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Il Viaggio a Reims Libretto

Il viaggio a Reims

ossia l'Albergo del Giglio d'Oro

Dramma giocoso in un atto di Luigi Balocchi, musica di Gioacchino Rossini

Prima Assoluta il 19.6.1825 Théâtre Italien, Paris

 



PERSONAGGI

Corinna, celebre improvvisatrice romana, Soprano
La Marchesa Melibea, Contralto
dama polacca, vedova d'un generale italiano morto il giorno medesimo
delle nozze, in una sorpresa dell'inimico,

La Contessa di Folleville, Soprano
giovine vedova, piena di grazia e di brio, pazza per le mode,
Madama Cortese, Soprano
donna spiritosa ed amabile, nata nel Tirolo, moglie d'un negoziante
francese che viaggia, e padrona della casa de' bagni,

Il Cavaliere Belfiore, Tenore
giovine uffiziale francese, gaio ed elegante, che fa la corte a tutte
le signore e particolarmente alla contessa di Folleville, e si diletta
di pittura,

Il Conte di Libenskof, Tenore
generale russo, d'un carattere impetuoso, innamorato della marchesa
Melibea ed estremamente geloso,

Lord Sidney, Basso
colonnello inglese, innamorato segretamente di Corinna,
Don Profondo, Buffo
letterato, amico di Corinna, membro di varie accademie e fanatico
per le antichità ,

Il Barone di Trombonok, Buffo
maggiore tedesco fanatico per la musica,
Don Alvaro, Basso
grande di Spagna, uffizial generale di marina, innamorato di Melibea,
Don Prudenzio, Basso
medico della casa de' bagni,
Don Luigino, Tenore
cugino della contessa di Folleville,
Delia, Soprano
giovine orfana greca protetta da Corinna, e sua compagna di viaggio,
Maddalena, Mezzosoprano
nativa di Caux, in Normandia, governante nella casa de' bagni,
Modestina, Mezzosoprano
ragazza astratta, timida e lenta, cameriera della contessa di Folleville,
Zefirino, corriere, Tenore
Antonio, mastro di casa, Basso
Gelsomino, cameriere, Tenore

Quattro virtuosi ambulanti, Soprano, Mezzosoprano, Tenore, Basso
Cori di: Contadini e contadine, Giardiniere e giardinieri, Servi
Ballerini e ballerine, Servitori de' viaggiatori dell'albergo

La scena si finge a Plombières nella casa de' bagni,
all'insegna del Giglio d'oro.






ATTO UNICO


 

Sala che dà  adito a varie camere a destra ed
a sinistra.

Una tavola in fondo a destra.

SCENA PRIMA
Maddalena, contadini, contadine,
giardiniere, servitori.

Introduzione

MADDALENA
(al coro)
Presto, presto... su, coraggio!
Tante statue mi sembrate;
Oggi è il giorno del gran viaggio,
Non convien farsi aspettar.

CORO
Tutto è pronto; ma non basta,
A voi piace di gridar.

MADDALENA
Qual ardire! che insolenza!
Guai se scappa la pazienza...

CORO
(ridendo)
La pazienza! ah! ah! ah!...

MADDALENA
(severa)
Che vuol dire?

CORO
(ironicamente)
Oh! niente, niente.

MADDALENA
Di rispetto mi mancate.

CORO
V'ingannate in verità .

MADDALENA
(accostandosi alla tavola, sulla
quale vi stanno le colazioni)
Queste mele prelibate
Come son disposte male!

CORO
L'attenzion con lei non vale,
Ha un gran gusto a brontolar.

MADDALENA
(fremendo)
Insolenti!

CORO
Flemma! Il sangue
Al cervello può montar.

MADDALENA
Oh! con me non si canzona,
E so farmi rispettar.

CORO
(da loro)
Vuol far sempre da padrona,
E si fa poi corbellar.

SCENA SECONDA
I detti, Don Prudenzio, indi varie donne che
servono ne' bagni ed Antonio.

DON PRUDENZIO
Benché, grazie al mio talento,
Stian già  tutti meglio assai,
Di partir, in tal momento,
La licenza non darei;
Ma tenerli io non potrei,
Ed è meglio d'abbondar.
(Alle donne)
Ve l'ho detto, e vel ripeto,
Oggi il bagno non si prende;
Son sospese le faccende,
Non si pensa che a viaggiar.

CORO
Oh! che gusto! almen potremo
Oggi andare a passeggiar.
(Le inservienti de' bagni partono).

DON PRUDENZIO
Ma vediam, le colazioni
Se a' miei ordin son conformi.

ANTONIO
Ah! si esamini, s'informi,
Tutto in regola vedrà .

DON PRUDENZIO
Si dispongono a partire;
Ma non cal, quest'oggi ancora,
Qui costretto a garantire
Son la loro sanità .

GLI ALTRI
(Oh! con questo gran dottore
Stanno freschi in verità .)
(Il dottore esamina le colazioni,
ch'Antonio gli va indicando).

SCENA TERZA
I detti, Madama Cortese.

MADAMA CORTESE
Di vaghi raggi adorno,
In ciel risplende il sole;
Sarà  un sì ameno giorno
Propizio ai viaggiator.
Alla felice sponda
Seguirli io pur vorrei;
Ma il fato non seconda
I voti del mio cor.
Dottore, Maddalena,
Antonio, a me badate;
(al coro)
Voi pure m'ascoltate,
E destri poi cercate
Il pian di secondar.
(Tutti s'accostano).
I forestieri presto sen vanno,
Se a prender bagni qui torneranno,
Nessun per ora può assicurar;
Ma della casa, nella lor mente,
Buona memoria convien lasciar.

CORO
Bene bene... più diligente
Oggi saprassi ognun mostrar.

MADAMA CORTESE
La contessina non ha pazienza,
Rapido il fatto succeda al dir.

CORO
Rapido il fatto succeda al dir.

MADAMA CORTESE
Allo Spagnolo, la riverenza
Sì nell'entrare che nell'uscir.

CORO
Inchini entrando e nell'uscir.

MADAMA CORTESE
Coll'antiquario, di cartapecore,
Di belle femine, col cavalier.
Con Melibea, d'idee fantastiche,
Col Moscovita, del vasto imper,
Del Campidoglio, colla Romana,
Coll'Alemanno, del contrapunto,
Con foco ed arte, cogliendo il punto,
Più dell'usato si parlerà .

CORO
Di cartapecore, di belle femine,
D'idee fantastiche, di contrapunto,
Più dell'usato, cogliendo il punto,
Non dubitate, si parlerà .

