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Matilde di Shabran Libretto

Matilde Shabran

(Bellezza e cuor di ferro)


Melodramma giocoso in due atti di Giacomo Ferretti, musica di Gioacchino Rossini

Prima Assoluta il 24.2.1821 Teatro Apollo, Roma






PERSONAGGI e INTERPRETI

Matilde di Chabran [sic], Signora Dardanelli, Soprano
Edoardo, Signora Comelli-Rubini, Contralto
Raimondo Lopez, suo padre, Signor Orlandini, Basso
Corradino cuor di ferro, Signor David, Tenore
Ginardo, Torriere, Signor Benedetti, Basso
Aliprando, Medico, Signor Ambrogi, Basso
Isidoro, poeta, Signor Casaccia, Buffo
Contessa D'Arco, Signora Der Bernandie, Mezzosoprano
Egoldo, Capo de' Contadini, Signor Spirito, Tenore
Rodrigo, Capo degli Armigeri, Signor Chizzola, Tenore
Udolfo, Mimo

La scena è nella Spagna, nel Castello di Corradino e sue vicinanze.





ATTO PRIMO




Atrio Gotico d'un antico Castello; in fondo
cancello di ferro aperto, che mette in un
bosco; a destra in fondo Torre con porta
praticabile, a sinistra, circa la metà , una
branca di scale, che conduce nel Palazzo di
Corradino. Trofei militari in marmo
adornano l'Atrio, e due lapidi presentano
scritto l'una:

A chi entra non chiamato
Sarà  il cranio fracassato.
E l'altra:
Chi turbar osa la quiete
Qui morrà  di fame e sete.
(Spunta il Sole).

SCENA PRIMA
Villani e Villanelle con canestri di frutta, ed
erbaggi, condotti da Egoldo, poi Ginardo
dalla scala con un gran mazzo di chiavi in
mano, indi Aliprando.

EGOLDO, CORO
Zitti; nessun qui v'è:
Possiam muovere il piè
Con libertà .
Gli erbaggi qui posiam.
Guardiam... giriam... vediam
Di qua... di là .

GINARDO
Questo è il Castello inaccessibile,
Dove comanda quell'uom terribile,
Pazzo, pazzissimo, stravagantissimo,
Che mai da' sudditi veder si fa.
Che sempre armato, sempre accigliato,
E mai non seppe cosa è pietà .

EGOLDO e CORO
Oh! che ridicolo! Ah! ah! ah! ah!

GINARDO
È un bel palazzo! che ve ne pare?

EGOLDO e CORO
Già  che siam soli, vogliam guardare,
Minutamente tutto osservare
Che belle cose! che rarità !

ALIPRANDO
Chi va là ?

EGOLDO e CORO
Misericordia!

ALIPRANDO
Chi vi guida a queste mura?
Qui passeggia la paura,
Qui periglio è il respirar.
Se all'intorno voi leggete
Quella scritta sepolcrale,
Sulla testa sentirete
Brontolarvi il temporale.
Dove regna Corradino
È il sepolcro ognor vicino,
Meditate quel linguaggio,
Cominciate a palpitar.

EGOLDO e CORO
Siamo gente di villaggio
Non sappiamo compitar.

ALIPRANDO
"Ah chi entra non chiamato
Sarà  il cranio fracassato".

EGOLDO e CORO
Bagattella!

ALIPRANDO
Non è niente.
V'è di peggio.

EGOLDO e CORO
Eh! peggio ancor?

ALIPRANDO
"Chi turbar osa la quiete
Qui morrà  di fame e sete".

EGOLDO e CORO
Sete, e fame?...

ALIPRANDO
Non è niente.
V'è di peggio.

EGOLDO e CORO
Eh! peggio ancor?

ALIPRANDO
Il feroce Corradino,
Odia il sesso femminino.

CORO
Veh che bestia!

ALIPRANDO
Belle, o brutte,
Se son donne, l'odia tutte.

CORO
Tutte! Tutte?

ALIPRANDO
Si signor.
È un Leone, un Orco, un Diavolo,
Ha di ferro in petto il cor.

EGOLDO e CORO
Questi frutti, e questi erbaggi,
Consueti nostri omaggi...
(un servo riceve, e gli regala).
Ah! che freddo batticore!
Che paura! che tremore!
(Si ode sonare una campana).
Che cos'è questa campana,
Che don, don, facendo và ?

ALIPRANDO
Chi ha prudenza si allontana,
Che il padrone scenderà .
Se viene il Cerbero fioccano i guai!
I cuor più intrepidi farà  gelar.
È della grandine peggiore assai,
Le teste in aria farà  saltar.

CORO
Piano pianissimo, andiamo via,
E col proposito di non tornar.
Adesso ajutami gambetta mia,
Or s'ha da correre, s'ha da volar.
(Viano Aliprando, Egoldo e Coro).

GINARDO
Vanno via come il vento! eh la paura
Ai podagrosi ancor mette le penne!
Ehi? Udolfo, Udolfo!... Visita ed osserva
I nostri prigionieri.
(Ad un suo subalterno, a cui consegna
le chiavi)
Colui, che venne jeri,
Di Don Raimondo Lopez
Unico figlio, io stesso
Adesso osserverò. Brusche parole,
Rumor di chiavistelli, brutte facce,
Frasi orrende, minacce;
Ma ciò ch'è il conchiudente,
Par, per altro, che lor non manchi niente.
(Viano).

SCENA SECONDA
Isidoro con chitarra, cantando ad uso
d'improvvisante.

ISIDORO
Intanto Armenia 'nfra l'ombrose piante
D'antica serva dal cavallo è storta,
Ne già  cchiù regge il fren la man tremante
E mezza morta è
già ... non mme ne importa!
Nfra la famma, lo suono, e la sete
Io nfra poco na mmummia addevento
Pe me muorte so l'oro, e l'argiento;
Manco a ramma mme pozzo spassà .
Tunno Apollo! bellissimo nume!
Perché mo sò sì barbari i fati
Che i Poeti sò tutti spiantati?
Mà je non hanno pagnotte, o pietà ,
La miseria del volto patetico,
Se conosce no quarto de miglio,
Hanno sempe al comanno poetico
Lo selluzzo, il sospir, lo sbadiglio.
E ria famma... che famm'eloquente!
E a la sacca non hanno maje niente,
Ma pò tutto alla fine del canto
Gran resate, gran brave, e nfratanto
Po dijuno porzì se ne và .
Ma mo stò Castellano
Sarrà  de larga mano...
D. Isidoro, alliegro,
Preparati a scialà .
Oh! chitarella mia! dolce lusinga
dell'appetito mio, ca la panza a le bote se
crede che sò porpette e maccarune,
e chelle sò poetiche canzone. Apollo ch'è il
nostro protettore se dice ch'è Poeta,
Cantore, e Miedeco, e perzò, comm'a Poeta
mme fa sta sempre senza no callo, comm'a
Cantore mme fa jastemmà  li muorte de la
mamma, e comm'a miedeco m'ordena doje
dijete lo juorno. A Napole n'aggio avuto
maje bene, e io aggio mmutato terreno.
Attaccaje la posta, e no poco a pede, e no
poco pe terra, e sonanno e cantanno
tant'aggio fatto che songo arrevato a
Spagna, e mme dice lo core ch'ha da sta ccà 
la sorte mia poicché nuje leggimmo ca nel
Cielo nce sò più Soli. Lo sole de Napole
m'è stato contrario, spero cca lo sole de
Spagna ch'è sole Cavalieros; cierto si è che
n'utile ne spero. Oltre di ciò io cca nce sò
benuto pe smaltì le mie mercie: cca dentro
porto tutto il mio archivio, nce sò tutte le
nove muse, sonetti, epigrammi, distighi,
madricali, canzonette, che sò tanta tesore.
Si scioscia Apollo mme ne vao, signore.
Aggio appurato ca sto castellano, e ricco,
allegro, e ogn'anno fa lo spoglio de le
doppie, le fraceta le ghietta, e le bone se
l'astipa, mme ne vorrìa adunà  quatto.
L'aggio fatto no Sonetto, e nce ho puosto
dinto tutto chello che sapeva. Jammo... ma
che dice cca. A chi entra non chiamato sarà 
il cranio fracassato.
Na piccola co lo
limone. Aggio avuto la primma doppia
fraceta de scarto, e nc'è cchiù robba cca. Chi
turbar osa la quiete, qui morrà  di fame, e
sete.
Ne Isidò che facimmo?
Io diciarria fuimmo, e be ch'aspiette?
È fatto: schitto chesso aggio de buono
Che quanno la paura mme lavora,
Mme faccio sette miglia dint'a n'ora.
(Nel fuggire s'incontra con Ginardo, e si
volge fuggendo dall'altro lato).

SCENA TERZA
Ginardo, e detto, indi Corradino, infine
Aliprando.

GINARDO
Chi sei tu?

ISIDORO
(Oh mmalora! m'è benuto
N'Alifante de faccia.)

GINARDO
Oh uomo rovinato!
Oh uomo subbissato! sei venuto
Qui per morir?

ISIDORO
Gnernò: non sò benuto
Pe chesso.

GINARDO
E ci sei giunto...
Guai se non sai fuggir.

