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Attila Libretto

Opera in un Prologo e tre Atti


Personaggi:
ATTILA (basso)
EZIO (baritono)
ODABELLA (soprano)
FORESTO (tenore)
ULDINO (tenore)
LEONE (basso)

N° 1 - Preludio

PROLOGO
Piazza di Aquileja

La notte vicina al termine è rischiarata da una grande
quantità di torcie. Tutta all'intorno è miserando cumulo
di rovine. Qua e là vedesi ancora tratto sollevarsi
qualche fiamma, residuo di un orribile incendio di
quattro giorni.

La scena è ingombra di Unni, Eruli, Ostrogoti, ecc.

CORO (Unni, Eruli, Ostrogoti)
Urli, rapine,
Gemiti, sangue, stupri, rovine,
E stragi e fuoco
D'Attila è gioco.
Oh lauta mensa,
Che a noi sì ricco suol dispensa!
Wodan non falla,
Ecco il Valalla!...
T'apri agli eroi...
Terra beata, tu se' per noi.
Attila viva;...
Ei la scopriva!
a poco a poco Attila s'avanza col seguito
Il re s'avanza,
Wodan lo cinge di sua possanza.
tutti si prostrano. Attila viene condotto sopra un carro
tirato dagli Schiavi

Eccoci a terra,
Dio della guerra!...

ATTILA
scende dal carro
Eroi, levatevi!
Stia nella polvere
Chi vinto muor.
Qui!... circondatemi;
L'inno diffondasi
Del vincitor.
I figli d'Attila vengono e vincono
A un colpo sol.
Non è sì rapido solco di fulmine,
D'aquila il vol.
va a sedersi sopra un trono di lance e scudi

CORO
Viva il re dalle mille foreste
Di Wodano ministro e profeta;
La sua spada è sanguigna cometa,
La sua voce è di cielo tuonar.
Nel fragore di cento tempeste
Vien lanciando dagl'occhi battaglia;
Contro i chiovi dell'aspra sua maglia
Come in rupe si frangon gli acciar.
entrano Uldino, Odabella, e Vergini d'Aquileja


Scena e Cavatina Odobella

ATTILA
scendendo dal trono
Di vergini straniere
Oh quale stuol vegg'io?
Contro il divieto mio
Chi di salvarle osò?

ULDINO
Al Re degno tributo ei mi sembrò.
Mirabili guerriere
Difesero i fratelli...

ATTILA
Che sento?... a donne imbelli
Chi mai spirò valor?

ODABELLA
con energia
Santo di patria indefinito amor!

Allor che i forti corrono
Come leoni al brando
Stan le tue donne, o barbaro,
Sui carri lagrimando;
Ma noi, donne italiche,
Cinte di ferro il seno,
Sul fumido terreno
Sempre vedrai pugnar.

ATTILA
Bella è quell'ira, o vergine,
Nel scintillante sguardo;
Attila i prodi venera,
Abbomina il codardo...
O valorosa, chiedimi
Grazia che più t'aggrada.

ODABELLA
Fammi ridar la spada!...

ATTILA
La mia ti cingi!...

ODABELLA
(Oh acciar!!)
Da te questo or m'è concesso,
O giustizia alta, divina!
L'odio armasti dell'oppresso
Coll'acciar dell'oppressor.
Empia lama, l'indovina
Per qual petto è tua punta?
Di vendetta l'ora è giunta...
Fu segnata dal Signor.

ATTILA
da sè
(Qual nell'alma, che struggere anela,
Nuovo senso discende improvviso?

Quell'ardire e quel nobile viso
Dolcemente mi fiedono il cor!)

ULDINO E CORO
Viva il Re che alla terra rivela
Di quai raggi Wodano il circonda!
Se flagella è torrente che innonda;
È rugiada se premia il valor.