MADAMA CORTESE
Ingegno ed arte così adoprando,
L'innato genio destri allettando,
Dolce impressione si desterà :
E pari a un rapido gonfio torrente,
Che tutto allaga, che tutto inonda,
Del Giglio d'Oro per ogni sponda,
La nobil fama si spanderà .

CORO
Del Giglio d'Oro, per ogni sponda,
La nobil fama si spanderà .
(Tutti partono, eccetto Madama Cortese).

SCENA QUARTA
Madama Cortese, la Contessa di Folleville,
indi Modestina.

MADAMA CORTESE
Partire io pur vorrei;
Ma il mio consorte è assente e non mi lice
Lasciar così... Ah! quando,
Veder potrò un Sovrano,
Sì giusto, sì leal, sì grande e umano?

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(di dentro)
Modestina? Modestina? Ove sei?...

MADAMA CORTESE
La Parigina!
Peccato! Ella è gentil, vezzosa é cara;
Lo spirito e la grazia ognun ne ammira;
Ma per le mode notte e dì delira.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(entrando in fretta)
Modestina?... Ove sta?

MADAMA CORTESE
Volo a cercarla.
(Parte).

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Trovarsi a una gran festa e non avere
Le cose più alla moda,
E più fresche e più belle!...
Qual disonore, o stelle! Ah! più non reggo...
L'incertezza m'uccide...
E il cavalier Belfiore,
Che, in sì critico instante, a me dovria
Porger conforto, qui non è... L'ingrato
Forse sta vagheggiando qualche bella...
Chi sì volubil mai l'avria creduto?
Ah! il far per compiacenza
Ritratti in miniatura
Certo è un pretesto... E se per or sto zitta,
Pur medito vendetta, e tal sarà 
Che tutti i farfallin tremar farà .

MODESTINA
(marciando lentamente)
Signora, che comanda?

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(impazientendosi)
Un po' più adagio.

MODESTINA
Ho la micrania.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Ognora
Voi mi fate morire d'impazienza.
La risposta è venuta?

MODESTINA
Non ancora.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
A chi desti la lettera?

MODESTINA
Al vostro bel cugino,
Che disse aver un'occasion sicura.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Corri... qual disappunto!
Digli che qui l'aspetto...

MODESTINA
Ei giunge appunto.
(Parte lentamente).

SCENA QUINTA
La Contessa, don Luigino.

DON LUIGINO
Amabil Contessina,
V'armate di coraggio...

CONTESSA DI FOLLEVILLE
E perché mai?

DON LUIGINO
Fatal caso impensato...

CONTESSA DI FOLLEVILLE
E qual?

DON LUIGINO
La diligenza ha ribaltato.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Ahimè!...

DON LUIGINO
Gli effetti fragili...
Le cassette... Le scatole...

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Ah! tacete!...
Tutto comprendo... O Ciel! Io manco... Io moro...
(Si sviene).

DON LUIGINO
Si sviene!...
(Verso le quinte)
Olà ! accorrete!
Presto, presto... Soccorso a lei porgete.

SCENA SESTA
I detti, il Barone di Trombonok, Maddalena,
Antonio, con servi, indi Don Prudenzio.

MADDALENA
Che accadde?

BARONE DI TROMBONOK
(dopo averla guardata)
Oh! come è bianca!
Morta ognun la diria...
Di macchinetta sì gentil, che mai
Ha potuto sconvolger l'armonia?

DON LUIGINO
(al Barone)
Si è svenuta...

BARONE DI TROMBONOK
(cavando di tasca una boccetta)
Spruzzatele il bel volto;
È questa un'acqua pura, genuina,
Ch'in persona io comprai dal gran Farina.
Fregatele la tempia.
(Maddalena prende la boccetta e s'accosta
alla Contessa).

DON PRUDENZIO
(accorrendo)
Olà ! che fate?
Tocca a me sol; profani, vi scostate!
(Tutti si scostano; il medico guarda la
Contessa, le tasta il polso, indi esclama:)
Ahimè! sta in gran pericolo...
(Don Luigino parla all'orecchio del Barone).
Volate dal speziale,
Sal volatil chiedete, ed un cordiale.
(Parte un servo).

BARONE DI TROMBONOK
(ai servi)
Aceto ed acqua fresca.
(Parte un altro servo).

DON PRUDENZIO
Son sospese
Le funzioni vitali

DON LUIGINO
Non sapete
Quello che dite...

DON PRUDENZIO
Come!... La sistole... la diastole...

DON LUIGINO
Andate al diavolo.

DON PRUDENZIO
Il polso ascende già ...

BARONE DI TROMBONOK
Vediam...
(tasta il polso alla Contessa)
(Che bestia insigne!)

DON PRUDENZIO
Morirà !

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(alzandosi rapidamente)
Che sento!... Dove son?... Sogno o son desta?...

BARONE DI TROMBONOK
(al medico burlandolo)
Morirà !...

DON PRUDENZIO
Fu una sincope...

BARONE DI TROMBONOK
(ridendo)
La sincope, sì sì, fa molto effetto:
Mozart, Haydn, Bethowen, Back ne trassero
Un gran partito.
(Don Prudenzio si accosta di nuovo per
tastar il polso alla Contessa).

DON PRUDENZIO
Vediamo adesso il polso...

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Non toccate,
Augel di mal augurio, vi scostate.
(Don Prudenzio si ritira).

DON LUIGINO
(alla Contessa)
Deh! calmatevi, o cara.

BARONE DI TROMBONOK
(alla Medesima)
Cos'avete?

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Il mio male capir voi non potete.
Aria
Partir, o ciel! desio,
E più partir non lice,
Lo vieta l'onor mio,
La patria il vieta ancor.
Come spiegare, oh Dio!
Il duol ch'io sento in cor?
Donne, voi sol comprendere
Potete il mio dolor:
Più fieri amari spasimi
Non ho provato ancor.

TUTTI GLI ALTRI
Signora, vi calmate!
Deh! cessi il rio martor.

SCENA SETTIMA
I detti, Modestina, che arriva con uno
scatolone, in cui v'è un bel cappellino
alla moda giunto da Parigi.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(dopo aver guardato)
Che miro! ah! qual sorpresa!
Agli occhi io credo appena;
(contemplando il cappellino)
Caro! dal reo naufragio
Tu ti salvasti almen,
E freni in parte i palpiti
Dell'affannato sen.
Grazie vi rendo, o Dei!
Che udiste i voti miei;
A tal favor quest'anima
Ben grata ognor sarà .

