
Ma prigioniero
Perché guidarmi in orrida foresta?

ARMIDA
No; d'Amor la reggia è questa,
Ecco il centro del piacer.
(Al cenno d 'Armida la scena si cangia nell'interno
d'un Magnifico palagio. Larve in sembianza
di genii, di ninfe, d'amorini e di piaceri
ingombrano la scena, formando varii gruppi).

CORO
Sì, d'Amor la reggia è questa,
Questo è il centro del piacer.

ARMIDA e RINALDO
[(A quell'/quest'alma tal portento
Sembra un sogno lusinghier.
A sì strano e lieto evento
Si confonde il suo pensier.)

ARMIDA, RINALDO e CORO
Si, d'Amor la reggia è questa,
Quest'è il centro del piacer.]

ALCUNE NINFE
Canzoni amorose,
Carole festose,
Cantate, formate,
Seguaci d'Amor.

TUTTE LE NINFE
Canzoni amorose,
Carole festose,
Cantiamo, formiamo,
Seguaci d'Amor.
(Succedono le danze, di quando in quando
intrecciate col canto. Gli amorini presentano
a Rinaldo ghirlande di fiori)

ARMIDA
D'Amore al dolce impero
Natura ognor soggiace.
Dov'è quell'alma audace
Che non apprezzi Amor?
Chi, misero, non sente
La fiamma sua possente,
Di smalto ha il core in petto,
O mai non ebbe un cor.

CORO
Dov'è quell'alma audace
Che non apprezzi Amor?

ARMIDA
Gli augei tra fronde e fronde
Spiegano amor col canto;
Aman perfin dell'onde
I muti abitator.
Aman le crude belve
Là  tra le ircane selve,
Son per amor feconde
Le stesse piante ancor.

CORO
Dov'è quell'alma audace
Che non apprezzi Amor?

ARMIDA
La fresca età  sen fugge,
È la beltade un lampo,
Ché l'una e l'altra strugge
Il tempo vorator.
Dunque godete amanti
De' vostri liet'istanti,
Or che vi ride in volto
Di giovinezza il fior.
(Armida siede accanto a Rinaldo).

CORO
Ah! sì, godete amanti
De' vostri liet'istanti,
Or che vi ride in volto
Di giovinezza il fior.

(Armida, onde estinguere nel cuore di
Rinaldo ogni avanzo d'ardore di gloria, per
vie più destarvi quello dell'amore, fa
comparire una larva sotto le sembianze di
giovine guerriero, circondato da più
leggiadre ninfe, le quali a gara si accingono
a sedurlo. Egli vuole schernirsi da' loro vezzi;
ma la voluttà , impossessandosi a grado a
grado di lui, fa che finalmente si lasci
togliere le sue guerriere insegne, sostituendo
ad esse il serto e le ghirlande di fiori).

DANZA e CORO GENERALE
Tutto spira d'Armida all'aspetto
Pace, amore, diletto, amistà .
Tutto al regno d'Armida è soggetto,
Tutto cede ove impera beltà .






ATTO TERZO




Giardino incantato, in cui mostrasi in tutto il
suo aspetto la semplice natura. Piante
abbondanti di frutta, siepi e cespugli pieni
d'ogni sorta di fiori; acque correnti, altre
stagnanti sulle quali veggonsi in moto diversi
augelli; altri augelli di vivaci colori
svolazzano d'albero in albero; da un lato
alcune spelonche coperte di musco; il
prospetto è limitato da amene colline
e valli ombrose adiacenti.

SCENA PRIMA
Ubaldo, Carlo.

UBALDO
Come l'aurette placide
Spiran fra l'erbe e i fiori!

CARLO
Par che d'amor favellino
Lieti gli augei canori
A noi d'intorno.

UBALDO
E l'eco che risponde...

CARLO
E il mormorio dell'onde...