Odabella e donne partono


Duetto

ATTILA
Uldino, a me dinanzi
L'inviato di Roma ora si guidi...
Uldino parte
Frenatevi, miei fidi,
Udir si dee,
Ma in Campidoglio poi
Risposta avrà da noi.
entrano Ezio ed ufficiali romani

EZIO
Attila!

ATTILA
Oh il nobil messo!
Ezio!... tu qui? fia vero!
Ravvisi ognuno in esso
L'altissimo guerriero
Degno nemico d'Atilla,
Scudo di Roma e vanto...

EZIO
Attila, a te soltanto
Ora chied'io parlar.

ATTILA
Ite!
escono tutti
La destra porgimi...
Non già di pace
Spero tuoi detti...

EZIO
L'orbe intero...
Ezio in tua man vuol dar.

Tardo per gli anni, e tremulo,
È il regnator d'Oriente;
Siede un imbelle giovine
Sul trono d'Occidente;
Tutto sarà disperso
Ouand'io m'unisca a te...
Avrai tu l'universo,
Resti l'Italia a me.

ATTILA
Dove l'eroe più valido
È traditor, spergiuro,
Ivi perduto è il popolo,
E l'aer stesso impuro;
Ivi impotente è il Dio,
Ivi è codardo il Re...
Là col flagello mio
Rechi Wodan la fè!

EZIO
Ma se fraterno vincolo
Stringer non vuoi tu meco,
Ezio ritorna ad essere
Di Roma ambasciator.
Dell'Imperante Cesare
Ora il voler ti reco...

ATTILA
È van! Chi frena or l'impeto
Del nembo struggitor?
È van! è van!

Vanitosi!... che abbietti e dormenti
Pur del mondo tenete la possa,
Sovra monti di polvere ed ossa
Il mio baldo corsier volerà.
Spanderò la rea cenere ai venti
Delle vostre superbe città.

EZIO
Fin che d'Ezio rimane la spada,
Starà,saldo il gran nome romano:
Di Chalons lo provasti sul piano
Quando a fuga taperse il sentier.
Tu conduci l'eguale masnada,
Io comando gli stessi guerrier.
partono entrambi da opposte parti


Rio-Alto nelle Lagune Adriatiche.

Qua e là sopra palafitte sorgono alcune capanne,
comunicanti fra loro per le lunghe asse sorrette
da barche. Sul davanti sorge in simile guisa un altare
di sassidedicato a San Giacomo. Più in là scorgesi una
campana appesa ad un casotto di legno, che fu poi il
campanile di San Giacomo. Le tenebre vanno diradandosi fra le nubitempestose; quindi a poco a poco una rosea luce, sino a che (sul finir della
scena) il subito raggio del sole innondando per tutto,
riabbella il firmamento del piùsereno e limpido azzurro. Il tocco lento della campana saluta il mattino.



Scena e Cavatina Foresto

Alcuni Eremiti escono dalle capanne e s'avviano
all'altare


CORO DI EREMITI
Qual notte!
Ancor fremono l'onde al fiero
Turbo, che Dio d'un soffio suscitò.

Lode al Signor! L'altero elemento
Ei sconvolse ed acquetò.

Sia torbida o tranquilla la natura,
D'eterna pace Ei nutre i nostri cor.
L'alito del mattin già l'aure appura.
Preghiam! preghiam!
Lode al Creator!

VOCI INTERNE
Lode al Creator!

EREMITI
Ouai voci!... Oh tutto
Di navicelle coperto è il flutto!...

Dalle navicelle, che approdano a poco a poco, escono
Foresto, donne, uomini e fanciulli d'Aquileja, ecc.


Son d'Aquileja! Certo al furor
Scampan dell'Unno.

POPOLO DAQUILEJA
Lode al Creator!

FORESTO
Qui, qui sostiamo!
Propizio augurio
N'è questa croce, n'è quest'altar.
Ognun d'intorno levi un tugurio
Fra quest'incanto di cielo e mar.