GLI ALTRI
La barbara sua pena
Calmando omai si va.
(È comica la scena,
E ridere ci fa.)
(Tutti partono, eccetto il Barone).

SCENA OTTAVA
Il Barone, Antonio.

BARONE DI TROMBONOK
(ad Antonio, trattenendolo)
Eh! senti, mastro Antonio...

ANTONIO
Che comanda?

BARONE DI TROMBONOK
Sai che partiam sta sera
Per Reims; tua cura sia
Di far porre sul ciel delle carrozze
Vestiti e biancheria:
Se ci vuol qualche spesa, falla ed io,
Ch'eletto a pieni voti per cassiere
Fui dall'illustre amabil compagnia,
Pagherò l'occorrente;
Intendi?

ANTONIO
Sì signor, non pensi a niente.
(Parte).

BARONE DI TROMBONOK
Quando rifletto a quello svenimento,
Mi vien proprio da ridere...
La cagion delle smanie
Indovinar chi mai potuto avria?
Ma ognuno al mondo ha un ramo di pazzia.
Sestetto
Sì di matti una gran gabbia
Ben si può chiamar il mondo;
Forse appunto, perché è tondo,
Testa quadra non vi sta.

SCENA NONA
Il detto, Don Profondo, Don Alvaro con Melibea.

DON PROFONDO
(arrivando)
La mia quota a voi consegno,
Perdonate, se ho tardato;
(dà  del denaro al Barone che lo mette in
una gran borsa)
A vedere io sono andato
Una rara antichità .

DON ALVARO
(entrando con Melibea)
Questa vaga e amabil dama,
Miei signori, io vi presento;
Far il viaggio con noi brama,
E ognun pago ne sarà .

MELIBEA
Con sì dotta e nobil gente,
Di fanal che serve al mondo,
Il viaggiar mi fia giocondo,
E gran bene mi farà .

SCENA DECIMA
i detti, il Conte di Libenskof.

CONTE DI LIBENSKOF
(indietro, da sé, dopo aver sentito
l'ultime parole di Melibea)
(Donna ingrata, a stento in petto
Freno il giusto mio furore;
Per lei fido avvampa il core
E il mio ardor sprezzando va.)

DON ALVARO
(vedendo Libenskof, e da sé)
Il rival!

MELIBEA
(da sé)
Negli occhi ha il foco.

CONTE DI LIBENSKOF
(avanzandosi)
Non si parte?

BARONE DI TROMBONOK
Sì, fra poco;
I cavalli sol si attendono;
(vedendo Madama Cortese)
Se il corriere è ritornato,
Da Madama or si saprà .

SCENA UNDICESIMA
I detti e Madama Cortese.

MADAMA CORTESE
Naturale è l'impazienza,
Il ritardo non comprendo;
Vado, torno, salgo e scendo,
E tranquillo il cor non è.
(Pendente il solo, il Conte di Libenskof
parla con vivacità  a Melibea, mostrando
gelosia).

CONTE DI LIBENSKOF
(a Melibea)
Mi tradite...

MELIBEA
Qual favella?

CONTE DI LIBENSKOF
(con rabbia concentrata)
Don Alvar...

MELIBEA
Che dir volete?

CONTE DI LIBENSKOF
Donna infida, invan fingete;
Il rival cadrà  al mio piè.

MELIBEA
Cieco ardor v'abbaglia il ciglio...

CONTE DI LIBENSKOF
(accostandosi a don Alvaro e con fierezza)
Don Alvar...

DON ALVARO
(fiero)
Che pretendete?

CONTE DI LIBENSKOF
(in atto di partire)
Mi seguite...

MELIBEA
(trattenendoli)
Ah! non partite...
Troppo ingiusto è un tal furore.

MADAMA CORTESE
Qual dispetto! qual furore!

MELIBEA
D'ira avvampa il fero ciglio...
Un sì barbaro periglio
Mi fa l'alma palpitar.

CONTE DI LIBENSKOF e DON ALVARO
Non pavento alcun periglio...
D'ira avvampa in seno il core;
E il tremendo mio furore
No, non posso più frenar.

BARONE DI TROMBONOK e DON PROFONDO
(Bella cosa è in ver l'amore!
Ci fa perdere il cervello,
L'uom più savio un bambinello
Suole a un tratto diventar.)
(S'ode un preludio d'arpa nella camera di
Corinna, tutti restano immobili ad
ascoltare. Dopo il preludio, la sudetta
canta le seguenti strofe).

CORINNA 1
Arpa gentil, che fida
Compagna ognor mi sei,
Unisci ai canti miei
Il suon di gioia e amor.
Nell'infiammata mente
Si affollano le idee;
Delle castalie dee
Il foco io sento in cor.
Arpa, deh! unisci al canto
Il suon di gioia e amor.

GLI ALTRI
Qual delizioso incanto
Si spande nel mio cor!
Un più soave canto
No, non s'udì finor.

CORINNA
(di dentro) 2
Svaniro i nembi; intorno
Regna la dolce calma;
Di lieti giorni l'alma
Prevede il bel fulgor.
Che un dì rinasca, io spero,
Dell'aurea età  l'albore;
Che degli umani in core
Regni fraterno amor.

GLI ALTRI
Sempre agli umani in core
Regni fraterno amor.

CORINNA 3
Contro i fedeli ancora
Lotta falcata luna,
Ma al sacro ardir fortuna
Propizia ognor sarà .
Come sul Tebbro e a Solima,
Foriera di vittoria,
Simbol di pace e gloria
La Croce splenderà .

GLI ALTRI
Simbol di pace e gloria
La Croce splenderà .

TUTTI, eccetto CORINNA
A tali accenti, in seno
Riede la dolce calma;
D'idee ridenti, l'alma
Pascendo or sol si va.
Gli opachi nembi intorno
Pietoso il ciel disgombra,
Del sacro ulivo all'ombra,
Felice ognun sarà .
(Tutti partono, eccetto Madama Cortese).

SCENA DODICESIMA
Madama Cortese, indi Lord Sidney ch'entra
coll'aria preoccupata; poi varie contadine,
le quali recano de' vasi di fiori e li pongono
presso la camera di Corinna.

MADAMA CORTESE
Zefirin non ritorna... del ritardo
Qual fia mai la cagion? - Milord s'appressa.
Che original! Corinna adora, e a lei
Spiegar non sa l'ardore,
Che da gran tempo gli divampa in core.
Ella pur l'ama, accorta me ne sono:
Noi donne, in tal materia,
Ben chiaro ci vediamo,
Nato appena l'amor, scoprir sappiamo.
(Parte).