UBALDO e CARLO
Tutto a noi par che dica:
Sacro a natura amica
Ecco il soggiorno.
Ma no: d'orribil arte
Questi gl'inganni sono;
Dell'empio averno è dono
Ciò che natura appar.
Qui l'atro crine anguifero
Scuoton le fiere Eumenidi,
Che di velen mortifero
Van Paure ad infettar.

UBALDO
Oh quanto, amico, d'Ascalona al saggio
Tenuti siam! Lungo tragitto parve
A noi breve cammino.
Fu soccorso divino
Quest'aurea verga e questo scritto.

CARLO
In fuga
Il serpente custode ed ogni fera
Che ci contese il passo,
Volger vedemmo.
A compiere or ci resta
Il desiato fin di nostra impresa.

UBALDO
Qui (lo scritto il palesa)
Vedrem Rinaldo a un folle amore in preda.

CARLO
Ah! voglia il ciel ch'ei ceda
Agl'inviti d'onor.

UBALDO
Solingo è il loco.

CARLO
T'inganni. A noi sen viene
Stuol di ninfe leggiadre. Odi concento...
(Lenta armonia, che a grado a grado
s'avvicina e rinforza).

UBALDO
Di fermezza e d'ardir quest'è il momento.

SCENA SECONDA
Larve in sembianze di ninfe, cantando e
danzando. I precedenti.

CORO
Qui tutto è calma,
Delizia, amor;
Qui trova un'alma
Scampo al dolor.

PARTE DEL CORO
Qui l'atre sfere
Non han potere,
L'avverso fato
Non ha vigor.

ALTRA PARTE DEL CORO
Questo è il beato
D'amor soggiorno;
L'età  dell'oro
Qui fe' ritorno;
Oh fortunato
Chi vanta un cor!

TUTTO IL CORO
Qui tutto è calma,
Delizia, amor;
Qui trova un'alma
Scampo al dolor.

UBALDO
Fuggite infernei mostri; ite onde usciste.
(Scuotendo la verga d'oro, le larve spariscono).

SCENA TERZA
Carlo, Ubaldo.

CARLO
Nuovo portento!

UBALDO
Ah! possa
Sgombrar così dal core
Del misero
Rinaldo un folle amore.

CARLO
Lo spero.
Il ciel compirà  l'opra.

UBALDO
Oh quanto
Fia caro a Guelfo del nipote amato
Il ritorno bramato!

CARLO
Al campo tutto,
Allo stesso Goffredo,
Che punirlo volea, ch'or gli perdona,
Fia gioia il riveder cotanto eroe...

UBALDO
Taci... Se non m'inganno,
Da quel sentiero lento calpestio
Parmi sentir.

CARLO
Sì...

UBALDO
Oh sorte!
Vedilo.

CARLO
È desso...
Oh noi felici!

UBALDO
E seco
Vien colei che lo asconde
Prigioniero avvilito in queste sponde.

CARLO
S'incontri...

UBALDO
No. Per or meco ti cela.
Colà  fra quelle piante.

CARLO
Ma di mostrarci a lui...

UBALDO
Non è l'istante.
(Si nascondono in una boscaglia).

SCENA QUARTA
Armida, Rinaldo, tenendosi per mano.

ARMIDA e RINALDO
Soavi catene,
Se amore v'ordì,
Per sempre al mio bene
Mi unite così.

ARMIDA
O mio Rinaldo, ammira
Quest'ameno soggiorno.
Or, benché ardente
Sirio si mostri in ciel, per opra mia
La fiorita stagione
E il pomifero autunno
Si porgono le destre
In questo fortunato asil campestre.

RINALDO
Tutto mi fa beato,
Ma più di tutto Armida,
Purch'io viva sicuro
Di sua costanza...

ARMIDA
E che! dubiteresti...

RINALDO
Così rara beltà , che far potria
Un monarca felice...
Real donzella... lungi
Per mia cagion dal regno suo natio...

ARMIDA
Sul tuo cor non ho regno, e tu sul mio?
E ciò non basta? Amor me vinse.