ISIDORO
E me lo bide
Comme se fuje...

GINARDO
Non sei più a tempo.
Ecco il fiero Corradin, che per ucciderti
Già  la sua lancia ha messo in apparecchio.

ISIDORO
Oh cuorio mio! salute, e lardo viecchio!

CORRADINO
Alma rea! perché t'involi?
Fuggi invan gli sdegni miei...
L'ira mia provar tu dei,
E cadermi esangue al piè:
No, placarmi... no, calmarmi
Più possibile non è.

ISIDORO
Io, Signore...

CORRADINO
Taci...

GINARDO
Taci...

ISIDORO
Dir volea... che...

CORRADINO
Zitto.

GINARDO
Zitto.

CORRADINO
Il parlare anch'è delitto
A chi viene innanzi a me.

GINARDO
(Il decreto là  sta' scritto:
Più speranza no, non v'è.)

ISIDORO
(Tremmo tutto, ajmmè! so fritto!
Chi mè dà  no crapriolè?)

CORRADINO
Di: chi sei?

ISIDORO
Don Isidoro.

CORRADINO
Nome molle, effemminato!

ISIDORO
Cinquant'anne l'ho portato;
Si uscia vuol lo cagnarrò.

CORRADINO
Cosa fai?

ISIDORO
Faccio il Poeta.
Ho il Parnaso scritto nfronte.
So il secunno Anacreonte...

CORRADINO
Ed a me chi ti mandò?

ISIDORO
In tua lode a carità  vengo
Quà  sonetto, o qua canzone...

CORRADINO
Io non soffro adulazione...

ISIDORO
Le tue belle io vo carità .

CORRADINO
Le mie belle!

GINARDO
(Che dicesti!)

ISIDORO
Le sue brutte...

GINARDO
(Testa addio!)

CORRADINO
Più non freno il furor mio...
Di mia man ti vo svenar.

GINARDO
(Pagherai col sangue il fio
Del tuo stolto vaneggiar.)

ISIDORO
Ah! non date patrò mio,
N'auto po', vorria campà .

CORRADINO
Mori...

ISIDORO
Aspè...

ALIPRANDO
Deh! Vi arrestate!
Empio vanto è un cor feroce,
Sospendete il colpo atroce:
Vi sorrida in sen pietà .
Bella è l'ira in mezzo al campo
Degli acciari al vivo lampo;
Ma infierir contro un imbelle
Questa è troppo crudeltà .

CORRADINO
(A ragion di sdegno avvampo,
(da sé)
Tenta invan trovargli scampo,
Meditò quell'empio imbelle
Qualche nera iniquità .)

GINARDO
(Ah! non so, se trova scampo;
(da sé)
Viene il tuono appresso al lampo.
Sventurato quell'imbelle!
Qui sua vittima cadrà .)

ISIDORO
(È portento si la scampo,
Vene il truono doppo il lampo...
Sbenturata la mia pelle,
Quante scarpe conciarrà !)

CORRADINO
Dottor, guarda che ceffo?
È un assassino, o spia.

ISIDORO
Mo de fisonomia
Cca è meglio a non parlà .

CORRADINO
Cioè?

GINARDO
Cioè?
(A 2)
Rispondi.

ISIDORO
Conciosiacosaché:...
Nfra vuje, nfra lui, nfra me,
Cera de galantuommene
Cca non sapria trovà .

CORRADINO
Ribaldo!... Incatenatelo.

ISIDORO
Perduono...

CORRADINO
Non ascolto.
In carcere gittatelo.

ALIPRANDO
Pietà !

CORRADINO
Pietà  non v'è...
Di te più non mi fido;
Tu piangi, io me la rido.
(Chi sà  qual nera insidia
Veniva a macchinar?
Con quella faccia squallida
Mi fece il cor gelar.)

ISIDORO
(Credea dal mare infido
Lieto zompà  nel lido;
Ma no scerocco fraceto
Già  me risbalza in mar.)

ALIPRANDO
Voi compassion mi fate
(ad Isidoro)
No, no, non dubitate,
Ruggir, sfogar lasciamolo;
Io vi saprò salvar.

GINARDO
Andiam, marciam. Che fate?
Il passo accelerate,
In un profondo carcere
Venite a villeggiar.

GINARDO
Presto in carcere, alò!

ISIDORO
Guè, non terare,
Ca non so ciuccio; tutt'i galantuommene
Quanno vanno presone,
Vonn'ì nzigetta, e chessa
No mme la può negà .

CORRADINO
Presto, in prigione.

ISIDORO
Aggio avuta la prima pensione.

GINARDO
L'ordine l'hai udito?

ISIDORO
Mo, Don Cerbaro cane!
Si aggio da ì presone,
Nce voglio ire col commodo mio:
Andiam mia chitarrella, e allegramente,
Ca si Orfeo pe sonare la sua lira
Avette il premio de restarce acciso
(via fra gli Armigeri)
Io pe sonare a te sarraggio mpiso.

ALIPRANDO
Prence, Matilde, giovanetta figlia
Dell'illustre Chabran, morto in battaglia,
E a voi raccomandata
Sul letto della gloria
Da quel figlio immortal della vittoria,
Vi domanda l'onore
Di venir nel Castello.

CORRADINO
Venga. Il Padre
Era un forte campion. Splendido alloggio
Tu le prepara, o mio Dottor; ma tremi
Di presentarsi a me senza un mio cenno.
Udisti?

ALIPRANDO
Udii. (Stà  pure allegro, o matto.)
(Esce dal Castello).

GINARDO
Prence, di Don Raimondo
Il figlio prigionier, quando sull'alba,
Come imponeste voi, lo visitai,
Immerso in largo pianto io lo trovai.
Forse quel cor si cangia.

CORRADINO
A me lo guida.
(Ginardo apre la torre, e vi entra).
Alfin questo superbo,
Che osò per via di contrastarmi il passo,
Cadde ne' lacci miei; quel folle orgoglio
Pentito al piede io rimirar qui voglio.

SCENA QUARTA
Ginardo conduce Edoardo incatenato fuori
della Torre, lo lascia con Corradino indi
entra nel Palazzo.

EDOARDO
Eccomi, e ognor lo stesso.

CORRADINO
E risolvesti?

EDOARDO
Disprezzarti per sempre.

CORRADINO
Oh! quale ardire!

EDOARDO
Qual delirio crudel!

CORRADINO
Sai, che son'io
Il fatal cuor di ferro. E pur se vuoi,
Prostrarti al piede mio, cessar vedrai
Della tua schiavitù tutti gli affanni.

EDOARDO
Ch'io mi abbassi con te! Quanto t'inganni!
Piange il mio ciglio è vero;
Ma per viltà  non piange.
È ver, son prigioniero;
Ma ti disprezzo ancor.
Che questa tua catena
Solo la man mi frena;
Ma non fa schiavo il cor.
D'un tenero padre
Pensando al dolore
In lagrime il core
Sciogliendo si va.
No, vile non sono,
Non cerco perdono;
Sospira quest'anima
D'amor, di pietà .
Si peni, si palpiti,
Ma senza viltà .

CORRADINO
Se fra i paterni amplessi
Tu brami ritornar, la via t'è nota;
Chiamami vincitore un sol momento.

EDOARDO
Non compro a questo prezzo il mio contento...
Tu vincitor, che armato
Di lorica, di scudo, in me vibrasti
La smisurata tua lancia, mentr'io
T'opposi il solo acciaro, e il petto mio?
Chi più grande di noi? Uomo feroce!
Tu parli di valor? Tu che mi sfidi
Per uno stolto dritto, ed hai nel seno
La sola crudeltà ?

CORRADINO
Menti. Ginardo
(Ginardo accorre fa cenno ad un armigero
che tolga le catene ad Edoardo).
Togli que' ceppi. Dammi
Fede di Cavaliero, ed il Castello
Tua prigione sarà , finché non vuoi
Prostrarti al domator di tanti eroi.

EDOARDO
Del dono, che mi fai,
Abusar non saprò. Dal duolo oppresso
Piangerò il padre, e sarò ognor lo stesso.
(Entra nel Castello).

GINARDO
Signor, del bosco per la via s'avanza
Matilde di Chabran col tuo dottore.

CORRADINO
Fuggasi un sesso infido,
Che snerva la virtù. Sposo, danari
Io le darò. Del padre
Adempir vuò così l'ultima speme;
Ma femmina e valor non stanno insieme.
(Entra nel Castello cogli Armigeri).

GINARDO
Fa pure il bell'umore
Fino che dorme Amore;
Ma se si sveglia, e ognun lo sa per pruova,
L'avere un cor di ferro a nulla giova.

Magnifica ed antica Galleria nel Palazzo
di Corradino, adorna di Statue di antichi
Paladini. Porta in mezzo.

Matilde entrando con Aliprando.

SCENA QUINTA

MATILDE
Di capricci, di smorfiette,
Di sospiri, di graziette,
Di silenzj eloquentissimi,
Di artifizj sublimissimi,
Quali Armida l'inventò,
O un Poeta li sognò,
Io ne ho tanta quantità ...
Corradin si spiegherà ;
Al mio piè si prosterà  [sic],
Piangerà , sospirerà .
Schiavo mio restar dovrà .