LORD SIDNEY
Ah! perché la conobbi?
Perché appena lo stral ferimmi il petto,
Non fuggir, non lasciarla?
Incauto, ahi! lasso!
La fiamma alimentai ch'ognor più viva
Or mi divampa in sen; non trovo pace,
E, in preda al mio deliro,
La notte e il dì, d'amor gemo e sospiro.
Aria
Invan strappar dal core
L'acuto dardo io tento;
Più vivo ognor l'ardore
Nel sen crescendo va,
Dell'anima fedele
Timido i voti ascondo;
Affanno più crudele
Del mio no non si dà .
(Entrano varie contadine con de' vasi
di fiori e cantano il seguente coro).

CORO
Come dal cielo,
Sul primo albor,
Dolce rugiada
Scende sui fior,
E al verde stelo
Serba il vigor;
Sull'alma donna,
Dal nobil cor,
Così ridente
Si spanda ognor
Del Dio clemente
Il bel favor.

LORD SIDNEY
Soavi e teneri
Eletti fior,
Siate gli interpreti
D'un puro amor.

CORO
Donna più amabile
Chi vide ancor?
Accoppia al merito
Grazia e pudor.

LORD SIDNEY
Dell'alma diva
Al primo aspetto,
Chi ha il cor capace
D'un puro affetto,
Rapido sente
Nascer l'ardor.
Fida e dolente,
Quest'alma ognora
Per lei d'amore
Palpiterà .

CORO
Donna più amabile
Chi vide ancora?
Accoppia al merito
Grazia e beltà .
(Il coro parte).

SCENA TREDICESIMA
Lord Sidney, Don Profondo.

DON PROFONDO
(a Lord Sidney, trattenendolo)
Milord, una parola...

LORD SIDNEY
(serio)
Che bramate?

DON PROFONDO
Brittanico signor è sol capace
D'appagar i miei voti...

LORD SIDNEY
(sempre serio, e rapidamente)
Che v'occorre?

DON PROFONDO
Ho bisogno d'aver certe notizie...

LORD SIDNEY
Non sono un gazzetier...

DON PROFONDO
Mi spiego...

LORD SIDNEY
(come sopra)
Presto...

DON PROFONDO
Vorrei che m'indicaste
Ove trovar potrei
Il brando di Fingallo, la corazza
D'Artur, l'arpa d'Alfred...

LORD SIDNEY
(partendo)
(È matto!)

DON PROFONDO
(seguendolo)
Ebbene?
Voi non mi rispondete?

LORD SIDNEY
Ne' musei
Cercar convien; di più dir non saprei.
(Parte).

DON PROFONDO
Non è troppo gentil; ma il compatisco;
È innamorato della poetessa,
E perduta ha la speme... Ella s'appressa;
A lei appunto io deggio
Comunicar la lettera di Roma.

SCENA QUATTORDICESIMA
Il detto, Corinna, Delia.

DON PROFONDO
Buon giorno, illustre amica!

CORINNA
(salutandolo)
Quai notizie?

DON PROFONDO
Leggete questa lettera.
(Mentre Corinna legge la lettera,
Don Profondo dice a Delia:)
Consolatevi, o Delia;
Le cose vanno bene...

DELIA
Davver?

DON PROFONDO
Ve l'assicuro.

CORINNA
(rende la lettera a Don Profondo)
Vi ringrazio.
Quando si parte?

DON PROFONDO
Presto; vo a vedere,
E l'ora poi io vi farò sapere.
(Parte).

CORINNA
(a Delia)
Son felici le nuove, e presto, io spero
Del sacro Legno all'ombra protettrice,
La vostra patria alfin sarà  felice.

DELIA
Il ciel lo voglia!

CORINNA
In ordine mettete
Quel che occorre, ed a Reims meco verrete.
(Delia parte).
(Esaminando i fiori)
Che vaghi ameni fior! son di Milord
Il giornaliero don, pegno d'amore,
Ch'egli timido ognor preme nel core.
(Corinna stacca un fiore, e lo pone in petto).

SCENA QUINDICESIMA
Corinna, il Cavaliere.

CAVALIER BELFIORE
(in fondo alla scena e da sé)
Sola ritrovo alfin la bella Dea,
Che invincibil si crede, e a cui più volte
Ho già  fatto l'occhietto... Ce n'andiamo...
L'occasion può mancar, ed ora fa d'uopo
Darle l'ultimo assalto; al par dell'altre,
Cadrà  ne' lacci miei,
Senza rischio scommetter lo potrei.
(Accostandosi con aria gentile e modesta)
O voi, d'Apollo prediletta figlia,
Perdonate, se ardisco
Il bel corso turbare
De' sublimi pensieri...

CORINNA
(attonita)
Qual favella!

CAVALIER BELFIORE
Una grazia implorar da voi vorrei...

CORINNA
(come sopra)
Una grazia! Da me!...

CAVALIER BELFIORE
Sì, a voi, che siete
Savia al pari che bella,
Fidar posso l'arcano del mio core.

CORINNA
(con maggior sorpresa)
Un arcan! Ma perché?...

CAVALIER BELFIORE
(con intenzione marcata)
Ascoso e vivo ardore
Mi divampa nel seno, e al vago oggetto
Timido ascondo il mio fervido affetto.

CORINNA
(come sopra)
Scusate... Io non comprendo...
Perché meco...

CAVALIER BELFIORE
Mi spiego... Sotto il velo
De' sacri carmi, io voglio
Il segreto svelar: ma sì novizio
Son nel linguaggio degli Dei, che a voi
Consiglio e aita io chiedo. Ah! sì, sentite,
Ed il vostro parer franca mi dite.
Duetto
Nel suo divin sembiante
Tanta beltà  risplende,
Che in seno a un tratto accende
Il più vivace ardor.

CORINNA
Ah! Dove mai s'asconde
Sì raro e bel portento?
Vinta nel gran cimento,
Avria la Dea d'amor.

CAVALIER BELFIORE
(con intenzione marcata)
Ma un nume sol saria
Degno d'un tal tesoro...
E disperato io moro
D'affanno e di dolor.
(Cade a un tratto inginocchio davanti
a Corinna).
(Nello stesso tempo, Don Profondo entra
dal mezzo in fondo e vede la scena; ma si
ritira sorridendo, ed osserva d'intanto
intanto).

CORINNA
(con gran sorpresa)
Che fate? Ah! qual deliro!

CAVALIER BELFIORE
Regger non posso oh Dio!
Voi siete l'Idol mio...
Per voi smanio e sospiro,
E se pietà  negate,
Io qui voglio morir.