RINALDO
E seco,
Armida, gareggiasti
Quando co' vaghi rai m'imprigionasti.
Anzi, maggiore è il tuo
Del trionfo d'Amor; tutto potea
Ei nume: tu mortal... Ma che favello?
Mortal non è chi d'ogni cor può farsi
Assoluta reina,
Chi tanta in sé contien beltà  divina.
O pupille adorate.
Mentre avvincete un cor, voi lo beate.
Va superbo questo core De' felici lacci suoi
Nel provar, bei lumi, in voi Qual d'Amore è la virtù.
E l'antica libertade In obblio per voi ripone,
Se vuol farne il paragone Con sì bella servitù.

ARMIDA
Resta, mio ben. Degg'io per poch'istanti
Lungi da te...

RINALDO
Come!...

ARMIDA
Non lieve cura
Mi chiama altrove. Addio.
In breve al fianco tuo mi rivedrai.
(Parte).

SCENA QUINTA
Rinaldo.

RINALDO
Lo splendor di quei rai
Se un sol istante io perdo,
Parmi perder la pace...
Ma qual altro splendor m'abbaglia il ciglio!...
Armi son quelle... ed armi franche!... a stento
A' propri sguardi io credo...

SCENA SESTA
Ubaldo, Carlo, Rinaldo.

BALDO
(a Carlo)
Amico, inoltra il piè.

RINALDO
Cielo!... chi vedo!

UBALDO
Avvilito guerrier, schiavo d'amore,
Ubaldo e Carlo in noi rimira.
Osserva Qual ci veste le membra
Onorevole incarco.
E mentre il ferro
Noi cinge, e mentre il brando
Ci pende al fianco, adorno
Veder dobbiam di rose e in bianchi lini
Il più forte tra i Franchi e tra i Latini?

RINALDO
(Oh rimprovero amaro!)

CARLO
Il campo tutto
Impaziente aspira
A innalzar di Siòn sull'alte mura
L'augusto suo vessillo.
Desta di tromba squillo
Ogni soldato, anche il men forte; e solo
Rinaldo, il pro' Rinaldo,
L'indomito guerriero,
Sconosciuto sen vive e prigioniero?

RINALDO
Deh! amici... E ver, son io... Sono infelice!...
Ma voi come qui tratti,
Se quest'ermo sentier...

UBALDO
Virtù celeste,
Non arte stigia, a noi servì di guida.

CARLO
Ceda l'iniqua Armida
Al poter di quel Dio che al tutto impera.

RINALDO
Armida!... ella è il mio ben...

CARLO
Sogni?

UBALDO
Deliri?
In questo scudo espresso
Mira di tua virtù tutto l'eccesso.
(Scuopre uno scudo adamantino).

RINALDO
In quale aspetto imbelle
Io me ravviso, oh stelle!...
Qual di viltade oggetto!...
Oh immenso mio rossor!
(Rimane immobile e quasi fuori di sé).

CARLO
(Langue.)

UBALDO
(Sospira.)

CARLO
(Geme.)

UBALDO e CARLO
(Sente d'onor già  i moti.
O Nume! i nostri voti
Secondi il tuo favor.)

UBALDO
(a Rinaldo)
Vedi qual reo governo
Di te fa un empio affetto.

CARLO
S'hai cor bastante in petto,
Resisti a tant'orror.

RINALDO
(seguitando a guardarsi nello scudo)
Qual di viltade oggetto!...
Oh immenso mio rossor!

CARLO
Il tuo dover ti chiama.

UBALDO
Gloria a pugnar t'invita.

UBALDO e CARLO
La tromba della fama
Ridesti il tuo valor.

RINALDO
Cessate... oimè! cessate...
Che barbaro tormento! Io vile?...
No: rammento
Che son Rinaldo ancor.
(Si squarcia e getta ogni fregio di mollezza).

UBALDO e CARLO
Or sì, che in te ritrovo
L'eroe qual fosti ognor.