POPOLO D'AQUILEJA
Lode a Foresto! tu Duce nostro,
Scudo, salvezza n'eri tu sol...

FORESTO
Oh! ma Odabella!...
Preda è del mostro,
Serbata al pianto, serbata al duol.

Ella in poter del barbaro!
Fra le sue schiave avvinta!
Ahi... che men crudo all'anima
Fora il saperti estinta!
Io ti vedrei fra gl'angelì
Almen ne' sogni allora,
E invocherei l'aurora
Dell'immortal mio dì.

POPOLO D'AQUILEJA
Spera!... l'ardita vergine
Forse al crudel sfuggì.

CORO
Cessato alfine il turbine,
Più il sole brillerà.

FORESTO
Sempre il sospir dell'esule,
Sempre la patria avrà.

Cara patria, già madre e reina
Di possenti magnanimi figli,
Or macerie, deserto, ruina,
Su cui regna silenzio e squallor;
Ma dall'alghe di questi marosi,
Qual risorta fenice novella,
Rivivrai più superba, più bella
Della terra, dell'onde stupor!

CORO
Dall'alghe di questi marosi,
Qual risorta fenice novella,
Rivivrai più superba, più bella
Della terra, dell'onde stupor!

ATTO PRIMO
Bosco presso il campo d'Attila

È notte; nel vicino ruscello bulicano i raggi della luna

Romanza

ODABELLA
Liberamente or piangi...
Sfrenati, o cor.
La queta ora, in che posa
Han pur le tigri, io sola
Scorro di loco in loco.
Eppur sempre quest'ora
Attendo e invoco.

Oh! nel fuggente nuvolo
Non sei tu, padre, impresso?...
Cielo!.., ha mutato immagine!...
Il mio Foresto è desso.

Sospendi, o rivo, il murmure,
Aura, non più fremir...
Ch'io degli amati spiriti
Possa la voce udir.

Duetto

ODABELLA
Qual suon di passi!
Viene Foresto, in costume barbaro

FORESTO
Donna!

ODABELLA
Gran Dio!! ...

FORESTO
Ti colgo alfine!

ODABELLA
Sì... la sua voce!
Tu... tu! Foresto? tu, l'amor mio?
Foresto, io manco!... m'affoga il cor!
Tu mi respingi? tu! sì feroce?

FORESTO
Nè a me dinanzi provi terror?

ODABELLA
riscuotendosi
Ciel!... che dicesti?

FORESTO
T'intingi invano:
Tutto conosco, tutto spiai!
Per te d'amore, furente, insano
Sprezzai perigli, giunto son qui!
Qual io ti trovi, barbara, il sai...

ODABELLA
Tu?... tu, Foresto, parli così?

FORESTO
Sì, quello io son, ravvisami,
Che tu tradisti, infida:
Qui fra le tazze e i cantici
Sorridi all'omicida...
E la tua patria in cenere
Pur non ti cade in mente...
Del padre tuo morente
L'angoscia e lo squallor.

ODABELLA
Col tuo pugnal feriscimi...
Non col tuo dir, Foresto;
Non maledir la misera...
Crudele inganno è questo!
Padre, ben puoi tu leggere
Dentro il mio sen dal cielo...
Oh! digli tu se anelo
D'alta vendetta in cor.

FORESTO
Va! racconta al sacrilego infame,
Ch'io sol resto a sbramar la sua fame.

ODABELLA
Deh!... pel cielo, pei nostri parenti,
Deh! m'ascolta, o m'uccidi, crudele!

FORESTO
Che vuoi dirmi?

ODABELLA
Foresto, rammenti
Di Giuditta che salva Israele?
Da quel dì che ti pianse caduto
Con suo padre sul campo di gloria,
Rinnovar di Giuditta l'istoria
Odabella giurava al Signor.

FORESTO
Dio!.., che intendo!

ODABELLA
La spada del mostro
Vedi, è questa! il Signor l'ha voluto!