CORINNA
Così insultarmi osate?
Qual insensato ardir?
(Il Cavaliere s'alza).

CAVALIER BELFIORE
Un tal eccesso è pegno
Del più vivace amor.

CORINNA
Un tal eccesso è indegno
D'un cavalier d'onor.

CAVALIER BELFIORE
Dunque non v'è speranza?

CORINNA
Partite, o chiamo gente...

CAVALIER BELFIORE
Martire di costanza,
Io l'alma esalerò.

CORINNA
Partite, o l'arroganza
Punire io ben saprò.
Oh! quanto ingannasi
Chi così crede
Trovar la via
Del nostro cor!
Il vivo affetto,
La pura fede
Da noi sol meritano
Stima ed amor.
Sprezzo e dispetto
Destano in petto
Questi galanti
Insidiator.
Oh! quanto ingannasi
Chi così crede
Trovar la via
Del nostro cor.

CAVALIER BELFIORE
(Finto è il rigore,
Lo so per prova;
Così far sogliono
Le belle ognor.
Tal resistenza
No, non è nuova,
L'uso la chiede,
Ed il decor.
Oggi combattono,
Dimani cedono,
E salvar credono
Il loro onor.
Finto è il rigore,
Lo so per prova;
Così far sogliono
Le belle ognor.)
(Partono).

SCENA QUINDICESIMA [bis]
Don Profondo. Due servi portano una tavola,
sulla quale v'è carta, penne, etc.

DON PROFONDO
(ch'entra ridendo)
Bravo il signor Ganimede!
Se la Contessa il sa, gli cava gli occhi.
Ma il tempo non perdiamo; del Barone,
Or qui deggio eseguir la commissione.
Degli effetti facciam presto la lista,
Onde tutto sia all'ordine ed in vista.
(Siede davanti alla sudetta tavola).
Aria
(Parlante)
Io!
(In musica)
Medaglie incomparabili,
Camei rari, impagabili,
Figli di tenebrosa,
Sublime antichità .
In aurea carta pecora
Dell'accademie i titoli,
Onde son membro nobile
Di prima qualità .
Il gran trattato inedito
Sull'infallibil metodo
Di saper ben distinguere,
A prima vista ognor
L'antico dal moderno,
Di fuori e nell'interno,
Ne' maschi, nelle femine,
E in altri oggetti ancor.

(LO SPAGNOLO)
Gran piante genealogiche
Degli avoli e bisavoli,
Colle notizie storiche
Di quel che ognuno fu.
Diplomi, stemmi e croci,
Nastri, collane ed ordini,
E, grosse come noci
Sei perle del Perù.

(LA POLACCA)
L'opere più squisite
D'autori prelibati,
Che vanto sono e gloria
Della moderna età .
Disegni colorati
Dell'alto Pic terribile1
D'Harold2, Malcolm3 e Ipsiboe4
Il bel profil qui sta.

(LA FRANCESE)
Scatole e scatoline,
Con scrigni e cassettine,
Che i bei tesor nascondono
Sacri alla Dea d'amor.
"Badate: è roba fragile!"
Qui chiuso, già  indovino,
Sta il nuovo cappellino,
Con penne, merli e fior.

(IL TEDESCO)
Dissertazione classica
Sui nuovi effetti armonici,
Onde i portenti anfionici
Ridesteran stupor.
De' primi Orfei teutonici
Le rare produzioni,
Di corni e di tromboni
Modelli ignoti ancor.

(L'INGLESE)
Viaggi d'intorno al globo,
Trattati di marina;
Oriundo della China
Sottil perlato thè.
Oppio e pistole a vento,
Cambiali con molt'oro
I bill, ch'il parlamento
Tre volte legger fe'.

(IL FRANCESE)
Varie del Franco Orazio5,
Litografie squisite,
Pennelli con matite,
Conchiglie coi color.
"Son cose sacre." Ah! intendo...
Ritratti e bigliettini,
Con molti ricordini
De' suoi felici amor.

(IL RUSSO)
Notizia tipografica
Di tutta la Siberia,
Con carta geografica
Dell'Ottomano imper.
Di Zibellini e martore
Preziosa collezione,
Con penne di cappone
Pe' caschi, e pe' cimier.
(S'alza).
Sta tutto all'ordine,
Non v'è che dire;
Né più a partire
Si può tardar.
Or l'inviato
Certo è tornato;
De' snelli e rapidi
Destrier frementi
Già  parmi udire
Lo scalpitar.
Sferze e cornette
Percoton l'aere,
Le bestie struggonsi
Di galoppar.
Il gran momento
È omai vicino;
Più bel destino
No non si dà ,
E il cor dal giubilo
Balzando va.

SCENA SEDICESIMA
Don Profondo, la Contessa.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(trattenendo Don Profondo)
Vedeste il cavaliere?

DON PROFONDO
Il cavalier!... (Che imbroglio! )
Ei qui poc'anzi...

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Solo?

DON PROFONDO
No... in compagnia...

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Di chi?

DON PROFONDO
Dirò...

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Parlate.

DON PROFONDO
(I sapienti non denno dir bugie.)

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Rispondete, vi prego...

DON PROFONDO
(Non vorrei compromettermi.)

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(con impazienza)
Ebben?

DON PROFONDO
Signora mia...
Ei qui prendea lezion di poesia.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(furente)
Ho capito... (Che rabbia!
A quel che pare,
Ei fa il galante colla poetessa;
Ma a suo tempo mi voglio vendicare.)

SCENA DICIASSETTESIMA
I detti, DonAlvaro, Libenskof, indi il Barone.

DON ALVARO
Amici, che si fa?
Si parla di partir, e si sta qua.

DON PROFONDO
Tutto è all'ordin.

CONTE DI LIBENSKOF
Va bene; ma i cavalli?

DON PROFONDO
Saran certo arrivati.

DON ALVARO
Se fosse ver, ci avrebbero avvisati.

BARONE DI TROMBONOK
(entrando rapidamente, con aria trista)
Ah! miei signor!...

DON PROFONDO
Che avete?

BARONE DI TROMBONOK
Di parlar non ho core...

DON ALVARO
Cos'avvenne?

BARONE DI TROMBONOK
Una disgrazia orribile!

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Ch'è stato?

DON ALVARO
Incendio?

DON PROFONDO
Ladri? Morte?

BARONE DI TROMBONOK
O sventura fatale! o amara sorte!

CONTE DI LIBENSKOF
Ma parlate...

BARONE DI TROMBONOK
Il corriere...

DON ALVARO
È arrivato.