ALIPRANDO
Di minacce, di fierezze,
Di furori, di stranezze,
Di decreti bizzarissimi,
Di terrori orribilissimi,
Quali un orco l'inventò,
O un demonio li sognò,
Ei ne ha tanta quantità ...
Corradin resisterà ,
A crollar ei penserà ,
Fremerà , s'infurierà ,
E spavento vi farà .

MATILDE
Ma tu ridere mi fai!

ALIPRANDO
Quanto è fiero tu non sai.
Egli è un uom di un'altra pasta.

MATILDE
Io son donna e tanto basta.

ALIPRANDO
Ah ragazza! ci scommetto,
Che avrai molto da penar.

MATILDE
Se riesce il mio progetto
Voglio farlo sdrucciolar.
Qual ti sembro?
(Passeggiando).

ALIPRANDO
Assai vezzosa.

MATILDE
Il colore?

ALIPRANDO
È d'una rosa.

MATILDE
I miei labbri?

ALIPRANDO
Son rubini.

MATILDE
E questi occhi?

ALIPRANDO
Malandrini.

MATILDE
Il mio piede?

ALIPRANDO
Uh benedetta!

MATILDE
Il mio tutto?

ALIPRANDO
Un'Idoletta.

MATILDE
Il sorriso?

ALIPRANDO
Incantatore.

MATILDE
Il mio pianto?

ALIPRANDO
Spezza il core.

MATILDE
E non basta?

ALIPRANDO
Ancora no.
Ah! di ferro un cuore armato
La natura a lui formò.

MATILDE
Medichetto mio garbato,
Ci ho un segreto, e vincerò.

ALIPRANDO
Ah! di veder già  parmi
Quel core all'ire avvezzo,
Armarsi di disprezzo,
Di collera avvampar.
Combatti, o mia guerriera,
T'affretta a trionfar.

MATILDE
Ah! di veder già  parmi
Quel core all'ire avvezzo,
Vinto dal mio disprezzo,
D'amor a sospirar.
Largo alla gran guerriera.
Io volo a trionfar.

ALIPRANDO
Sì, vezzosa Matilde, a voi confido
Di Corradin la testa. A quel cervello
E l'Etna, e il Mongibello
Hanno prestati i fiumi.
Stravaganti ha l'idee, pazzi i costumi.
Non sa che cosa è amore,
Recita da cannibale,
Vanta di bronzo il core;
Scolpita, o disegnata
Una femmina ancor gli dà  molestia.

MATILDE
Vale a dir che quest'uomo è una gran bestia.
Senz'amore! E ancor vive? E come fa?
Io per me non lo credo in verità .
Ma tu, caro dottore,
Come reggesti mai con questo matto,
Giacché tale mi sembra al suo ritratto?

ALIPRANDO
Dirò: parla, sospira e quasi sogna
Sempre guerre, battaglie, armi, ruine,
Furor, carnificine,
Inseguir, guerreggiar, porre in scompiglio
Popoli, e Nazioni
Per montagne, per valli, e boschi, e grotte,
Come sognava il quondam Don Chisciotte.
Ma se gli duol la testa,
Se prende un raffreddore,
Diventa un cagnolin, corre al dottore.

MATILDE
E allora?

ALIPRANDO
E allor profitto
Del felice momento,
E lo piego a mie voglie, o almen lo tento.
Adesso spero in te.

MATILDE
Vedrai.

SCENA SESTA
Ginardo e detti.

GINARDO
Dottore,
Prevedo un grand'imbroglio.
Vien la Contessa d'Arco. Ella ha saputo
Di Matilde l'arrivo.
Sputa veleno, e vuole
Vederla, strapazzarla,
Dal Castello cacciarla.

MATILDE
A Matilde Chabran? Chi è mai costei?

ALIPRANDO
È una certa Contessa,
Biliosa per natura,
Cui fu promesso Corradino in sposo,
Per finire una guerra. Corradino
Dette l'assenso, e il ritirò all'istante
Per l'orrore invincibile
Al sesso femminino; e si conchiuse
Fra le famiglie allora, che in compenso
Non avrebbe altra donna egli sposata
Se non costei, ch'è matta spiritata.

MATILDE
Mentre a tutti si niega, a lei s'accorda
Franco l'ingresso?

ALIPRANDO
Corradin ciò crede
Disprezzo, e non favor.

GINARDO
Venir la sento.

ALIPRANDO
Pare un tuono di Marzo.

GINARDO
Non temete.

ALIPRANDO
Ci son'io.

GINARDO
Ci son'io.

MATILDE
Temer? perché?
Oh! venga pur, l'avrà  da far con me.

SCENA SETTIMA
La Contessa d Arco, e detti, indi Corradino
con sei Armigeri.

CONTESSA
Questa è la Dea? Che aria!
(guardando Matilde con disprezzo)
Povera scioccherella!

MATILDE
Piano: mi assorda il timpano!
Più bassa la favella.

CONTESSA
Guardatela, guardatela!
Oh che caricatura!
La fece la natura,
E poi se ne pentì.

GINARDO
(Si guardano, minacciano!
Che ceffo! Che figura!
E tengo gran paura
Che non finisca qui.)

CONTESSA
Forse è colei, cui preme
Far la volata in su?

MATILDE
Forse è colei, che teme
Precipitare in giù?

CONTESSA
Ah! ah! mi vien da ridere!

MATILDE
Ma compassion mi fa.
La Venere del secolo,
Chi vuol vederla, è là ...

GINARDO e ALIPRANDO
Per carità , politica,
O andate via di qua.
Pestatevi, graffiatevi;
Ma zitte per pietà !

CORRADINO
Che strepito è mai questo?
(Entrando)
Due femmine qui stanno?
Le leggi mie si sanno...
Chi mai l'osò spezzar?

CONTESSA
Sai Corradin, che t'amo,
Mi desti la tua fede,
Costei qua volse il piede,
Comincio a sospettar.

CORRADINO
(a Matilde)
Ehi! donna?

MATILDE
Uomo! che vuoi?

CORRADINO
Che altera!

MATILDE
Che villano!
Vieni a baciar la mano;
Mi devi corteggiar.

CORRADINO
Ginardo! Presto i ferri:
L'opprimi di catene.

MATILDE
Buffon! non fate scene
Venitevi a umiliar.

CORRADINO
A Corradin?... Chi sei?...

MATILDE
Son donna e tutto ho detto.
(Con energia)
Portatemi rispetto,
O ve la fò pagar!

CONTESSA
(E non la fa svenar?)

GINARDO e ALIPRANDO
(S'imbroglia assai l'affar.)

CORRADINO
(E non mi so sdegnar?)
Dallo stupore oppresso
Ignoto incanto io provo,
Ricerco invan me stesso,
Me stesso in me non trovo,
Mi si trasforma l'anima,
Sento cangiarmi il cor.)

GINARDO, ALIPRANDO, MATILDE
A 3
(Dallo stupore oppresso
Ignoto incanto ei prova.
Ricerca invan se stesso,
Se stesso non ritrova:
Gli si trasforma l'anima,
Sente cangiarsi il cor.)

CONTESSA
(Da' miei sospetti oppressa,
Il mio furor rinnovo:
Cerco calmar me stessa,
Ma calma non ritrovo:
Sento che m'arde l'anima,
Ho mille furie in cor.)
Signor, men vado, o resto?

CORRADINO
(con disprezzo)
Indifferente io sono.
(A Matilde)
Vieni a cercar perdono!

MATILDE
Anzi tu il chiedi a me.

CORRADINO
A te?... Catene...
(A Ginardo).

GINARDO
Io volo.

CORRADINO
T'arresta…sì…no

MATILDE
Andate
Venite, incatenate
La mano, il collo, il piè.

CONTESSA
Superba!

GINARDO
Audace!

CORRADINO
Zitti.

ALIPRANDO
Troppo è l'ardir.

CORRADINO
Tacete.
In guardia voi l'avrete:
(consegnando Matilde ad Aliprando)
Vita per vita io do.

MATILDE
(Che io fugga ha già  timore.
L'amico già  sta in gabbia;
In debole furore
Già  terminò la rabbia:
Dà  tempo, e a poco, a poco
Si accrescerà  quel foco.
Mi guarda di soppiatto...
Sospira come un matto...
Oh! quanto è mai ridicolo!
Amor già  lo molesta,
Amore il cor gli rosica,
Amor gli fa la festa.
Tenetelo, legatelo,
O ai pazzi se ne va.)

CORRADINO
(Più non intendo affatto,
Sospiro come un matto:
Mi oscillano le arterie,
Mi rotola la testa;
Mi sento in petto un mantice,
Nel sangue una tempesta;
Esottosopra il cerebro
Cosa pensar non sa.)

GINARDO e ALIPRANDO
(La guarda di soppiatto,
Sospira come un matto,
La vampa del Vesuvio
Gli bolle nella testa...
Nel petto tiene un timpano,
Che batte, e non si arresta:
Trema, vacilla, e palpita.
Già  è pazzo per amor.)

CONTESSA
(La gelosia mi lacera,
Ma avrà  vendetta il cor!)
(Corradino parte cogli Armigeri).