FORESTO
Odabella, a'tuoi piedi mi prostro...

ODABELLA
Al mio seno! s'addoppia il valor!

FORESTO e ODABELLA
Oh t'innebria nell'amplesso,
Gioia immensa, indefinita!
Nell'istante a noi concesso
Si disperde il corso duol!
Ah! qui si effonde in una sola
Di due miseri la vita...
Noi ravviva, noi consola
Una speme, un voto sol.


Tenda d'Attila

Sopra il suolo, coperto da una pelle di tigre, e disteso
Uldino che dorme. In fondo alla sinistra, per mezzo di
una cortina sollevata a mezzo, la quale forma come una stanza appartata, scorgesi Attila in preda al sonno sopraletto orientale assai basso, e coperto egualmente do pelli di tigre


Aria

ATTILA
balzando esterrefatto
Uldino! Uldin!

ULDINO
Mio Re!

ATTILA
Non hai veduto?

ULDINO
Che mai?

ATTILA
Tu non udisti?

ULDINO
Io? nulla.

ATTILA
Eppur feroce
Qui s'aggirava. Ei mi parlò...
Sua voce
Parea vento in caverna!

ULDINO
Oh Re, d'intorno
Tutto è silenzio.., della vigil scolta
Batte soltanto il piè.

ATTILA
Mio fido, ascolta!
Mentre gonfiarsi l'anima
Parea dinanzi a Roma,
M'apparve immane un veglio,
Che m'afferrò la chioma...
Il senso ebb'io travolto,
La man gelò sul brando;
Ei mi sorrise in volto,
E tal mi fe' commando:
Di flagellar l'incarco
Contro i mortali hai sol.
T'arretra!... or chiuso è il varco;
Questo de' Numi è il suol!
In me tai detti suonano
Cupi, fatali ancor,
E l'alma in petto ad Attila
S'agghiaccia pel terror.

ULDINO
Raccapriccio! E che far pensi?

ATTILA
riaccendendosi
Or son liberi i miei sensi!
Ho rossor del mio spavento.
Chiama i druidi, i duci, i re.
Già più rapido del vento,
Roma iniqua, volo a te.
Uldino esce
Oltre quel limite
T'attendo, o spettro!
Vietarlo ad Attila
Chi mai potrà?
Vedrai se pavido
lo là m'arretro,
Se alfin me vindice
Il mondo avrà.


Finale

entrano in scena Uldino, Duci e Re

CORO
Parla, imponi.

ATTILA
L'ardite mie schiere
Sorgan tutte alle trombe guerriere,
È Wodan che a gloria v'appella:
Moviam tosto.

CORO
Sia gloria a Wodan.
Allo squillo, che al sangue ne invita,
Pronti ognora i tuoi fidi saran.
Sia gloria a Wodan.

VERGINI e FANCIULLI
interno e lontano
Vieni, le menti visita,
O spirto creator...

ATTILA
Che fia!

VERGINI e FANCIULLI
Dalla tua fronte piovere
Fanne il vital tesor.

ATTILA
Non questo è l'eco
Delle mie trombe! Aprite, olà!...


Il campo dAttila

dalla collina infondo vedesi avanzare, preceduta da
Leone e da sei Anziani, processionalmente una
schieradi Vergini e Fanciulli in bianche vesti recanti
palme.
La scena è ingombra dalle schiere d'Attila in armi. Fra lamoltitudine appare Foresta con visiera calata, Odabella e Detti


ULDINO e CORO
Chi viene?

VERGINI e FANCIULLI
avanzandosi
I guasti sensi illumina,
Spirane amore in sen.
L'oste debella e spandasi
Di pace il bel seren.

ATTILA
commovendosi a poco a poco
Uldino! è quello il bieco fantasma!...
Il vo' sfidar... Chi mi trattiene?