BARONE DI TROMBONOK
Ah! pur troppo.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Spiegatevi.

BARONE DI TROMBONOK
Ei s'appressa.
(Ad un servo)
Chiamate i viaggiatori.

DON PROFONDO
(verso le quinte)
Amici, olà ?

BARONE DI TROMBONOK
Che barbaro accidente!...
Dir vorrei... Ma non posso...

SCENA DICIOTTESIMA
I detti, Melibea, Corinna, il Cavaliere, Delia,
Lord Sidney, Prudenzio, Modestina, indi
Zefirino.

BARONE DI TROMBONOK
Ah! Melibea! Milord,
Corinna! o ciel! che brutto affare!
(Vedendo Zefirino)
Ma vien chi tutto a voi saprà  spiegare.

ZEFIRINO
Miei signor non v'è scampo... Mio malgrado,
Io vengo a darvi una fatal notizia.
Secondo gli ordin vostri,
Rapido, diligente,
Di qua, di là  ho cercato;
Ma vane fur le cure; da gran tempo,
È tutto ritenuto e riservato;
Non si trova un cavallo
Da comprar o affittare,
E ognun di voi al nobile progetto
Di rinunciar pur troppo or fia costretto.

Gran pezzo concertato
a 14 voci

TUTTI
Ah! A tal colpo inaspettato,
Palpitando va il mio core...
Cruda sorte! Il tuo rigore
Troppo, oh Dio! penar mi fa.

BARONE DI TROMBONOK e DON PROFONDO
A tal colpo inaspettato
Io mancar mi sento il core...
O crudel avverso fato!
Non hai legge, né pietà .

MODESTINA e ZEFIRINO
Questo Colpo inaspettato
Li ricolma di dolore;
Il crudel avverso fato
Non ha legge né pietà .

SCENA DICIANNOVESIMA
I detti, Madama Cortese.

MADAMA CORTESE
(accorrendo con una lettera in mano)
Signori, ecco una lettera,
Venuta da Parigi;
Prendete, sì leggete,
Conforto vi darà .

GLI ALTRI
(a don Profondo)
Prendete, sì leggete,
Conforto ci darà .
(Don Profondo prende la lettera e legge).
"A giorni il Re ritorna,
Gran feste si daranno,
Rapidi qui verranno
Stranieri in quantità .
Da quello che preparasi
A corte ed in città ,
Ben si può giudicare
Che festa si farà ;
Spettacol più giocondo,
Mai visto si sarà ;
Chi a Reims non poté andare
Qui si consolerà .
T'abbraccio, o mia dolcissima
Amabile metà ".
(Gli altri personaggi ripetono alternativamente
le frasi della lettera).

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Amici, ah! non tardiamo;
Parigi è la mia patria;
Là  v'offro alloggio e tavola,
E quanto occorrerà .

TUTTI
Partiamo. - Ah! sì, il desio,
Che ci divampa in seno,
In parte pago almeno
Alfine si vedrà .
Tra dolci e cari palpiti,
Or torno a respirar;
Farà  un vivace giubilo
Quest'anima brillar.
Destino maledetto,
Non ce la puoi ficcare,
E tutti, a tuo dispetto,
Andiamo a giubilar.

MADAMA CORTESE
Destino maledetto.

ZEFIRINO
Non gliela puoi ficcare,
E tutti, a tuo dispetto
Andranno a giubilar.

BARONE DI TROMBONOK
Come partire?

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Nella diligenza,
Che da Parigi vien regolarmente
Ogni dì nei contorni.

BARONE DI TROMBONOK
Ella ha ragione.

CAVALIER BELFIORE
Dunque dimani?

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Certo.

BARONE DI TROMBONOK
E questa borsa?

DON PROFONDO
S'ordini per stasera un bel convito,
Publico sia l'invito.

BARONE DI TROMBONOK
E quel che resterà ?

CAVALIER BELFIORE
Per gl'indigenti.

BARONE DI TROMBONOK
E ognun d'accordo?

TUTTI
Sì.

BARONE DI TROMBONOK
(a Madama Cortese)
A voi Madama affido
La cura degli inviti.

MADAMA CORTESE
Oh! è domenica appunto,
E tutti ci verran con gran piacere.

DON PROFONDO
Una cena squisita.

MADAMA CORTESE
Non mancan provisioni.
(Verso le quinte)
Ehi, mastro Antonio!

SCENA VENTESIMA
I detti, Antonio, Gelsomino.

ANTONIO
Son qua, cosa comanda?

MADAMA CORTESE
Una cena, una festa nel giardino,
E il più presto possibile.

ANTONIO
Ho capito; non dubiti,
Qui avvezzi siamo ai colpi inaspettati,
E tutti resteran maravigliati.

GELSOMINO
Madama, lo sapete,
Già  per l'anniversario del ritorno
Dell'AUGUSTA FAMIGLIA,
Ch'ogni anno celebriamo, qui son pronte
Le cose principali;
Servir ce ne potremo.

MADAMA CORTESE
A meraviglia.
Tua cura, o Gelsomino
Sia di suonar intorno il tamburino.
(Antonio e Gelsomino partono).

CONTESSA DI FOLLEVILLE
E dimani, a Parigi,
La capital del mondo.

CAVALIER BELFIORE
D'ogni piacer l'asilo il più giocondo.
(Tutti partono, eccetto
Melibea, Libenskof ed il Barone).

SCENA VENTUNESIMA
Melibea, Libenskof ed il Barone.

BARONE DI TROMBONOK
Tutto va ben; ma come a entrambi è noto,
Fervido amico ognor dell'armonia,
Vorrei vedervi in pace; un lieve nembo
Sol ne turbò il sereno; voi vi amate,
E l'un per l'altro fatti mi sembrate.

CONTE DI LIBENSKOF
(al Barone con amarezza)
Ella per Don Alvaro...

MELIBEA
(troncandogli la parola)
Il torbid'occhio della Gelosia,
D'Erebo ignobil figlia, solo puote
Traveder a tal segno.

BARONE DI TROMBONOK
Oh! non v'è dubbio.

CONTE DI LIBENSKOF
Eppur poc'anzi...

BARONE DI TROMBONOK
Amico, a me credete,
Siete in error, perdono le chiedete.
(Parte sorridendo)

SCENA VENTIDUESIMA
Melibea, Libenskof.

CONTE DI LIBENSKOF
(a Melibea)
Di che son reo?

MELIBEA
D'un vil sospetto.

CONTE DI LIBENSKOF
Ah! no
Un eccesso d'amore
Sol colpevol mi rese.