SCENA OTTAVA
Matilde, Contessa e Ginardo.

CONTESSA
Alla Contessa d'Arco un tale oltraggio!
Ombre degli avi miei! deh m'ispirate
Contra questa donnetta
Strepitosa, tremenda aspra vendetta.

MATILDE
Non incomodi gli avi,
Mia vezzosa fanciulla;
Che tanto non fa nulla, ci vuol altro
Che gente morta ad ottener vittoria,
Io sto nel campo, e mia sarà  la gloria.

GINARDO
Prudenza, per pietà !

CONTESSA
Io di prudenza
Sono il vero modello. Addio, sguajata!
(Parte).

MATILDE
(Insensata! buondì!)

GINARDO
Brutta giornata!
(Viano).

SCENA NONA
Corradino con Armigeri, poi Aliprando.

CORRADINO
Corradino dov'è? Come in un punto
Il mio cor si cangiò? Di vena in vena
Serpeggiando mi va rapido, immenso
Un torrente di foco!
Il medico dov'è? che a tanto ardore
Resistere io non so.

ALIPRANDO
Son qua, Signore.

CORRADINO
Senti qua... senti qua... tutte le arterie
Mi rimbalzano in petto...
Spiegati, dimmi presto
Come si chiama il male,
Che mi scese nel core?

ALIPRANDO
È il terror dei mortali, è il mal di amore.

CORRADINO
Di amore! è un male ignoto
Finor per me! qual farmaco guarisce
Questo mal, che dà  al cor diletto e tedio?

ALIPRANDO
Questo è l'unico mal senza rimedio.

CORRADINO
Vanne, se tu un tal mal guarir non puoi.

ALIPRANDO
(Ha la febbe il leon; meglio per noi.)
(Via).

CORRADINO
Amor! non è possibile! sarebbe
Un qualche sortilegio? E chi potrebbe
Essere il negromante? il mio sospetto
Cade sopra colui, che ho qui arrestato:
Olà ! a me si rechi
Subito il prigionier poc'anzi giunto,
(Viano gli Armigeri).
Egli è il reo, il mio cor ben se n'avvide
Alla fisonomia! Prima di lui
Io stava ben tranquillo, e nel vederlo
Appena nacque in me questo gran foco!
Misero lui! la pagherà  fra poco.

SCENA DECIMA
Isidoro fra gli Armigeri, e detto.

ISIDORO
(Che sarà  sta chiammata?
Cca sta Nigrone! io temo, che in barchetta
Stò Signò Sautanasso
Co Caronte mannà  mme vorrà  a spasso!)

CORRADINO
Facciamogli un buon viso.
(Lo guarda ridendo).

ISIDORO
(Uh! che d'è? ride Marzo?
Risponnimolo pè le consonanze.)
(Fa lo stesso).

CORRADINO
(Ah birbo!... ma si finga.)

ISIDORO
(A nfi a mo si va bene.)

CORRADINO
Dimmi, o caro,
Che uom sei tu? ma bada a dirmi il vero.

ISIDORO
Sono un uomo, che incanto il mondo intero.

CORRADINO
Incanto! (Ah! mago indegno!)
Sei dunque un fattucchier?

ISIDORO
Na cosa simile,
Che abbiam l'abilità  noi Poetoni
Fa in un sonetto, pè no tornesiello,
Diventa eroe no solachianiello;
O pur satirizzano
Sapimmo fare allo contrario noi
Solachianielle diventar gli eroi.

CORRADINO
(Io non l'intendo!)
Or dimmi, a quale oggetto
Tu ti sei qui introdotto?

ISIDORO
Avendo inteso
Voceteà  pè Spagna
Le vostre glorie, un mio parto poetico
Presentarvi volea di buona voglia,
Che io l'ho partorito a primma doglia.

CORRADINO
(Oh assassino!). Sentiamolo. (Pian piano
Ei confessa il suo fallo.)

ISIDORO
So lesto, eccolo cca (mo so a cavallo!)
(Legge)
"Si quanno a Spagna lo Goto e lo Moro
Facetten'afferrà  lo tremmoliccio,
Te fuss'aunito tu co lo gran Ciccio,
Che boleano piglià ? li muorte lloro!".

CORRADINO
Chi è questo gran Ciccio?

ISIDORO
Comme e tu non saje
Chi è lo gran Ciccio?
Chillo che a Valenza
Vincette na battaglia doppo muorto.

CORRADINO
Ah! il gran Rodrigo Diez de Vian?
E si dice il gran Cid, non il gran Ciccio,
Perché Cid in lingua Araba
Vuol dir Signore, e i Mori
Lo chiamaron gran Cid.

ISIDORO
Già ; ma io,
Pe non perder la rima, lo gran Cid
L'ho fatto addeventare lo si Ciccio.

CORRADINO
Seguita.

ISIDORO
Ecco ccà !
"E a chi a Granata fice lo lavoro,
Ch'a lengua nosta se chiamma pasticcio;
Tu 1'avrisse ammaccato lo pelliccio,
Colle tremende tue corna di Toro".

CORRADINO
A me corna di Toro?

ISIDORO
Gnernò a buje; se ntenne pè l'esercito
Che fa no corno destro,
E no corno sinistro.

CORRADINO
Appresso.

ISIDORO
E lesto,
"E si be voscellenzia è na Carogna,
Alarico avria perza la Campagna,
Na meuza avè potea, no Catalogna".

CORRADINO
Che cosa è la Carogna? che son'io?

ISIDORO
N'ogna cara. Videlicet,
Ca valeva cchiù n'ogna de sta mano,
Che l'esercito sujo Goto, ed Alano.

CORRADINO
Su alla conclusione.

ISIDORO
Eccola ccà !
"O grande, o vera Cocozza di Spagna!
A lo Poeta tujo, si non sì nzogna,
Dalle dobloni assaje, vino, e lasagna".
Che ve pare? Songh'ommo? avite ntiso,
Che foco?

CORRADINO
Sì, l'ho inteso E lo sento.

ISIDORO
(Uh! che gusto! aggio fatto
Le mie fortune!)

CORRADINO
Pessimo stregone:
O toglimi dal petto
Quest'orribile incendio, o in quest'istante
Vivo farò bruciarti a me davante.

ISIDORO
Comme dicite?

CORRADINO
Dimmi,
Da chi mi viene il colpo?
E come l'hai compito?
Udisti?

ISIDORO
Udii: ma no v'aggio capito.

CORRADINO
Ancor resisti?

ISIDORO
Io non resisto.

CORRADINO
E dunque
Ti spiega.

ISIDORO
Ma che cosa?

CORRADINO
Non farmi adesso il pazzo.

ISIDORO
(Non saccio, si io, o isso!)

CORRADINO
Alò guardie, venite.
(Vengono gli Armigeri).
E adesso a me davante
Uccidete quest'empio negromante.

ISIDORO
Signò... misericordia!...
Chi è nigromante?

CORRADINO
Presto,
Guariscimi, o sei morto.

ISIDORO
(Oh vi, chi mma cecato!)

CORRADINO
Uccidetelo.

ISIDORO
Chià ... mo ve guarisco...
Che male avite?

CORRADINO
Il mal d'amore.

ISIDORO
E a chisso
Male nce vole lo Chirurgo...

CORRADINO
In pezzi
Sia fatto alò quel Ciurmatore astuto.

ISIDORO
Parce! pietà ! misericordia! ajuto!

SCENA UNDICESIMA
Ginardo e detti, indi Matilde.

GINARDO
Matilde di Chabran chiede parlarvi.

CORRADINO
Venga Matilde, io altro non desio.

ISIDORO
(Acqua de Maggio pe lo cuorio mio!)

MATILDE
Signor, vi offesi; è ver, sul ciglio espresso
Vedete il mio dolor.

CORRADINO
Tu piangi?

MATILDE
E come
Il mio pianto frenar? l'anima mia
Sognò un sorriso... un nettare, un incanto,
Ma l'orfanella di Chabran... Matilde,
È degna di pietà ... fu tutto un sogno!

CORRADINO
E che sognasti?

MATILDE
Ah! no.

CORRADINO
Lo voglio: parla.

ISIDORO
(Mme la vorria allippà .)

MATILDE
L'armi, i trofei
Gli armigeri, la stessa
Aria marzial, che qui ti spira in petto,
M'infiammarono il cor; ti vidi... Ah mai
Non t'avessi veduto
Caro oggetto, e fatal! Altezza! ah! no...
Non vi sdegnate, è degli Dei la colpa,
Che v'impressero in volto
Un non so che di grande, che rapisce
Che seduce e innamora... Ah! che mai dissi?

CORRADINO
Ah! siegui...

MATILDE
No: non posso
(Casca.)
Per sempre addio.
Fu tutto un sogno.

CORRADINO
No: fermati. Ginardo...
Costui cosa fa qui?

ISIDORO
Stò smoccolanno.

CORRADINO
Torni in carcere.

GINARDO
Guardie!

CORRADINO
Va tu stesso
E lo vigila tu.

GINARDO
Or dunque andiamo
(Restiamo ad osservar. Ah cuor di ferro!
Ti veggo in brutto intrico.)