LEONE
Di flagellar l'incarco
Contro i mortali hai sol.
T'arretra!... or chiuso è il varco;
Questo de' numi è il suol.

ATTILA
Gran Dio! le note istesse
Che la tremenda vision m'impresse.
leva la testa al cielo sopraffatto da subito terrore
No!... non è sogno ch'or l'alma invade!
Son due giganti che investon l'etra...

Fiamme son gl'occhi, fiamme le spade...
Le ardenti punte giungono a me.

Ah!... Spirti, fermate.
Qui l'uom s'arretra;
Dinanzi ai numi prostrasi il Re!

ULDINO
Sordo ai lamenti pur de' fratelli,
Vago di sangue, di pugne solo:
La flebil voce di pochi imbelli
Qual nuovo senso suscita in me?

Qual possa è questa! Prostrato al suolo
La prima volta degli Unni il Re!

LEONE, ODABELLA, FORESTO e VERGINI
Oh, dell'Eterno mira virtute!
Da un pastorello vinto è Golìa,
Da umil fanciulla l'uomo ha salute,
Da gente ignota sparsa è la fè...
Dinanzi a turba devota e pia
Ora degli empi s'arretra il Re!

ATTO SECONDO
Campo d'Ezio

Scorgesi lontana la grande città dei sette colli

Aria

EZIO
tenendo in mano un papiro spiegata e mostrando dispetto
Tregua è cogl'Unni.
A Roma, Ezio, tosto ritorna...
A te l'impone Valentinion.
L'impone!... e in cotal modo,
Coronato fanciut, me tu richiami?...
Or, or, più che del barbaro
Le mie schiere paventi!
Un prode guerrier canuto
piegherà mai sempre
Dinanzi a imbelle, a concubino servo?
Ben io verrò.., ma qual s'addice al forte,
Il cui poter supremo
La patria leverà da tanto estremo!

Dagl'immortali vertici
Belli di gloria, un giorno,
L'ombre degli avi, ah sorgano:
Solo un istante intorno!
Di là vittrice l'aquila
Per l'orbe il vol spiegò... ah!
Roma nel vil cadavere
Chi ravvisare or può?

Chi vien?

preceduta da alcuni saldati romani presentasi uno stuolo di schiavi d'Attila

CORO
Salute ad Ezio,
Attila invia per noi.
Brama che a lui convengano
Ezio, ed i primi suoi.

EZIO
Ite! noi tosto al campo verrem.
i Saldati partono, una è rimastoa: egli è Foresto
Che brami tu?

FORESTO
Ezio, al comune scampo
Manca la tua virtù.

EZIO
sorpreso
Che intendi?... Oh chi tu sei?

FORESTO
Ora saperlo è vano;
Il barbaro profano
Oggi vedrai morir.

EZIO
Che narri?

FORESTO
Allor tu dei
L'opera mia compir.

EZIO
Come?

FORESTO
Ad un cenno pronte
Stian le romane schiere;
Quando vedrai dal monte
Un fuoco lampeggiar,
Prorompano, quai fiere,
Sullo smarrito branco!
Or va...

EZIO
Dite non manco,
Saprò vedere, e oprar.
Foresta parte rapidamente
È gettata la mia sorte,
Pronto sono ad ogni guerra;
S'io cadrò, cadrò da forte,
E il mio nome resterà.
Non vedrò l'amata terra
Svenir lenta e farsi a brano...
Sopra l'ultimo romano
Tutta Italia piangerà.


Campo d'Attila come nell'atto primo, apprestato a solenne convito

La notte è vivamente rischiarata da cento fiamme che
irrompono da grossi tronchi di quercia preparati all'uopo. Unni, Ostrogoti, Eruli, ecc.Mentre i guerrieri
cantano, Attila, seguita dai Druidi, dalle Sacerdotesse, dai Duci e Re, va ad assidersi al posto, Odabella gli è presso in costume d'Amazzone.