RINALDO
(Ah! qual contrasto io provo
Di duol, di gloria e amor!)

UBALDO e CARLO
Vieni.

RINALDO
Vi seguo... (Oh dio!
Lasciarla mai poss'io!)

CARLO
A che t'arresti?

RINALDO
Armida!
Per te mi manca il cor...

UBALDO e CARLO
Severa omai ti sgrida
La voce dell'onor.
(Breve pausa).

RINALDO
Unitevi a gara
Virtude, valore,
Per vincere amore
Che affanno mi dà .
(Breve pausa. Frattanto Rinaldo alza
gli occhi al cielo in atto d'implorarlo).
Ma un raggio improvviso
Quest'alma rischiara...
Ah! sì, ti ravviso
Celeste bontà .

UBALDO e CARLO
Splendor degli eroi,
T'invola con noi;
Del ciel si dichiara
Per te la pietà .
(Partono).

SCENA SETTIMA
Armida frettolosa e sbigottita.

ARMIDA
Dov'è?... dove si cela?... Eppur poc'anzi
Qui lo lasciai... Son fuor di me! Sen giace
Là  sulla soglia il fier custode estinto...
Oh stelle! il mio poter fia dunque vinto?
Vadasi... Ma che vedo!
Due guerrier di Goffredo!... Oimè! Rinaldo
Segue i lor passi... Fermati... L'affanno
Mi tronca i detti... Senti...
Perfido! non m'ascolta... Ebben, d'Averno
La possanza s'invochi. Furie, udite:
(scuote la verga magica)
Per la tremenda Dite, a me si guidi
Quel traditor.
(Pausa).
Ma voce non risponde
Dalle infernali sponde.
Oimè!... fatal momento!...
Che fo?... Seguiam l'infido...
Oh fier tormento!
(Parte veloce).

Esterno del palagio d Armida.

SCENA OTTAVA
Ubaldo, Carlo, Rinaldo.

UBALDO
Sia lode al ciel, da quelle inique mura
Uscimmo al fin.

CARLO
Breve cammin ci resta;
Vadasi al palischermo.

RINALDO
Amici, ah! voi,
Per pietà , rinfrancate
Questo debole cor. Solo non basto
Me stesso a superar.

CARLO
Veloce al lido,
Vieni, volgasi il piè.

ARMIDA
(da lontano)
T'arresta, infido!

RINALDO
È dessa...
Oh dio!... l'udiste?

CARLO
Di coraggio,
Amico, armar ti dei.

RINALDO
Oimè!

UBALDO
Ti giovi l'ascoltar costei.
Se resisti a' suoi vezzi,
Alle lagrime sue,
Il più grande a ragion sei degli eroi.

SCENA NONA
Armida frettolosa; i precedenti.

ARMIDA
Ed è pur vero?... e abbandonarmi vuoi?
Crudel!

RINALDO
Vuole il destino
Ch'io da te volga il piè...
Gloria m'invita
Al campo dell'onore...

ARMIDA
E gloria fia
Tradir l'amor, la fé?

RINALDO
(partendo)
Dolce memoria
Per me sempre sarai...
Rimanti in pace...
(Ah! mi si spezza il core.)

ARMIDA
(trattenendolo)
Pace! e pace trovar può il mio dolore?

UBALDO
(sotto voce a Rinaldo)
Resisti.

CARLO
(come sopra)
A lei nascondi
L'affanno, il duol.

ARMIDA
Parti, se vuoi; sol chiedo
I tuoi passi seguir...
(Rinaldo leggermente la respinge, voltando
il viso per celarle il suo turbamento, ed è in
atto di partire).

ARMIDA
(seguitandolo)
Qual più ti piace
Di me dispor potrai; se pur ti è grato,
Ancella umil raccorcerò la chioma,
Or che a te fatta è vile.
In aspetto servile
Ti seguirò dove l'ardor guerriero
Fia che più ferva.
Sento Per condurti i destrieri e portar l'armi
In me vigor bastante;
Mi avrai fedel seguace e non amante.