ISIDORO
(Vorrà  no poco spezzolià  l'amico.)
(Restano celati).

SCENA DODICESIMA
Corradino, Matilde, e detti celati.

CORRADINO
(Decidersi bisogna,
Congedarla convien. Ogni suo detto
Di cento, e cento spade
Mi penetra assai più.)

MATILDE
(Povero sciocco!
In men d'un quarto d'ora
Ti voglio giù.)

CORRADINO
(tremante)
Matilde?
(Ah mi manca il coraggio!)

ISIDORO
(Poverommo!
Cuottum est zoffrittibus.)

GINARDO
(ad Isidoro)
(Zitto!)

CORRADINO
Voi... cioè voglio dir... che stato orrendo!

MATILDE
Si... voi... no no, tacete; intendo, intendo.
Ah! capisco non parlate
Tutto intesi, che farò?
Muto ancor mi fulminate?
Voi volete? io partirò.

CORRADINO
Non partir... sì... vanne... vola...
No... sì... parti... arresta il piè!
(Ah! se resta, il cor m'invola!)
Corri, fuggi, via da me!

ISIDORO
(Tre ferrare chillo core
Già  lle stanno a martellà !)

GINARDO
(Ma il martello dell'amore
Farà  il core in due spezzar.)

MATILDE
Dunque addio. Per sempre addio...
Gel di morte il cor mi serra!
Questa man, che i forti atterra,
Del mio pianto io vo' bagnar.

CORRADINO
Ciel! Tu piangi?... Tu! che assalto!
Non partire... Ah no t'arresta...
L'alma il senno, il cor, la testa
Io mi sento rimbalzar!
Di quel pianto al nuovo incanto
Sento l'alma sfavillar!

GINARDO
(Resta infranto da quel pianto,
Già  vicino è ad impazzar.)

ISIDORO
(Comm'abbotta, ma nfratanto
No lo vedo maje schiattà .)

CORRADINO
Cara, quel tuo sembiante
L'alma mi mette in foco.

MATILDE
Voi siete principiante,
Pazienza, appoco, appoco.

CORRADINO
Ma...

MATILDE
Con la spada, e l'asta
Parlar d'amor mi vuoi.

CORRADINO
Un sol tuo cenno basta;
Amano ancor gli eroi.

MATILDE
Scostati, se mi tocchi
Quel ferro orror mi fa!

CORRADINO
E ben si toglierà .
(Getta l'armi).

MATILDE
Tu vuoi cavarmi gli occhi.
Con quelle penne là ?

CORRADINO
Levato è l'elmo già .

GINARDO
(Signori? chi vuol trappole,
Lo spaccio eccolo qua.)

ISIDORO
(Madamma porzì n'aquila
Se saparria spennà .)

CORRADINO
Mercè ti chiedo o cara.

ISIDORO e GINARDO
(Già  marcia di galoppo!)

MATILDE
Prima ad amarmi impara,
Pretendo, e non è troppo.

CORRADINO
Debellerò Provincie,
Farò sparir gli eserciti...

MATILDE
Questo per me non fa.
Amore, io voglio, amore
Clemenza, e umanità .

CORRADINO
Parla, e l'avrai, lo giuro...
Dammi la man.

MATILDE
Ma piano.
Le donne... altrui la mano
Non usan dar così.

CORRADINO
Come?

MATILDE
Che so...

GINARDO
(Che volpe!)
A2

ISIDORO
(Che borpa!)

CORRADINO
Spiegati...

MATILDE
Non saprei.

CORRADINO
Ma forse...

MATILDE
A' piedi miei...

CORRADINO
A' piedi tuoi son già .

MATILDE
Matilde tua sarà .
A2
Piacer egual gli Dei
Non posso immaginar.
L'anima mia tu sei,
Te sola/solo io voglio amar.

GINARDO
(Io rido come un matto;
Amor lo canzonò.)
A2
(Se rido piano io schiatto
Frenarmi cchiù non so.)

ISIDORO
(È sfatto, e cchiù che sfatto
Amor nce la sonò.
Si rido chiano, io schiatto,
Chi tenere se pò?)

SCENA TREDICESIMA
Aliprando e detti.
Si ascolta una campana a martello, ed un
improvviso rullo di tamburro.

CORRADINO
Qual fragor?

ALIPRANDO
Signor! che vedo!
(Osservando le armi a terra).
(Fece Amore il grand'effetto.)

CORRADINO
Parla: dimmi...

ALIPRANDO
(meravigliato)
(A me non credo.)

CORRADINO
Via ti sbriga: vuoi parlar?

ALIPRANDO
Ah! Signor, Signor, correte,
D'Edoardo viene il padre
Alla testa delle squadre
Il suo figlio a ricercar.

CORRADINO
Il suo figlio ei cerca? oh folle?

ALIPRANDO
Egli a piedi è già  del colle.

CORRADINO
E gli Armigeri?

ALIPRANDO
Son pronti.

CORRADINO
Saprò i stolti far tremar.

MATILDE
Di mia man ti voglio armar.

ALIPRANDO e ISIDORO
(Come mai lo fé cascar!)
(Partono).

Atrio del Castello.

S'ode il suono d'una marcia guerresca, e
nel momento che Edoardo si aggira
smanioso per la scena, escono gli Armigeri
in armi, marciando in silenzio, e si schierano
in fondo guidati da Rodrigo, indi cantano.

SCENA ULTIMA

EDOARDO
Smarrito, dubbioso - al suono di guerra
Sospiro, e non oso - richieder perché.
M'agghiaccia, m'atterra un freddo sospetto,
Mi palpita il petto - vacilla il mio piè.

CORO
Marciamo, marciamo - gli scudi battiamo.

RODRIGO
Si vada, si corra - si voli a pugnar.
Nel cuor de' superbi s'immerga la spada.
Si corra, si vada - nel campo a trionfar.

EDOARDO
Ma dite?

CORO
Si corra

EDOARDO
Parlate.

CORO
Marciamo

EDOARDO
Sentite.

CORO
Battiamo.

EDOARDO
Andate?

CORO
A pugnar.

(Dal Castello escono Corradino seguito
da Matilde, Ginardo, e Aliprando [sic]
in mezzo a' quali Isidoro con bandiera
in mano, e chitarra dietro le spalle, ed al

fianco rotolo di carte, e calamajo; poi la
Contessa).

GINARDO
Altezza, guardate.

ALIPRANDO
Venir lo lasciate.
A 2
Poeta di Corte - ei fatto s'è già .
(Ad Isidoro).

ISIDORO
Al grande Isidoro, nel rischio crudele
Co gamme fedele seguir vi potrà .
Per scriver la storia, le fughe, le lotte
Le chiaje, le botte, cantanno verrà .

CONTESSA
Ah! prence che pena! - col pianto sul ciglio
Di Marte il periglio gelare mi fa.

CORRADINO
(ad Edoardo)
Tu cessa!
(a) tu vieni! (b) che noja! (c) mia vita!
(d) Oh gioja infinita! tuo padre cadrà .

EDOARDO
Mio padre! Deh lascia - che io voli al suo fianco;
M'opprime l'ambascia, mi sento mancar!

MATILDE
Quel pianto deh mira...

CORRADINO
Infida! tu l'ami?

MATILDE
Il padre sospira.

CORRADINO
Mi fai sospettar.

CONTESSA
(Geloso sospira! Mi vuò vendicar.)

CONTESSA, ISIDORO, CORRADINO
(Oh come mai quest'anima
Sfavilla in un momento!
L'idea d'un tradimento
Di vena in vena sentomi,
Che si dirama un fuoco,
E tutto a poco, a poco
Mi sembra in fiamme andar!)

MATILDE
Vanne pugna; trionfante ritorna,
Ma ricordati d'essere umano;
T'armo io stessa di propria mia mano,
E se vuoi volo al campo con te.

CORRADINO
(a Matilde)
Tu qui resta, disponi, comanda,
(a Edoardo)
Guai per te se tradirmi pensasti;
Sai chi sono, ci pensa, e ti basti,
Alla Torre riporta il tuo piè.

CONTESSA
(Egli l'ama, vendetta m'accende,)

MATILDE
(Gelosia lo divora, e ne tremo.)

EDOARDO
(Forse è il padre de' giorni all'estremo!)

CONTESSA, MATILDE, EDOARDO,
CORRADINO
(Gelo avvampo: non sono più. in me,
Come allor che dall'erte pendici
Gorgogliando vien l'onda giù a basso
Mal s'oppone a quell'impeto un sasso
Che travolto, aggirato in un vortice
Rotolando precipita giù.
Alla piena di affanni, di smania
Il cervello smarrito si aggira,
Salta, sviene, s'infuria, delira
Calma, cerca, ma calma non trova,
No la pace per lui non è più.

CORRADINO e CORO
Che si tarda? Si voli al cimento
Il mio/suo sdegno più freno non ha.
Trabalzato qual polvere al vento
L'inimico a' miei piedi cadrà .

EDOARDO, CONTESSA
(Lento, lento un secreto tormento
L'alma in seno straziando mi va.
Trabalzata qual polvere al vento
La mia testa più posa non ha.)