MELIBEA
D'alma grande
Apprezzar tu non sai
Il sacro e vivo ardor.

CONTE DI LIBENSKOF
Ma l'apparenza...

MELIBEA
Nube tenebrosa,
Del ver celando il volto risplendente,
D'opaco orror ingombra ognor la mente.

CONTE DI LIBENSKOF
Qual sublime parlar! confuso io sono...
Eccomi ai vostri piè... Pietà ! perdono.
Duetto
D'alma celeste, oh Dio!
Ch'arde di pura face,
Turbar osai la pace
Con insensato ardor.

MELIBEA
D'un puro amor verace,
L'indol t'è ignota ancora;
D'infedeltà  capace
Sol è un profano cor.

CONTE DI LIBENSKOF
Pentito io son.

MELIBEA
Che speri?

CONTE DI LIBENSKOF
Rendimi il cor.

MELIBEA
Tu osasti...

CONTE DI LIBENSKOF
Il barbaro mio stato
Ti desti almen pietà .

MELIBEA
Al pentimento, o ingrato!
Credere il cor non sa.

CONTE DI LIBENSKOF
(Qual barbaro rigore!
Dubbioso e incerto io resto...
Di speme e di timore
Palpita in seno il cor.)

MELIBEA
(Il mio crudel rigore
Dubbioso e incerto il rende;
Di speme e di timore
Palpita in seno il cor!
Già  cessa il mio rigore,
Per lui mi parla amor.)
Ah! regger non poss'io,
Ecco la destra e il cor.

CONTE DI LIBENSKOF
O gioia incomparabile!
O fortunato ardor!

MELIBEA e CONTE DI LIBENSKOF
Ah! no, giammai quest'anima,
Più cari e dolci palpiti
Non ha provato ancor.
(Partono).

Giardino illuminato, con tavola imbandita.

SCENA VENTITREESIMA
Antonio, Gelsomino, vari servi.

ANTONIO
(mettendo i nomi sulle salviette)
Tutto è all'ordin. - Va', corri, Gelsomino,
A dire a quei signor che son serviti;
Ma pria ci vuol la riverenza, intendi?

GELSOMINO
E per chi mai mi prendi?
Ho servito de' principi,
De' conti, de' baroni,
Altezze ed eccellenze in quantità ,
E so d'ogn'altro al par quel che si fa.
(Parte).

ANTONIO
Oh! guarda che amor proprio!
Ma son tutti così;
Soglion vantarsi assai,
E se a lor vi fidate,
In grand'impiccio spesso vi trovate.

SCENA VENTIQUATTRESIMA

ANTONIO, MADDALENA
Per sapere da voi se tutto è pronto.

MADDALENA
Nulla manca, guardate...
Gelsomino ho spedito
Ad avvertir la nobil compagnia.

ANTONIO
Mille grazie.

MADDALENA
Qui certo ancor veduta
Non si sarà  più bella festa.

ANTONIO
È vero.

MADDALENA
Ma non sapete un'altra novità .

ANTONIO Che cosa?

MADDALENA
Nei contorni,
Per caso di passaggio
V'è una truppa ambulante, ed il Barone
Gran professore, dilettante insigne,
A dare qui un concerto l'ha invitata,
Pendente il bel festino.

ANTONIO
Ottima idea!

MADDALENA
Canteran, balleranno.

ANTONIO
(con stupore ed allegria)
Balleranno?

MADDALENA
Sì, v'è un corpo di ballo.

ANTONIO
Tanto meglio;
Il ballo è sempre stata
La mia passione, e adesso ancor...
(Fa dei moti colle gambe e vacilla).

MADDALENA
(sostenendolo)
Badate: Vo ad avvertir
Madama, qui aspettate.
(Parte).

ANTONIO
Presto verrà  la bella comitiva.
(Guardando fra le quinte)
Ma non m'inganno, no, ecco che arriva.

SCENA VENTICINQUESIMA
Sul ritornello entra la truppa ambulante,
composta di virtuosi di canto e di ballerini;
i contadini, le contadine, le giardiniere;
indi tutti i personaggi che siedono a tavola;
Maddalena, Zefirino.

Finale

CORO
L'allegria è un sommo bene,
Ond'a noi fe' dono il cielo;
Sani e freschi ci mantiene
Nel bel grembo del piacer.
Cinti ognor d'ameni fiori,
Fra le danze, il riso e il gioco,
Colle grazie e cogli amori
Non pensiamo che a goder.
Presto imbianca il nero crine,
Qual balen fugge la vita,
E a non perdere c'invita
Un istante di piacer.

BARONE DI TROMBONOK
Ora secondo l'uso,
I brindisi facciamo. - Ecco la lista
Che di far m'imponeste
Con decente simmetrica armonia,
E spero che ad ognun ben grata sia.
(Legge la nota:)
Inno tedesco. - Tocca a me;
Ma indulgenza vi chiedo; fra i cavalli
Le bombe ed i cannoni
Io la metà  lasciai de' miei polmoni.
Inno tedesco
Or che regna fra le genti
La più placida armonia,
Dell'Europa sempre fia
Il destin felice appien.
Viva, viva l'armonia
Ch'è sorgente d'ogni ben.

CORO
Viva, viva l'armonia
Ch'è sorgente d'ogni ben.

BARONE DI TROMBONOK
Altro da dir avrei; ma sono stracco;
(a Melibea)
A voi, bella Marchesa, in stil polacco.
Polacca

MELIBEA
Ai prodi guerrieri,
Seguaci di gloria,
Di cui la vittoria
Compagna fu ognor,
Ch'ovunque risplendere
Fer l'alto valor;
Che pronti ognor sono
Col brando a difendere
La patria ed il trono, La fede e l'onor.

CORO
Che pronti ognor sono,
Col brando a difendere
La patria ed il trono,
La fede e l'onor.

BARONE DI TROMBONOK
Libenskof, tocca a voi,
Un'aria russa, ad libitum;
Ven sono delle belle...

CONTE DI LIBENSKOF
Una ne so a memoria
Che udii cantar un giorno,
Mentre il monarca a noi facea ritorno.
Inno Russo
Onore, gloria ed alto omaggio
D'Augusta donna6 al nobil cor,
Ch'il più magnanimo coraggio
Del fato oppose al reo furor.
Degli infelici al duolo, al pianto
Ella sollievo offrendo va;
E i più bei vanti, in regio ammanto,
Brillar sul trono un dì farà .

CORO
E i più bei vanti, in regio ammanto,
Brillar sul trono un dì farà .