Finale Secondo

UNNI ED OSTROGOTI
Del ciel l'immensa volta,
Terra, ai nemici tolta,
Ed aer che fiammeggia
Son d'Attila la reggia.
La gioia delle conche
Or si diffonda intorno;
Di membra e teste tronche
Godremo al nuovo giorno!
una squillo di tromba annuncia l'arriva degli
ufficialiromani preceduti da Uldino


ATTILA
alzandosi
Ezio, ben vieni! Della tregua nostra
Fia suggello il convito.

EZIO
Attila, grande in guerra sei,
Più generoso ancora
Con ospite nemico.

DRUIDI
si avvicinano ad Attila e gli dicano sottovoce
O Re; fatale è
Seder collo stranio.

ATTILA
E che?

DRUIDI
Nel cielo
Vedi adunarsi i nembi
Di sangue tinti... Di sinistri augelli
Misto all'infausto grido
Dalle montagne urlò lo spirto infido!

ATTILA
Via, profeti del mal!

DRUID!
Wodan ti guardi.

ATTILA
alle Sacerdotesse
Sacre figlie degli Unni,
Percuotete le cetre, e si diffonda
Delle mie feste la canzon gioconda.
tutti si assidano. Le
Sacerdotesse, schieratesi nel mezzo, alzano il seguente canto


SACERDOTESSE
Chi dona luce al cor?...
Di stella alcuna
Dal cielo il vago tremolar non pende;
Chi dona luce al cor?..
Non raggio amico di ridente luna
Alla percossa fantasia risplende...
Ma fischia il vento, rumoreggia il tuono,
Sol dan le corde della tromba il suono.
un improvviso e rapido soffio procelloso spegne gran
parte delle fiamme. Tutti si alzano per natural moto di
terrore. Silenzio e tristezza generale. Foresta è corso ad Odabella, Ezio s'è avvicinato ad Attila.


TUTTI
Ah!

CORO
Lo spirto de' monti
Ne rugge alle fronti,
Le quercie fumanti
Sua mano coprì...
Terrore, mistero
Sull'anima ha impero...
Stuol d'ombre vaganti
Nel buio apparì.

EZIO
ad Attila
Rammenta i miei patti,
Con Ezio combatti;
Del vecchio guerriero
La mano non sprezzar.
Decidi. Fra poco
Non fora più loco.
(Del barbaro altiero
Già l'astro dispar.)

FORESTO
ad Odabella
O sposa, t'allieta,
È giunta la meta,
De'padri lo scempio
Vendetta otterrà.
La tazza là mira
Ministra dell'ira,
Al labbro dell'empio,
Uldin l'offrirà.

ODABELLA
da sè
(Vendetta avrem noi
Per mano de' suoi?...
Non fia ch'egli cada
Pel loro tradir.
Nel giorno segnato
A Dio l'ho giurato
È questa la spada
Che il deve colpir.)

ATTILA
ad Ezio
M'irriti, o Romano...
Sorprendermi è vano:
O credi che il vento
M'infonda terror?
Nei nembi e tempeste
S'allietan mie feste...
(Oh rabbia! non sento
Più d'Attila il cor!)

ULDINO
da sè
(Dell'ora funesta
L'istante s'appresta..
.Uldin paventi?
Breton non sei tu?
O il cor più non t'ange
La patria che piange?
La rea servitù?)

II cielo si rasserena

TUTTI
L'orrenda procella
Qual lampo sparì.
Di calma novella
Il ciel si vestì!

ATTILA
riscuotendosi
Si riaccendan le quercie d'intorno,
gli schiavi eseguiscono il cenno
Si rannodi la danza ed il giuoco...
Sia per tutti festivo tal giorno.
Porgi, Uldino, la conca ospitai.

FORESTO
sottovoce ad Odabella
Perchè tremi?... s'imbianca il tuo volto.

ATTILA
ricevendo la tazza
Libo a te, gran Wodano, che invoco!