ISIDORO
Dritti, lesti, da bravi, coraggio!
Che fra i sassi s'arriv'alla gloria.
Comme canta il cantore de Maggio
Cantà  voglio la vostra vittoria,
Patatim patatam patatum!
A menare mo ogn'uno sia pronto;
Sia la mano pesante, e sdegnosa,
De le gamm[e] però fate conto,
Lo morire sia l'urdema cosa,
Ca li muorte non campano cchiù.
Che si tarda! si corra al cimento!
La mia abbramma frenarsi non sa...
(Faccio a correre pure col viento
Si tantillo de nibruoglio nce sta.)









ATTO SECONDO




Vasta campagna sparsa d'alberi da un lato
grand'albero frai [sic] di cui rami D. Isidoro
scrivendo, poi Coro d Armigeri e Contadini.

SCENA PRIMA

ISIDORO
Basta nfi a cà : ho scritto meza gloria
Delle mie guapparie, l'auta meza
Me la tengo stipata
Pe bedè a che se mette sta jornata.
Ogge, da che so nato,
Io me ne so addonato
Ca songo no grann'ommo, degno figlio
Di doppio genitor, due padri a parte
Mi posero alla luce, Apollo, e Marte.
E Achille, e il Tamerlano
Che poteano fa cchiù? so sciuto illeso
Da la battaglia, e aggio obbricazione
A sta gamba prudente,
Che lo fujì se l'ha mparato a mente:
Vi ca pe no Poeta
È na gran bella cosa
Sfidare in versi, e po fuire in prosa.
Ma sento venì gente!
Avesse quacch'assalto a l'improviso!
Temo aimmè! che non sia
Sta campagna fatal la tomba mia!
Cca sto ben trincerato...
E che buò trincerà ? Oh! gran carrera
Di paura, e timor unica figlia,
Scenno, o no? ch'ho da fa? deh mi consiglia!
Ma zitto! so li nuoste! Eh! già  il mio sangue
Steva a piede de guerra,
E bè lo dico serio,
Ca mo chessa campagna
La facea addeventà  no cimiterio.

CORO
Di Corradino il nome
Per ogni suol rimbomba,
Del nostro eroe, la tromba
Ne sparga il gran valor.

ISIDORO
Che Corradino! un corno:
Io sol mi feci sotta
E na mia sola botta
Seimila ne sballò.
E, ad ogni rea memoria,
La bellicosa istoria,
Per tramandarla ai posteri,
Scrivenno mme sto mo.

CORO
Evviva il nostro istorico,
Che gran dir si può.

ISIDORO
Attenti, e zitto, alò.
(Legge)
"Nel dì del mese eccetera
Dell'anno correntone
Don Isidor Pallottola
Trovossi in azione,
E co pugnale, e sciabola
N'esercito tritò".

CORO
Oh! farfalloni! oh iperbole,
Che mai non s'ascoltò!

ISIDORO
E chesse songo vallane,
Il forte vi dirò.
(Legge)
"De fronte corre, e attacca
Po la cavalleria;
E guarra, e sbenta, e sciacca.
Chi fuje pe n'auta via...
E fu una maraviglia,
Che fra boscaglie, e valle,
Di mille, e cchiù cavalle
Lui solo nce restò".

CORO
Una battaglia eguale
Chi mai si ricordò?

ISIDORO
E chesso è manco sale,
La jonta vene mo.
(Legge)
"Da i colpi miei storditi
In mezzo al dongo, e damme,
I morti, ed i feriti
Fujevano senza gamme,
Le cape, che bolavano,
Da cielo mme chiamavano,
Cercannome pietà .
Ed il sicco de singolo
Po se continuerà ".

CORO
Ma ciò non si può credere,
E mai si crederà .

ISIDORO
Mo ve lo faccio io credere
E statemi ascoltà 
Le penne de i Poeti
So spade assai diverse,
Gli eserciti completi.
Disfanno co duje vierze;
Apollo, il nostro Cuonsolo,
Nce dà  sto privilegio,
De fa papocchie a tommola
Stampà  pe berità .

CORO
Evviva veramente,
Evviva il gran poeta,
Che a fronte sempre lieta,
Il ver mai dir non sa!

ISIDORO
E chesso porzì è niente;
La musa si se sceta,
Ve jetta sto Poeta
Pallune nquantità .
(Viano).

SCENA SECONDA
Raimondo solo.

RAIMONDO
Dove, o misero padre, e quando speri
Più tuo figlio abbracciar? quando avran calma
Tanti palpiti atroci
Che ti squarciano il cor? Io vincitore
Quasi del mio nemico, abbandonato
All'istante da' miei,
Il mio scampo da lui cercar dovei!
Ovunque volgo il passo
Vo incontro al mio periglio!
Ma dal paterno amor vinto mi chiamo,
E assai più di mia vita il figlio io bramo.
(Via).

SCENA TERZA
Edoardo, poi Raimondo.

EDOARDO
Sazia tu fossi al fine
Revolubil fortuna! ho posta ormai
La mia man nel tuo crine: i lacci miei
Ecco infranti già  sono.
A te deggio Matilde [sic] un sì bel dono.
Genitor infelice! ah da te lungi,
Che giova a me la vita?
Inutil arma è il pianto...
E il padre, il padre mio perduto ho intanto!
Ah! perché, perché la morte
Non ascolta i pianti miei?
Nella tomba io troverei
Ogni mia felicità .
La speranza m'abbandona,
Più non vedo che periglio.
E il pensar che io son figlio...
(Gridando per eccesso di dolore).

RAIMONDO
(di dentro)
Figlio!

EDOARDO
Padre! sogno, o sento!
Forse!... ah come il cor s'inganna!
Padre!

RAIMONDO
(come sopra)
Figlio!

EDOARDO
Qual momento
Padre! padre! che sarà ?
Ah se ancora un'altra volta
Ei ritorna al dolce amplesso,
Io morrò di gioja oppresso,
Così morte orror, non ha.

SCENA QUARTA
Corradino, Raimondo, e detto.

CORRADINO
Pur tu giunsi al fin...

RAIMONDO
Cosa pretendi?

CORRADINO
Teco battermi a sol... ma oh qui vedo?

EDOARDO
Contra te un alma [sic] di furore accesa,
Che prendere per lui saprà  l'impresa.

CORRADINO
Oh rabbia! oh tradimento!
Tu come in libertà ?

EDOARDO
Opera fu tutta
Della bella Matilde...

CORRADINO
Di Matilde?

EDOARDO
Sì appunto
Di quell'alma gentil, ch'è tutta amore:
Ella fu che involommi al tuo furore.

CORRADINO
Ah! perfida! ah! fallace! Tutto il foco d'averno
Io mi sento nel sen... ma però tremi
L'empia che mi tradì: tutto fra poco
Nel sangue suo s'estinguerà  il mio foco.
(Via).

RAIMONDO
Freme il crudel, la rabbia lo divora.

EDOARDO
Ah! Matilde già  vedo in gran periglio!

RAIMONDO
Il Ciel sarà  per lei; su andiamo o figlio.
(Viano).

Galleria nel Castello di Corradino.
La Contessa, indi Matilde, in seguito Isidoro.
Ginardo e Aliprando.

SCENA QUINTA

CONTESSA
Edoardo fuggì; l'oro sedusse
Il facile Custode; qui signora
Era solo Matilde, e su di lei
Il sospetto cadrà ; di Corradino
L'alma conosco ed il furor; fra poco
Vendicata sarò.

MATILDE
Né alcun ritorna!
Ah mi palpita il cor!

CONTESSA
(Ecco colei...
Oh! quanti fumi! due minuti, e forse
Il fumo passerà .)

ISIDORO
Ma che battaglia!
Chella de Troja, frijetella, e chella
De Serse a Salamina, che si cassa,
Ch'a chessa non po sta manco a bajassa.

MATILDE
Dicci tutto il successo.

ISIDORO
E che te voglio dì? guaje pe tutte,
S'io n'arrevav'attiempo,
E mettea n'attoppaglio a la sconfitta...
Ma ch'aggio fatto ne? ottantamilia
Me n'aggio pazziate.
A lo primm'appetito!
Senza lo riesto po che n'è seguito.

CONTESSA
Ma sentiam.

MATILDE
Dì, ti prego.

ISIDORO
Ecco ccà  tutto lo fatto d'arme in breve.
Nell'arrivare che fece io al campo di battaglia,
vedette ca le colonne noste piegavano, e
l'armata era rotta, ed io doveva mettere pezze.
È necessario che mine metto io a la testa.
Li nnemmice, che bedetteno ca io, era io,
accomenzajeno a fa tutti le facce gialle,
e verde, pensanno a casi lloro.
"E al comparir del Palladin di Francia
Dan segni i mori alle future angosce".
Volevano battere la ritirata, e che buò
resterà ; mine mengo mmiezo, e
perché una spata non bastava, mine ne
piglio n'auta a st'auta mano.
Co chesta deva de taglio, e nne faceva
ire nterra cinco e sette a la vota.
De ponta pò co chest'auta comme tirava
na botta nne nfelava dudece, quinnece.
Quanno pò vedette ca no nce ne stevano
cchiù mine passaje la marziale sboria,
e dicette è già  mia la siè Vettoria.