RINALDO
(sotto voce a' due compagni)
Oimè! quai detti.

UBALDO
(come sopra a Rinaldo)
Inganni.

CARLO
(come sopra)
Insidie.

ARMIDA
E taci?...
Sì, qual più vuoi, sarò scudiero o scudo.
Forse guerrier sì crudo
Non vi sarà  che, per ferirti, voglia
Passarmi il sen...
Ma parla.

RINALDO
Armida, è tempo
Che pongasi in obblio
I miei, gli errori tuoi. Resta...
(Partendo).

ARMIDA .
Deh! ferma
E non gemi?

RINALDO
(Che pena!)

ARMIDA
E asciutto il ciglio
Serbi ancora, spietato?
Ed hai cor di lasciarmi in questo stato?
Se al mio crudel tormento
Segno di duol non dai,
Tu non avesti mai
Scintilla di pietà .
Barbara tigre ircana
A te donò la vita,
E l'alma tua nutrita
Fu ognor di crudeltà .

RINALDO
(sospirando e partendo)
Cangiar non puoi tua sorte:
Non la poss'io cangiar.

ARMIDA
(trattenendolo)
Ah! dammi almen la morte:
Da' fine al mio penar.

UBALDO e CARLO
(a Rinaldo)
Resisti omai da forte.

UBALDO
Vieni.

CARLO
Risolvi.

UBALDO e CARLO
Al mar.

RINALDO
Addio...

ARMIDA
Senti, idol mio!...
Un sol istante io chieggo...

UBALDO
Non più.

CARLO
(trascinando Rinaldo)
Partir conviene.

ARMIDA
Vacilla... il piè... non reggo...
Mi sento... oh Dio!... mancar...
(Cade priva di sensi).
(Rinaldo, che si sarà  allontanato,
retrocede in fretta).

RINALDO
Armida!... amato bene!...
Deh! si soccorra

UBALDO e CARLO
Al mar.
(Lo conducono a forza).

SCENA DECIMA
Armida.
Allontanato Rinaldo, ella insensibilmente rinviene,
quindi si alza, guarda intorno e dice:

ARMIDA
Dove son io!...
Fuggi! Lasciarmi, oimè! così
Poté l'ingrato?
E vivo ancora?... e palpiti
Mio desolato core?...
(si aggira incerta)
Che fo?...
Vendetta... Amore...
Di voi chi udir dovrò?...
Del mio trovar si può
Più atroce stato!
(Rimane concentrata ne' suoi pensieri).
(Frattanto sorge una larva in
sembianza della Vendetta).
Vendetta...
(scuotendosi)
Ah! sì, ti miro:
Te sola invoco: vieni...
(Mentre vuole avvicinarsi alla larva suddetta,
sorge altra larva sotto le forme dell'Amore,
sospiroso e piangente).
Amor... con quel sospiro
Perché il mio sdegno affreni?...
Forse spietato sei,
Sebben tu piangi, Amor.
(Verso la Vendetta).
Forse pietade è in lei
Cinta benché d'orror.
(Pensa alquanto, poi corre
alla prima larva).
È ver... gode quest'anima
In te, fatal Vendetta.
Da me repente involati
Perfido Amor; t'affretta.
(Sparisce la larva dell' Amore).
Se al mio poter, voi Furie,
Sorde non siete ancor,
Ad inseguir traetemi
Un empio, un traditor.

SCENA ULTIMA
Coro di demoni, recando il carro d'Armida
tirato da draghi.

CORO
Paga sarai.

ARMIDA
Distrutto
Tutto qui resti, tutto.
(I demoni, armati di faci, eseguiscono,
e la scena ritorna nel primo orrore).

ARMIDA e CORO
S'altro non può, l'Averno
T'ispiri il suo furor.
(Armida ascende il carro e s'innalza a
volo tra i globi di fiamme e di fumo.
Cala il sipario).


F I N E