BARONE DI TROMBONOK
(a Don Alvaro)
Dal nord al mezzogiorno
Bella è la transizion. Voi possedete
Una sonora voce, e dell'Iberia
Gustar i dolci canti or ci farete.

Canzone spagnola

DON ALVARO
Omaggio all'augusto duce7
Che d'alma sovrana luce
L'Iberia fe' balenar.
Ei spense il civil furore,
Del soglio salvò l'onore,
Da tutti si vide amar.
O grande invidiabil gloria!
Ah! dove di tal vittoria
L'esempio mai ritrovar?

CORO
Ah! dove di tal vittoria
L'esempio mai ritrovar?

BARONE DI TROMBONOK
(a Lord Sidney)
Milord, in tuon maggiore...

LORD SIDNEY
Io musico non sono;
Non so che una canzone.

BARONE DI TROMBONOK
"God save the King?"

LORD SIDNEY
Appunto.

BARONE DI TROMBONOK
Va benone.

Canzone inglese

DEL GRAND'ENRICO
Il germe amato8
Proteggi o ciel!
Propizio il fato
Ai voti sia
Del fortunato
Popol fedel.

CORO
Del fortunato
Popol fedel.

BARONE DI TROMBONOK
Contessa, Cavaliere, a voi la scelta
Lascio dell'aria; ma prescrivo il tuono;
In do; no, no, in UT.
(Che bestia! obblio
Che a due Galli indirizzo il parlar mio).

Canzone francese

CONTESSA DI FOLLEVILLE e CAVALIER BELFIORE
Madre del nuovo Enrico,
Dei Franchi speme e onor 9
Ti colmi il cielo amico
Degli almi suoi favor.
Di rari pregi splendi,
D'età  sul fior,
E in ogni petto accendi
Rispetto e amor.

CORO
E in ogni petto accendi
Rispetto e amor.

BARONE DI TROMBONOK
Madama, Don
Profondo,
Voi terminar dovete,
In elafà  coll'aria che volete.

Tirolese

MADAMA CORTESE
Più vivace e più fecondo
L'aureo giglio omai risplende,
E felice ognuno rende
Col benefico fulgor.
Sacra pianta
al ciel diletta,
Che fedel la patria onora,
Tu sarai de' Franchi ognora
La speranza e il dolce amor.

DON PROFONDO
Un sì giocondo
Ameno giorno
La gioia intorno
Sol fa regnar.
Che lieta sorte!
Che bel contento!
In petto io sento
Il cor balzar.

BARONE DI TROMBONOK
Corinna, or spetta a voi; così compita
Sarà  la festa.

GLI ALTRI
Ah! sì.

LORD SIDNEY
(a Corinna)
Come trovar un'occasion più bella
Di far sentir i vostri dolci accenti?

GLI ALTRI
È ver.

CORINNA
Grande è il cimento,
E temo...

DON PROFONDO
Di che mai?

MADAMA CORTESE
Che amabile modestia!

MELIBEA
Ah! non tardate
Ad appagar i nostri voti.

CORINNA
Io cedo;
Il soggetto scegliete
E di farmi avvertir poi degnerete.
(Si ritira).

(Tutti s'alzano da tavola. Un servo porta
un'urna; Don Profondo distribuisce carta e
lapis ai diversi personaggi, i quali scrivono il
soggetto e rimettono la cartolina al sudetto,
che la legge ad alta voce e pone dopo
nell'urna).

MELIBEA
Giovanna D'Arco.

MADAMA CORTESE
Il Cittadino di Reims.

CAVALIER BELFIORE
Carlo X Re di Francia.

CONTE DI LIBENSKOF
La battaglia di Tolbiac.

DON PROFONDO Clodoveo.

DON ALVARO
Le tre stirpi reali di Francia.

DON PRUDENZIO
David e Samuele.

BARONE DI TROMBONOK
Il Crisma e la Corona.

LORD SIDNEY
Ugo Capeto.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
San Luigi.

BARONE DI TROMBONOK
Melibea, di dritto
Vi spetta estrar dall'urna or il biglietto,
Che all'improvviso fornirà  il soggetto.
(Melibea estrae un biglietto e lo dà  a Don
Profondo).

CARLO X, RE DI FRANCIA
(Il Barone e Don Profondo vanno ad avvertire
Corinna che viene colla lira in mano, legge
il soggetto ad alta voce, si raccoglie,
indi improvisa).

Improvviso

CORINNA 1.
All'ombra amena
Del giglio d'or,
Aura serena
Inebbria il cor.
Di lieti giorni
Più dolce aurora
Sorger la Francia
Non vide ancor,
E grata applaude,
Ammira e adora
Di tanto bene
L'augusto tutor

2.
Della corona
Sostegno e onor,
Carlo le dona
Novel splendor.
Dal maestoso
Regal suo viso
Traspar del core
La nobiltà .
Nunzio di gioia
È il bel sorriso,
Pegno soave
D'alma bontà .

3.
Se un dì, non lice
Il bene oprar,
Perduto il dice,
Di Tito al par.
Da poche lune
In trono siede,
E ognun già  gode
De' suoi favor.
La gioia intorno
Brillar si vede,
L'etra risuona
D'inni d'amor.

4.
Appiè dell'are,
Ei chiese al ciel,
Che secondare
Degni il suo zel;
Non fia deluso
Il bel desio,
Figlio dell'almo
Suo nobil cor.
Sacro il diadema
Già  rese Iddio,
Né più del fato
Teme il furor.

5.
Al soglio accanto,
Ch'egual non ha;
Soave incanto
Ognun godrà .
Cento anni e cento
Ognor protetto
Dall'immortale
Divin favor,
Viva felice
Il prediletto Carlo,
de' Franchi
Delizia e amor!
(Appena finito l'improvviso, rischiarati
da improvvisa luce, appariscono i ritratti
dell'augusta famiglia reale e de' più celebri
Re di Francia con vari emblemi analoghi,
palme, corone, etc.).

CAVALIER BELFIORE
Viva il diletto
Augusto regnator,
Ond'è l'aspetto
Forier di gioia e onor.
(Tutti ripetono la strofa. Ballo).

TUTTI
(con religiosa espressione)
Sul verde stelo,
Fiorisca il giglio ognor;
Lo colmi il cielo
Degli almi suoi favor.

CAVALIER BELFIORE, indi TUTTI
Con sacro zelo
Da noi serbato ognor,
Sul verde stelo
Risplenda il Giglio d'or:
Lo colmi il cielo,
Degli almi suoi favor.
Viva la Francia,
E il prode regnator.




F I N E