CONTESSA
Troppo valor!

ISIDORO
E ca che te credive?
Io songo buono buono
Songo umile co tutte, e tutto cedo;
Ma quanno serro l'uocchie, non ce vedo.

MATILDE
Ed a voi nessun colpo
Vi giunse mai?

ISIDORO
Gnernò: che bolea giungere?
Si a comme s'avanzava lo nnemico
Io retrocedeva
A passo de' minuetto,
E me so a quatto piede acquarterato
Dint'a no furno, e po l'aggio ammarrato.

CONTESSA e MATILDE A 2
E Corradino?

ISIDORO
E che ne saccio? dinto
A chelle botte trova Corradino!
Io credo, si a chest'ora
Muorto non è, ca sarrà  vivo ancora.

MATILDE
Morto! che dici?

ISIDORO
Muorto! (meglio a isso,
Ch'a lo figlio de padremo.)

GINARDO
Siam qui, belle ragazze.

ALIPRANDO
L'inimico
Ci vide, e s'involò; ma il nostro Eroe
Volle solo inoltrarsi
Nella foresta per trovar Raimondo,
E sfidarlo a duello.

MATILDE
E lo lasciaste?

ALIPRANDO
Severo è Corradin. Vicino è il bosco,
Lo credea già  tornato.

MATILDE
Che incertezza crudel! che avventura
A me predice il cor!

ISIDORO
(Troppa premura.
Madamma, a comme parlano le carte,
Vò Corradinià !)

MATILDE
Ah! per pietà  correte...
Ite in traccia di lui. Finché nol vedo
Ah! no: non so s'io viva...
(si sente un forte rullo di tambarro).

ALIPRANDO
Calmatevi, Matilde; egli già  arriva.

SCENA SESTA
Detti, Corradino con quattro Armigeri.

CORRADINO
Qui Edoardo. Va, Ginardo, vola:
Qui lo voglio all'istante.

CONTESSA
(Par che tutto già  sappia!)

MATILDE
Il tuo sembiante,
Che tranquillo non è mi dice il core.

ISIDORO
Te mmocco a primmo aspetto
Chesso poco de zuccaro a panetto:
A Sua Maestà  spaventevolissima
Corradin cuor di ferro.
Per la vittoriosa vittoria in cui il vincitor
Vinse.
Sonetto Romantico.
Allo tarappattà  de li tammurre,
E al cicchiacciacche de sparà  rotelle
Li nnemmice se mesere l'ascelle,
E se misero a fa lo curre curre.
E...

CORRADINO
Zitto!

ISIDORO
(L'è piaciuto,
Mo aggio assicurata
La pensione!)

GINARDO
Altezza...
La prigione sta aperta.
Il Custode è fuggito.
Edoardo non v'è.

ALIPRANDO
(Che sento!)

MATILDE
E come!

CONTESSA
(Oh gioja immensa!)
E l'empio autor di questa
Trama infernal, chi sarà  mai?

ISIDORO
(Nge vedo
Già  mazzate pe tutte, e nfra sti tutte
Nge sarraggio pur io! pe sfuì chesto
Va trova n'auto furno lesto lesto.)

CORRADINO
Bella Matilde, voi,
Di questo avvenimento
Cosa ne dite?

ISIDORO
(Buono; la tropea
Va piglianno da llà .)

MATILDE
Signor... mi sembra...

SCENA SETTIMA
Rodrigo con lettera, e detti.

RODRIGO
Centomila perdoni. Questa lettera
A Matilde: Un guerriero
Me la diede, e partì.

MATILDE
Lettera!... Ebbene
(la prende)
La leggerò con comodo.

CORRADINO
Leggetela.

MATILDE
Qual premura, Signor?

CONTESSA
(Forse la sorte
Seconda il mio furor.)

CORRADINO
Tu perché tremi?

MATILDE
Io tremare?

CORRADINO
La leggi.

ALIPRANDO
(Ohimè! che imbroglio!)

ISIDORO
La chioppeta è bicina.

CORRADINO
A me quel foglio.
(Legge)
"Alla bella Matilde; il tuo nome sarà 
scolpito nel mio core, anche dentro la
tomba: e sarà  l'ultima voce pronunziata
dall'affettuoso mio labbro. Per te caddero i
miei ceppi. Ah! non sarò felice, che quando
mi getterò a piedi della mia bella liberatrice.
Edoardo Lopez".

CONTESSA
È palese il tradimento...

MATILDE
Mente il foglio, o ad arte è scritto.

CONTESSA
Ella è rea...

MATILDE
Non ho delitto.
L'innocenza brillerà .

CONTESSA
(Passeggier, che si confonde,
E inciampando balza, e casca.)

CORRADINO
(Un vascello in preda all'onde
Quando bolle la burrasca.)

MATILDE
(Una face, che lontana
Improvvisa, manca, e sviene.)

ALIPRANDO
(Un assalto di quartana,
Che tremar fa polsi, e vene.)

ISIDORO
(No poeta indebetato
Che n'ha un callo pe pagà .)

GINARDO
(Un Castello fracassato,
Ch'è vicino a sprofondar.)

MATILDE, CORRADINO A 2
(In sì tragico momento
L'impensato cangiamento.)

GINARDO, ALIPRANDO, ISIDORO,
CONTESSA A 4
(Rassomiglia al sumio cervello
Che dubbioso, irresoluto,
Sconcertato, combattuto
Cosa mai pensar non sa!)

CORRADINO
Perfida, invan tu piangi:
È finto quell'affanno,
A morte ti condanno...

MATILDE, ALIPRANDO, GINARDO A 3
A morte!

ISIDORO
Morietus.

CONTESSA
(Alfin son io contenta,
Comincio a trionfar.)

ISIDORO
(Povera sbenturata!
Mme vene il sollazzà !)

MATILDE
Morir? morir? non palpito
Di morte al freddo orrore,
Ma il perdere il tuo core,
Questo gelar mi fa.

CORRADINO
Spergiura!

ALIPRANDO
Almen l'udite!

MATILDE, GINARDO, ALIPRANDO A 3
Signor sono innocente...
Grazie per lei...

ISIDORO
Grazia Signò...

CORRADINO
No: mente...
Per lei non mi parlate,
Morte su lei già  sta.

GINARDO, ALIPRANDO
(Salvarla chi potrà ?)

CONTESSA
(Oh gioja! ella morrà .)

ISIDORO
(Friddo sò fatto già !)

MATILDE
(Né troverò pietà ?)

CORRADINO
Fra quattro armigeri immantinente,
Presso il Castello di don Raimondo
Dove precipita l'ampio torrente
Ora tu stesso la guiderai,
(ad Isidoro)
Nella voragine la getterai;
Vita per vita. Trema per te!

MATILDE
Oh ciel! che fulmine!

ALIPRANDO, GINARDO
(Che rio decreto!)

CONTESSA
(M'inonda l'anima piacer segreto!)

ISIDORO
Nce vo no core di can barbone...
Io so no piecoro, non sò lione...
De na recotta so lo ritratto,
Lo tirapiede, maje l'aggio fatto...

CONTESSA
Vita per vita: trema per te!

MATILDE
Io cadrò vittima di un tradimento;
Ma pure o barbaro, non mi lamento
Che l'innocenza lieta mi fa.
E l'innocenza trionferà .

CONTESSA
(Per una femmina che bel momento!
Il cor mi giubbila nel suo tormento,
O inesprimibile felicità !
Di più quest'anima bramar non sa.)

ALIPRANDO e GINARDO A 2
(A quelle lagrime a quell'accento
Il cor mi palpita, straziarmi sento,
No di colpevole volto non ha!
Misera giovane! morir dovrà .)

CORRADINO
(A quelle lagrime a quell'accento
Dolce incantesimo nel cor mi sento...
Mala mia collera trionferà .)
Precipitatela senza pietà .

ISIDORO
(No nc'è remmedio, fa testamento:
Che capitommola! oh che spavento!
Ppliffete pplaffete l'acqua farrà .)
Dice benissimo vosta maestà !
(Piano tutti ad eccezione di Corradino).

SCENA OTTAVA
Corradino va a sedere pensieroso, e
s'appoggia ad un tavolino.

CORRADINO
Pietà ! mi parli invano,
Vendicato sarò: donna infedele!
Dovea appena in vederla
Usarle il mio rigor; se non per altro,
Perché femminell'era; questo sesso
Dovrebbe da per tutto esser proscritto:
L'esser femmina al mondo è un gran delitto,
Ma quante del villaggio
Contadine vegg'io dolenti e meste?
M'immagino di già  che vorran queste,

SCENA NONA

Detto. Coro di Contadini, poi Isidoro, presso
al quale vengono. Aliprando Ginardo e
Contessa.

CORO
Signor, pietà ,
Mandare a morte
Quella meschina?
Che crudeltà !
Ella è innocente,
Ella è buonina,
Colpa non ha.
Quel cuor di ferro,
Che voi avete,
Se a nostri prieghi
Non l'arrendete,
Per ogni strada
Della contrada
Di noi ogn'uno bestemmierà ...
Deh! perdonatela; Signor! pietà !