ODABELLA
trattenendolo
Re, ti ferma!.., è veleno!...

CORO
Che ascolto!

ATTILA
furibondo
Chi 'I temprava?

ODABELLA
(Oh momento fatal!)

FORESTO
avanzandosi con fermezza
lo.

ATTILA
ravvisandolo
Foresto!

FORESTO
Sì, quel che un giorno
La corona strappò dal tuo crine...

ATTILA
traendo la spada
Ah! In mia mano caduto se' alfine,
Ben io l'ama dal sen ti trarrò.

FORESTO
con scherno
Or t'è lieve...

ATTILA
fermandosi a tai parole
(Oh mia rabbia! oh mio scorno!)

ODABELLA
Re, la preda niun toglier mi può.
Io t'ho salvo.., il delitto svelai...
Da me sol fia punito l'indegno.

ATTILA
compiacendosi del fiero atto
Io tel dono! Ma premio più degno,
Mia fedele, riserbasi a te:
Tu doman salutata verrai
Dalle genti qual sposa del re.
Oh miei prodi! un solo giorno
Chiedo a voi di gioia e canto,
Tuonerà di nuovo intorno
Poscia il vindice flagel.
Ezio, in Roma annuncia intanto
Ch'io de' sogni ho rotto il vel.

ODABELLA
con represso impeto o Foresto
Frena l'ira che t'inganna;
Fuggi, salvati, o fratello.
Me disprezza, me condanna,
Di' che vile, infame io son...
Ma, deh, fuggi... al dì novello
Avrò tutto il tuo perdon.

FORESTO
ad Odabella
Parto sì, per viver solo
Fino al dì della vendetta:
Ma qual pena, ma qual duolo
A tua colpa si può dar?
Del rimorso che t'aspetta
Duri eterno il flagellar.

EZIO
(chi l'arcan svelar potea?
Chi fidarlo a core amante?
Va, ti pasci, va, ti bea
Fatal uom, di voluttà
Ma doman su te festante
Ezio in armi piomberà)

ULDINO
(Io gelar m'intesi il sangue...
Chi tradir poteane omai?
Me dal fulmine, dall'angue,
Tu salvasti, o pro' guerrier...
Ah generoso! E tu m'avrai
Sempre fido al tuo voler.)

CORO
Oh Re possente, il cor riscuoti...
Torna al sangue, torna al fuoco!
Su, punisci, su, percuoti
Questo stuolo di traditor!
Non più scherno, non più giuoco
Noi sarem de' numi lor.

ATTO TERZO
Bosco come nell'atto primo

Il quale divide il campo di Attila da quello di Ezio. È il mattino

Romanza

FORESTO
Qui del convegno è il loco...
Qui dell'orrende nozze
L'ora da Uldino apprenderò...
Nel petto frènati, o sdegno...
A tempo, come scoppiar di tuono,
Proromperò.

ULDINO
Foresto!

FORESTO
Ebben!

ULDINO
Si move
Ora il corteo giulivo,
Che d'Attila alla tenda
Accompagna la sposa.

FORESTO
Oh mio furore!
Uldino, va!... ben sai
Di là della foresta
In armi stanno le romane schiere...
Ezio te attende sol, perchè sull'empio
Piombino tutte.
Uldino parte
Infida!
Il dì che brami è questo:
Vedrai come ritorni a te Foresto!
Che non avrebbe il misero
Per Odabella offerto?
Fino, deh, ciel perdonami,
Fin l'immortal tuo serto.
Perchè sul viso ai perfidi
Diffondi il tuo seren?...
Perchè fai pari agli angeli
Chi sì malvagio ha il sen?


Terzetto

EZIO
viene frettoloso della parte del campo romano
Ce più s'indugia?...attendono
I miei guerrieri il segno...
Promoperan, quai folgori,
tutti sul mostro indegno.

FORESTO ed EZIO
Non un, non un de' barbari
Ai lari tornerà.