CORRADINO
Andate a' vostri alberghi,
O ancora su di voi
Farò cadere il tuon dell'ira mia:
Affatto io la pietà  non so che sia.

CONTESSA
(Buon così.)
(Viano le contadine).

CORRADINO
E finora di Matilde
Nessuna nuova mi porta?
Ah! Matilde crudel!

ISIDORO
Matilde è morta.

CONTESSA
(Respiro!)

ALIPRANDO
(Ah! empio!)

GINARDO
(Ah! disumano.)
(Piano ad Isidoro)
(È questa
La carità ?)

ISIDORO
(La carità  è sora
A la Galitta... L'ordene chiss'era.)
Or deve il mio dovere
Farv'il rapporto?

CONTESSA
Tutto io vo sapere.

ISIDORO
Tutto ve dico senza fa n'errore.
(Buscìe, mo tocc'a buje, fatevi onore.)
Arrivammo al fiume, il quale fiume
Era tutt'acqua, e l'acqua
Era umida già .
Io le dicette Madamma, hai da morire
Nel bagno comm'a Seneca;
Ma statt'allegramente; chi more ogge
Certo, non more craje. O acqua, o vino
O jetteco, o retrubeco, che mporta?
Sempe, qualunque sia, una è la morta.
Sentiti questa funebre Epigramma
Ch'io doppo ti farò "In hoc Sciummibus
Jacet frescus frescus comm'a rosa
Matildus nata asciutta e morta nfosa".
Alò, muore da grande ca n'è niente,
Che la morte a la fin magnasse aggente?
Essa volea mpallareme Co quacche lagremella;
Ma io, comm'a no tragico arraggiato,
Declamai, mori e taci,
Dentro l'acquoree faci, e ciò dicenno
No caucio lle stenno
Da quel muso che so, tuffete abbascio
Lei capitombolò, l'acqua spezzata
La faccia mi lavò. E tre bote essa
Jea sommozzanno a bongole, ma poi
A cavall'a na tenga
Galloppanno fujeva,
E Caronte natanno
Correnno appriesso forte le diceva
Alò torna in barchetta;
Ca io t'ho da portare
All'infernal Posiiipo a scialare.
Essa venì se fece
I finti affetti sterici. Ahi! Ahi! Brù brù.
Se stennecchiava...
Ma Caronte, che era
Cchiù paglietta de essa, Ile dicette
Nce le pierde ste trastole co mico,
io non so cicisbeo,
Nfenucchià  no mme lasso;
Da femmena a Caronte è un breve passo.
Taffete l'acchiappaje, e essa allora
Volea dire co n'huoccio
A caracò mpacchiato
Già  di notturna ecclisse...
Corradino birbon; ma non lo disse.

ALIPRANDO
(sventurata!)

CORRADINO
Ne godo.

GINARDO
(Inorridisco!)

CONTESSA
(Ben gli sta, or si appien son vendicata.)

ISIDORO
(Se l'ha veppeta tutta il cammarata.)

CONTESSA
Dottor, la tua protetta
Si fece poco onor. Già  si sognava
Il talamo, il comando;
Ma il velo si squarciò; ma finalmente
Matilde apparve rea.

SCENA DECIMA
Edoardo, Udolfo, e detti.

EDOARDO
Essa è innocente.

CORRADINO
Che veggo! quale ardir?

EDOARDO
Dover, pietade
Mi spinge a te. Non franse i lacci miei
La innocente Matilde: ecco in Udolfo
Il mio liberator. Compro dall'oro
Fu dell'empia Contessa:
Volle costei la sua rivale oppressa.

CORRADINO
Ah perfida! che ascolto!

CONTESSA
(Ove mi ascondo!)
(Via).

ISIDORO
(Sarva sarva! mo siente la barrera!
A buje gambette meje dateme ajuto!
(Fugge).

CORRADINO
Innocente Matilde? oh me perduto!
Da cento smanie, e cento
Sento straziarmi il cor...
Oh acerbo e rio tormento!
Oh barbaro dolor!

EDOARDO
Matilde sventurata!
Quanto mi fa pietà !
Per te la sorte irata
Più fulmini non ha?

CORRADINO
Non sai... quella infelice
Non vive più...

EDOARDO
Che sento?

CORRADINO
Sedotto dall'inganno
Il labbro mio tiranno
A morte la dannò.

EDOARDO
Oh qual eccesso! ahi barbaro!

CORRADINO
Taci... mi squarci l'anima!...

EDOARDO
(Giovi l'errore a renderlo
Più facile all'amor.)

CORRADINO
Oh ciel! chi può resistere
Al mio crudele affanno?
Le furie più terribili
Guerra mi fanno in sen!

EDOARDO
(Del suo trasporto ah modera
L'eccesso o Nume Arciero...
E 'l tuo soave impero
Pace gli rende (sic, ma renda) almen!)

SCENA UNDICESIMA
Montagna dirupata. Notte.
Isidoro di dentro, indi in scena con
lanternina accesa, dopo Corradino di
dentro su la montagna.

ISIDORO
"Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura,
Che la diritta via era smarrita...
Nfra il digiuno, la notte e la paura";
A ogne passo piglio
Na scioliata! meglio
Via de chessa non nc'era.
Pe romperme la noce de lo cuollo!
Oh! gamme meje v'aggi'obbrecazione,
Ca mo, a chest'ora nfra li muort'accisi
Starria contanno storie ai Campielise!
Assettammonce mo... ma cca addo stogno?
Ajemmè! chiss'è lo sciummo,
Addò Matilde se sarrà  jettata!
Avesse da veni l'ombra bagnata?
E co dece ogne nfaccia
No mm'avesse da fa no straccia straccia?
(Suona una campana).
Ma che d'è sta campana? aggio capito...
Già  mme sonano a muorte. E nò è ghioja!
Ogne capillo piglia la via soja!

CORRADINO
(di dentro)
Matilde, ecco ti sieguo.

ISIDORO
Oh! benaggioje! Corradino, pe l'arma
De tutt'i miei papà ! misericordia!
Scappo... meglio mmalora! s'è stutata
La lenterna porzì! de' giorni miei
La storia è già  completa,
Mo affè, ca pozzo dì, qui fu il poeta.

SCENA DODICESIMA
Si cala il ponte ecc.
Tutti.

RAIMONDO
Chi ha gridato?

ALIPRANDO
Fermatevi signore.

GINARDO
E [sic] troppo strano
Questo vostro furor.

CORRADINO
Tentate invano
Trattenermi importuni... entro quell'onde
Precipitar mi voglio.

ISIDORO
(E che nciaspetta? Lo facessero fa.)

EDOARDO
(Questo è il momento.)
(Entra nel Castello).

CORRADINO
No: viver più, non deggio, in cor mi sento
Una vampa, un'incendio [sic];
Lo spegnerò fra i vortici
Ove Matilde mia trovò la morte...

SCENA ULTIMA
Edoardo porta per mano Matilde fuori
del Castello.

EDOARDO
Matilde non morì.

GINARDO, ALIPRANDO, ISIDORO
Che vedo?

CORRADINO
Oh! sorte!

RAIMONDO
Foste voi, che nell'acque
La faceste cascar?

ISIDORO
Ma pe matafora,
Per parlar figurato,
Fu licenza Poetica. Noi Vati
E morire facciamo,
E rinascere pò nzò chi vogliamo.

CORRADINO
Ah sì, tu sei, mio bene,
Illusion non è, vivo ti vedo,
Dì, mi perdoni? a piedi tuoi...

MATILDE
Che speri?
Ch'io stenda la mia mano
A un crudele, a un feroce, a un uom che sogna
Sempre stragi e furor? Se tua mi vuoi,
Apri il tuo cuore alla bontà . Raimondo
Stringi al tuo seno.

CORRADINO
E poi?

MATILDE
Prima ubbidisci.

CORRADINO
Eterna pace io giuro.
Matilde. Ebben?

MATILDE
Son tua, son tua per sempre.
Grazie, caro Edoardo:
Medico, abbiamo vinto; per le nozze
(a Isidoro)
Da te voglio un Sonetto. Ah! manca solo
A tanti miei trofei, che la Contessa
Viva mi veda, e intanto in voi, signore,
L'affanno terminò, trionfa amore.
Ami alfine? e chi non ama?
Ama l'aura, l'onda, il fiore!
Se di te trionfa amore,
Non ti devi vergognar.
Agli affanni suoi segreti
Son soggetti anche i guerrieri;
Senz'amor alcun non speri
Sempre in calma respirar.

EDOARDO, CORRADINO, GINARDO,
ALIPRANDO, RAIMONDO
Anzi è verissimo.

ISIDORO
Ancor io dovetti amar,
E sett'anni singhiozzar
Che fu cosa da crepar.

CORO
Dunque al Castel talora
Verrem con voi signora,
E niun ci scaccerà .
Eguale avete l'anima
Del volto alla beltà .

MATILDE
Tace la tromba altera,
Spira tranquillità .
Amor la sua bandiera
Intorno spiegherà :
Femmine mie guardate,
L'ho fatto delirar!
Femmine, siamo nate
Per vincere e regnar.

CORO
Le femmine son nate
Per vincere e regnar.




F I N E