CORO
interno
Entra fra i plausi, o vergine,
Schiusa è la tenda a te;
Entra, ed il raggio avvolgati
Dell'esultante re.
Bello è il tuo volto candido,
Qual mattutino albor,...
A dolce spirto è simile
Ora di sol che muor.

FORESTO
Tu l'odi?... è il canto pronubo!...

EZIO
Funereo diverrà.

FORESTO
Ah scellerata!!

EZIO
Frenati.
Lo esige l'alta impresa.

FORESTO
Sposa è Odabella al barbaro!...
A' suoi voler s'è resa!...

EZIO
La tua gelosa smania
Frena per poco ancor.

FORESTO
Tutti d'Averno i demoni
M'agitan mente e cor.

Odabella viene spaventata e fuggente dal campo
barbaro


ODABELLA
dal campo di Attila
Cessa, deh cessa... ah lasciami,
Ombra del padre irata...
Lo vedi?... Io fuggo il talamo...
Sarai... sì... vendicata...

FORESTO
È tardo, o sposa d'Attila,
È tardo il tuo pentir.

EZIO
Il segno... il segno... affrettati,
O ci farem scoprir.

ODABELLA
Tu qui, Foresto?... ascoltami,
Pietà del mio martir.

FORESTO
È tardi.

ODABELLA
Te sol, te sol quest'anima
Ama d'immenso amore,
Credimi, è puro il core,
Sempre ti fui fedel.

FORESTO
Troppo mi seppe illudere
Il tuo mendace detto!!
Ed osi ancor d'affetto
Parlare a me, crudel?

EZIO
Tempo non è di lagrime,
Non di geloso accento;
S'affretti l'alto evento,
Finchè ne arride il ciel.

entro Attila

Finale

ATTILA
ad Odabella
Non involarti, seguimi;
Perchè fuggir chi t'ama?...
Che mai vegg'io?... qui, perfidi,
Veniste a nuova trama?
sottovoce ad Odabella
Tu, rea donna, già schiava,
Or mia sposa;
a Foresto
Tu, fellon, cui la vita ha donata;
ad Ezio
Tu, romano, per Roma salvata,
Congiurate tuttor contro me?...
Scellerati...su voi sanguinosa
Piomberà la vendetta del Re.

ODABELLA
Nella tenda, al tuo letto d'appresso,
Minacciosa e tuttor sanguinante
Di mio padre sta l'ombra gigante...
Trucidato ei cadeva per te!

ATTILA
Rea donna!

FORESTO
Di qual dono beffardo fai vanto?
Tu m'hai patria ed amante rapita;
In abisso d'affanni la vita
Hai, crudele, cangiato per me!

EZIO
Roma hai salva!.., e del mondo lo sdegno,
Che t'impreca superna vendetta?
Ed il sangue che inulto l'aspetta
Non rammenti? Paventane, o re.

ODABELLA
Maledetto sarebbe l'amplesso
Che me sposa rendesse del re.
scaglio lungi da sè la corona

FORESTO
O tiranno.., con morte soltanto
Può frenarsi quest'odio per te.

EZIO
De delitti varcasti già il segno;
L'ira pende del cielo su te.


S'ode internamente il rumore dell'improvviso assalto
al campo d'Attila.


CORO
di dentro
Morte... morte... vendetta!...

ATTILA
Qual suono?

EZIO e FORESTO
Suono è questo che segna tua morte.

I soldati romani entrano precipitosamente in scena.

FORESTO
Traditori!

EZIO e FORESTO
Decisa è la sorte...

Foresto va per trafiggere Attila, ma è prevenuto da Odabella.

ODABELLA
ferrendo Attila
Padre! ah padre, il sagrifico a te.
abbraccia Foresto

ATTILA
morente
E tu pure, Odabella?...
cade

TUTTI
Appien sono vendicati
Dio, popoli e re!!!...